Aumenti salariali per i lavoratori pubblici. Scatta la mobilitazione Fsi Usae

Il sindacato si è opposto all'accordo tra ministero e confederali ed è pronto a reclamare l'allineamento dei salari agli standard del settore privato

Interessati dalla vertenza anche i dipendenti delle scuole.

LECCE - È ufficialmente iniziata la campagna di mobilitazione del sindacato Fsi Usae per rivendicare gli aumenti salariali dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni centrali e locali (in cui vanno comprese anche scuola e sanità) e la sottoscrizione delle relative petizioni.

L’iniziativa si inserisce nel solco della vertenza nazionale per la quale la Federazione chiede il coinvolgimento ed il sostegno di tutti. La miccia che ha fatto scattare la protesta è stato l’accordo sottoscritto tra il ministro al ramo, Marianna Madia e i tre sindacati confederali. Fsi Usae ha giudicato questa intesa “inadeguata” sotto il profilo economico e “scandalosa”, così la sua opposizione all’accordo – considerato alla stregua di un “tradimento dei lavoratori”-  ha spianato la strada alla mobilitazione su scala locale e regionale.

Oggi è iniziata la prima fase della vertenza con la distribuzione del materiale informativo nelle sedi di tutte le amministrazioni pubbliche della provincia. Il secondo passo sarà l’indizione di assemblee dei lavoratori e manifestazioni di protesta su tutto il territorio. Francesco Perrone, segretario di Lecce, ha spiegato che gli interessati “hanno il diritto ad una giusta retribuzione e alla possibilità di recuperare il potere di acquisto delle proprie buste paga”.

Fsi Usae rivendica da subito, con questa tornata contrattuale, il riallineamento degli andamenti retributivi e contrattuali dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni al settore privato; chiede aumenti adeguati e indica una cifra che, al netto degli 80 euro di decontribuzione, si può quantificare in 250 euro medie pro capite.

“L’accordo sottoscritto lo scorso 30 novembre, fra la ministra Madia e Cgil-Cisl–Uil (sottoscritto poi anche dalla Confsal) tradisce gli impegni precedentemente assunti anche dagli stessi soggetti con i protocolli del 2009, non prevede alcun aumento per il periodo 2013-2015 e prevede degli aumenti medi pro-capite di 85 euro per il triennio 2016-2018, accordo che non mi sento di condividere – aggiunge il segretario - . E’ dal 2010 che per i lavoratori delle pubbliche amministrazioni è in vigore il blocco delle retribuzioni (stabilito con il decreto legge 78 del 2010) ma, nel frattempo, è intervenuta la sentenza della Corte costituzionale numero 178 del 2015 che ha dichiarato la riaperture dei contratti a partire dal mese di luglio 2015”.

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“Nello stesso periodo – avverte il sindacalista -  i grandi contratti di categoria del settore privato sono già stati rinnovati almeno due volte: prima per il triennio 2010-2012 e poi per quello 2013-2015 con degli aumenti che si aggirano rispettivamente sui 100 e sui 130 euro. E sono contratti che sono stati firmati dai tre sindacati confederali. Questa vertenza pertanto sarà pure utopica per la scarsità delle risorse messe a disposizione dal governo ma non certamente demagogica. Anche perché, mentre per i suoi lavoratori piange miseria, quando si è trattato di andare incontro alle banche questo governo ha messo sul piatto 20 miliardi di euro senza fiatare e senza battere ciglia”.

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