Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Le lesioni e la morte prima di un intervento di un avvocato: un mistero doppio

Oggi s'è svolta l'autopsia sul corpo di Francesco Epifani, deceduto a 76 anni dopo un intervento che risale a martedì. Ma il ricovero è di sabato, a causa di un episodio la cui natura ancora non è stata accertata: caduta accidentale, aggressione o incidente? Indagini in corso

LECCE – E’ una vicenda molto complessa quella che ruota attorno alla morte dell’avvocato Francesco Epifani, di Lecce. Il decesso, a 76 anni, è avvenuto nell’ospedale “Vito Fazzi”, dove doveva essere sottoposto martedì scorso a un intervento chirurgico. Ma non ha fatto a tempo perché è spirato poco prima di andare in sala operatoria .La vicenda, però, si può suddividere in due distinti capitoli a loro modo integrati eppure distinti.

Da un lato, infatti, vi è l’episodio ancora avvolto da un alone mistero, riferibile ad alcune ferite. Alcune, graffi al volto, erano immediatamente evidenti. Ma c’erano altre lesioni importanti, fra cui in particolare spiccava una frattura alla spalla, un'emorragia toracia e una piccola emorragia cerebrlae. Tutto questo sarebbe avvenuto in un podere di campagna della famiglia, che sorge lungo la strada secondaria che collega Lecce a San Cataldo, nei pressi dell'aeroporto "Lepore", quindi non lontano dalla marina.

Dall’altro, vi è l’ipotesi di un ritardo nell’intervenire sul paziente, stando almeno a quanto teme la famiglia, che per questo motivo ha presentato segnalazioni mirate. La prima volta a fare chiarezza su quanto accaduto nel momento in cui l’avvocato s’è procurato le ferite (una banale caduta? Un’aggressione mirata? Un investimento?), la seconda per comprendere se la morte si sarebbe potuta evitare, qualora vi fosse stata una più celere presa in consegna del caso.

Infatti, se quello che al momento è classificato ancora come un incidente per cause ignote risale alla giornata di sabato 4 luglio, con trasporto in ospedale nel pomeriggio di quello stesso giorno, come detto l'interveto è stato deciso solo in seguito, la mattina di martedì 8. Ma non c’è stato nulla da fare. Non è nemmeno arrivato in sala operatoria. E allora, due i fronti: c’è la mano di qualcuno, dolosa o anche solo colposa, nelle ferite? E c’è stata, dopo, una colpa medica?

Gli interessi della famiglia Epifani sono curati dall’avvocato Anna Grazia Maraschio, che ha presentato l’esposto in Procura. Il pm Maria Rosaria Micucci ha così disposto l’autopsia per far luce sulla morte, affidando l’incarico al medico legale Roberto Vaglio. Questi è stato affiancato dal perito di parte, lo specialista Alessandro Dell’Erba di Bari. Nel frattempo, la squadra mobile sta svolgendo alcuni approfondimenti sull’origine della vicenda. Insomma, ci si muove su due fronti.

Secondo le prime ricostruzioni, è stata la moglie a soccorrere il professionista 76enne. Entrambi si trovavano nella tenuta lungo la via di Fondone, ma in punti diversi, ragion per cui agli inquirenti ha spiegato di non ha visto nulla. Ma qui nasce anche il mistero. Se in prima battuta, infatti, lo stesso Epifani le avrebbe genericamente riferito di una caduta in campagna da un albero, in seguito l’uomo avrebbe aggiunto altri particolari, più dettagliati, che sono ora al vaglio degli investigatori. Fra questi, l'anomala presenza di un furgone bianco con alcune persone.

Condotto in una seconda abitazione, sempre nelle vicinanze di San Cataldo, in seguito, con l’arrivo dei due figli, s’è deciso per il trasporto con il 118 in ospedale. Dopo il ricovero, quindi (prima in Neurologia, poi in Ortopedia), l’intervento chirurgico atteso per martedì e, purtroppo, la morte, forse inaspettata per tutti. Come atto dovuto sono stati indagati quattro sanitari del nosocomio del capoluogo.

L’autopsia s’è svolta nella tarda mattinata e al momento nessuno si sbilancia sulle cause delle lesioni e del decesso, che però sembrerebbero compatibili con una caduta dall'alto. Da prassi, sono stati effettuati anche prelievi di campioni istologici. Il pm ha disposto che la consulenza debba essere depositata entro sessanta giorni.

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