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Cronaca

Ragazza suicida, si scava in cerca di riscontri sulla possibilità di abusi sessuali

Una pagina d'addio scritta a mano e un documento del pronto soccorso, non seguito però da visite che attestino la violenza, sono i punti di partenza, insieme con le testimonianze di chi avrebbe raccolto confidenze

LECCE – Due punti di partenza, ma anche tanti lati oscuri. Sulla morte della studentessa francese arrivata a Lecce con il progetto Erasmus, 21 anni compiuti nel marzo scorso, l’indagine della squadra mobile deve essere tutt’altro che lineare.

I punti di partenza sono la pagina manoscritta sull’agenda trovata in camera, in cui la ragazza saluta la famiglia prima di togliersi la vita, e quel referto del pronto soccorso che può considerarsi un atto d’accusa a metà, dato che riporta ciò che lei avrebbe riferito al momento dell’accesso, ma che non è stato poi seguito dalle analisi e dalle visite di rito che avrebbero potuto certificare in modo solido e incontrovertibile un abuso subito.

La data dell’accesso in ospedale è del 19 ottobre, ma è come se la 21enne, quel giorno stesso, abbia fatto un deciso passo indietro dopo aver avuto comunque il coraggio di compiere il primo. E non arrivando, quindi, a seguire tutto il percorso necessario per avere un sostegno medico e psicologico, né potendo così consentire l’apertura immediata di una fase investigativa. Dovrà essere stata sopraffatta da emozioni contrastanti e l’estrema lontananza da casa, la mancanza del conforto della famiglia e dell’abbraccio degli amici di sempre, quelli con cui era cresciuta, avranno amplificato il senso di solitudine davanti a una simile enormità.

Della difficoltà ad accettare cosa le fosse accaduto, senza però specificarlo in modo chiaro, e di quella nel rimanere sola, ha lasciato traccia nella pagina scritta a mano, rimasta in bella mostra nella sua stanza insieme a quell’atto del pronto soccorso. Potrebbe essere suggestione, certo, ma la sensazione è che la ragazza abbia voluto dare un input immediato, senza dover nemmeno rovistare in giro, a coloro che sarebbero entrati in quella camera dopo la sua morte. E doveva saperlo perfettamente che fra questi vi sarebbe stata anche qualche forza dell’ordine. Tuttavia, non è indicato un “colpevole”. Quello che manca, per iscritto, è proprio il nome del presunto autore di una violenza sessuale che, per ora, resta un racconto, un sospetto.

Un racconto, appunto, fatto alle amiche che aveva trovato da quando era arrivata a Lecce, a settembre. Confidenze di quanto avrebbe subito, forse anche un nome espresso a voce sul quale si dovranno concentrare le indagini. Di sicuro, vi è stata una discesa nell’abisso, uno sprofondamento consumatasi in appena cinque giorni. Sembra, peraltro, che la ragazza avesse iniziato a comportarsi in modi che non le appartenevano, per esempio bevendo alcolici, fino a quel momento cosa a lei del tutto estranea. Segnali di un disagio ben visibile, ma che forse non lasciavano sul serio presagire la decisione di arrivare a strapparsi la vita.

E invece, è quello che a un certo punto hanno iniziato sul serio a sospettare domenica scorso coloro che qui a Lecce la ragazza frequentava. Il 22 ottobre, fin dalla mattina, nessuna risposta. “Starà dormendo”, sarà stato il pensiero dominante, ma ancora a pomeriggio inoltrato non c’era alcun segnale, nemmeno sui social, e di sera, verso le 20, si è deciso di verificare di persona. Ma, bussando, ancora silenzio. Così, la chiamata ai numeri d’emergenza e fra i primi ad arrivare sono stati i vigili del fuoco. Ma non hanno dovuto sfondare la porta della sua stanza. Ci avevano già pensato gli amici, tra cui anche il coinquilino che ha poi allertato il 113: non si poteva attendere oltre. Lei era morta, soffocandosi con un laccio assicurato all’anta dell’armadio.

Il fascicolo d’indagine, per istigazione al suicidio, è in mano al pubblico ministero Rosaria Petrolo che conferirà l’incarico per un’autopsia. Sono state già ascoltate diverse persone che hanno frequentato la ragazza in questo periodo, fra cui un giovane della provincia di Brindisi. Ma, forse, solo la perizia del medico legale Alberto Tortorella fornirà le prime, solide risposte, oltre a telefono e personal computer che sono stati reperiti ieri, nel corso di un sopralluogo della scientifica in via Pappacoda, nel rione San Pio, dove la 21enne risiedeva. Eventuali messaggi e telefonate potrebbero rappresentare una traccia importante da seguire.

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