Cronaca Rudiae / Via Giustino De Iacobis

Identificato il giovane morto: era un 25enne. Ma il mistero rimane

Si chiamava Giovanni Ruggiero ed era di San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, il giovane trovato senza vita in via De Jacobis. Riconosciuto per alcuni precedenti penali, tramite il sistema Afis. Giovedì l'autopsia

 

LECCE – Si chiamava Giovanni Ruggiero, era nato il 2 febbraio del 1986. Viveva a San Vito dei Normanni, ma è stato trovato morto ai margini del rione San Pio di Lecce. Come vi sia arrivato, se fosse da solo o in compagnia nei momenti più drammatici, se avesse un’auto o un altro mezzo, ancora non si sa. I carabinieri del comando provinciale di Lecce, per ora, sono solo riusciti a dare un nome ed un volto al corpo trovato riverso sul marciapiede, nel tratto finale di  via Giustino de Iacobis, nella zona della chiesa di Santa Maria dell'Idria, accanto ad un muretto che delimita la strada dal passaggio dei binari ferroviari, la mattina di domenica, dopo una segnalazione. Una prima parte del mistero è dunque svelata. Restano, però, ancora tanti i lati oscuri.

Nuove risposte potrebbero arrivare giovedì prossimo, quando il medico legale Roberto Vaglio eseguirà l’autopsia, presso la camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Questa mattina il sostituto procuratore Emilio Arnesano ha formalmente conferito l’incarico al consulente. Si dovranno chiarire quali siano le cause del decesso. Uno dei sospetti è che Ruggiero possa essere stato vittima di un’overdose, ma ancora non vi sono certezze.

Un altro aspetto riguarda l’ora esatta della morte. Dall’ispezione esterna del cadavere, gli stessi investigatori dell’Arma sono propensi a credere che il giovane possa essere deceduto circa 48 ore prima del ritrovamento. Vi sono particolari segni, come il gonfiore del corpo e lo stato di decomposizione, che rappresentano validi indicatori per fissare una scansione temporale di massima.

Il 25enne non era nell’elenco delle persone scomparse da ricercare. La famiglia non aveva ancora sporto denuncia per allontanamento. Per riconoscerlo, in attesa che siano domattina gli stessi parenti più stretti a recarsi al “Fazzi” (una formalità necessaria), i carabinieri hanno prelevato le impronte digitali. Ed è emerso che il giovane, nel 2004, era stato indagato per reati riguardanti gli stupefacenti e altri. La comparazione nel sistema Afis ha dunque permesso di dargli un nome. Addosso al corpo non sono stati trovati evidenti segni di violenza. Nelle tasche, nessun documento d’identità. E il giallo, anche ora che si conosce la sua identità, rimane. 

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