Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca Via Federico D'Aragona

Movida e turismo danno un calcio alla crisi. Ma il food rischia una colossale implosione

Gestori che si lamentano per una stagione andata male. Altri, tanti, che metterebbero la firma per ripetere una estate così generosa. Ma la grossa affluenza turistica avrebbe reso sempre più labili i confini tra le categorie commerciali e si rischia il caos

LECCE – Il 30 per cento in più di turisti in città rispetto allo scorso anno. Il 30 per cento di coperti e consumazioni in più nella "babele" dei locali del food e dei pub avvinghiati tra le stradine del centro storico di Lecce. Dati e umori che sembrerebbero dare un calcio alla crisi. E uno non ne comprende il motivo. Tant’è. 

Eppure ci sono gestori che si lamentano per una stagione andata male. Altri, tanti, che metterebbero la firma per ripetere una estate così generosa. Vai a capire. E allora non resta che leggere sotto traccia, o almeno tentare, per dare una spiegazione a pareri così contraddittori nell’arena del commercio locale che conta a “Lecce centro” -così è classificata la zona in questione dal settore Attività produttive del comune salentino - ,113 tra bar, pub, e vinerie e 76 ristoranti.

E se la grossa affluenza turistica e quindi la domanda da soddisfare a tutti i costi avrebbe reso sempre più labili i confini tra le categorie definite A (bar, pub, vinerie) e B (ristoranti), su un elemento concordano quasi tutti i commercianti, sia quelli che gongolano che quelli meno soddisfatti: la richiesta di un maggior rispetto delle regole. Quindi, più controlli da parte degli organi preposti. Perché, se non si fa definitivamente chiarezza su chi sono i ristoratori, i titolari di pub e di bar, chi gli artigiani del food, chi i gestori di minimarket aperti fino a notte fonda, sui diritti e doveri degli uni e degli altri, il tutto circoscritto dentro una città che al turista in partenza lascia una elevata customer satisfaction (soddisfazione del cliente, ndr), come dicono i cervelli del marketing, beh, allora il rischio di una implosione potrebbe essere dietro l’angolo.  

Si lamentano alcuni gestori di pub e bar dove, alla fine, ci vai solo per bere e ascoltare musica, dj set o live che sia. E che non possono accettare di perdere potenziali clienti - malgrado i loro sforzi per trattenerli con l’offerta di prodotti di qualità e servizi - sorseggiare per strada birre acquistate a prezzi stracciati al market  dietro l’angolo. Per quanto riguarda la ristorazione, poi, le cose non stanno molto diversamente, pare di capire. I vacanzieri quest’estate hanno ingerito di tutto, come cavallette. Sedie e tavolini fino a ridosso delle chiese, vicino alle abitazioni: “Ehm, scusi, dovrei entrare in casa, potrebbe gentilmente spostare il tavolino?”. E se il Comune ha rilasciato il permesso per dieci tavoli, se ne possono infilare altri cinque, che sono almeno dieci coperti in più. “Siamo in  crisi, se non si approfitta adesso quando, a novembre? Al diavolo i controlli”. 

E nel ginepraio di ordinanze comunali , leggi e leggine su come somministrare quella bistecca o quel mojito, quella birra o quell’insalata , dopo le 21 versare in plastica , anzi no, dopo le 23 - ma sì tanto vale rischiare e mescere nel glass, altrimenti come lo spiego all’inglese terrorizzato per la birra che vede scivolare nel bicchiere sintetico? -, c’è ancora un’altra sleale concorrenza, cui si era fatto cenno poco prima: gli indiani con i loro negozietti di alimentari, i mini, mini market a ridosso del centro storico; sarebbero loro che a tarda notte vendono birra in bottiglia super strong a meno di due euro, lo stesso prodotto che ordinato nel pub, dove comunque ci sono i servizi igienici, dove si ascolta musica, dove la bevanda ti viene servita,  costa il doppio. 

Poi, gli artigiani del food, che somministrano il prodotto (attività quest’ultima deputata solo ai titolari di locali, pub, ristoranti, bar ed altro) al posto di venderlo sul suolo pubblico e poi basta: “Non potrebbero mai fare una cosa del genere – dice un commerciante che preferisce restare anonimo – perché, a differenza di quelli come noi, nel locale non hanno il bagno, l’antibagno, il bagno per i disabili, il bagno per i dipendenti. Solo per fare un esempio. Ma è quello che accade a Lecce”.

Musica d’intrattenimento, musica dal vivo, musica suonata dai dj.  Anche in questo caso, ogni gestore di locale fa come gli pare, un po’ improvvisa, un po’ rinuncia, un po’ ci prova, ma poi dice basta e si chiede: “A che serve?”. Già, a che serve? Ma di concertazione, di proposte ragionate insieme con gli altri colleghi, per dire, a turno una proposta musicale per un unico calendario estivo della movida leccese, manco a parlarne.  E le energie sono rivolte altrove: autorizzazioni su autorizzazioni, c’è da tarare i decibel, pagare la Siae, non sforare oltre la mezzanotte, ché poi si lamentano i vicini: l’anziano, il lavoratore, il titolare del B&b, lo stesso che magari, avendo una casa di proprietà, improvvisa e svolge l’attività,   in nero.  Va un po’ così. Benvenuti nella movida leccese. Al turista che viene in vacanza nel capoluogo salentino per una settimana, un weekend, avanti e indietro tra mare e barocco, potrebbe anche a andare, ma al leccese, cosa resta? A sua volta lasciare la città, se può, per tre mesi. Ci rivediamo a settembre. 

“Il pre-serata di una volta a Lecce non c’è più – spiega Nando Carrozzo, della Nando’s  biereteque, nei pressi dell’ex Convitto Palmieri. “L’estate funzionava così: si sostava vicino ai pub della movida fino ad una certa ora, poi ci si spostava nelle marine. Poi, qualcosa è cambiato. Questa estate abbiamo assistito ad un via vai infinito di turisti, ma era per lo più passeggio. Poche consumazioni ai tavoli ci hanno fatto registrare un preoccupante calo, ovvio. Il motivo? Ce ne sono tanti – aggiunge – dalla mancanza di programmazione culturale, musicale, d’intrattenimento da parte del Comune di Lecce nel centro storico; il problema con i residenti mai risolto; la concorrenza non sempre leale e i controlli per quanto riguarda la somministrazione delle bevande praticamente nulli”.

Di diverso parere il titolare del Caffè letteraio, Paolo La Perùta, in via Paladini: “Beh devo ammettere che è stata una buona stagione, non solo dal punti di vista climatico: abbiamo lavorato bene, soprattutto con i leccesi rimasti in città. Se togliamo poi la percentuale di clienti che si è trasferita nelle marine – continua - , questa è stata recuperata con i turisti giunti nel Salento per le vacanze, che sono stati davvero tanti. Un’altra novità, che in qualche modo si va affermando, non solo perché estate- conclude - è che il le serate cosiddette ‘morte’, quelle infrasettimanali, per intenderci, sono invece sempre più vive, e questo fa ben sperare”.

Di tutt’altro avviso Giovanna Quarta, titolare del Caffè italiano, di fronte  la piazzetta dell’ex Convitto Palmieri, in via Benedetto Cairoli. Com’è andata? “Malissimo, come sarebbe dovuta andare – sbotta. “Avrebbero dovuto spostare la data d’inizio dei lavori di riqualificazione dello storico edificio, piuttosto che farla cadere a cavallo con l’estate. Ammetto che circa 4 anni fa quella piazza era diventata un problema di ordine pubblico, ma negli ultimi due anni, da quando noi titolari di bar e pub abbiamo iniziato a valorizzare la strade e le piazzette – spiega - le cose sono cambiate in meglio. Figurarsi che lo spiazzo del Convitto lo pulivamo noi, a nostre spese. Nonostante gli operatori ecologici al mattino avevano da ridire quando dovevano spazzare bottiglie e lattine. Ma le posso assicurare che il grosso del lavoro era già fatto da noi commercianti. Adesso con l’ordinanza comunale che dalle 23 in poi obbliga la somministrazione delle bevande solo nei bicchieri di plastica è diverso, anche se sono stata tra i primi ed ho sempre ritenuto che versare in plastica sia la cosa migliore, anche se ci perdiamo”. 

“Ma la ragione che ci ha fortemente penalizzato, come immagine soprattutto – spiega - è che sia stato scritto che qui ogni sera accadono risse. Ci sono stati episodi spiacevoli, ma non si può dire che qui ci sono zuffe tutte le sere, è assurdo. Ma che esempio diamo, perché gettare questo fango che poi ricade su chi da queste parti lavora?”.

IMG_0973-2Conclusioni: “Il futuro lo vede nero – dice la titolare del bar – e mi chiedo cosa accadrà dopo ottobre, quando i lavori saranno terminati. E premetto che non vorrei mai vedere la piazzetta chiusa con una cancellata.  Certo, la Provincia di Lecce dice che qui vuol fare un "attrattore culturale" ma quale destinazione potrà avere la piazzetta? Ci si potrà sedere sui gradini intorno ai portici? Noi commercianti potremo utilizzare il suolo pubblico per metterci i nostri tavolini? Sono tutte domande che vorrebbero un risposta. E poi un’ultima domanda, che è poi un bel controsenso – conclude –  e cioè  perché in altre zone del centro storico della città si assiste a comitive di ragazzi seduti sui gradini delle chiese  mentre ascoltano le selezioni musicali dei dj sponsorizzati dal Comune di Lecce “?.

Via Federico D’Aragona, praticamente dove sorgono i locali storici della movida leccese. Danilo Stendardo è il titolare del Road 66: “Come è andata la stagione turistica? Benissimo, è dal ponte del 25 aprile che lavoriamo senza mai fermarci e, se posso dire, è migliorata anche la qualità del turismo. Ma c’è una nota negativa”, ammette il commerciante. Quale? “E’ il rispetto delle regole – spiega – di controlli che dovrebbero essere più mirati, fare le giuste distinzioni tra artigiani del food, ristoratori, alimentari. Se non si fa chiarezza subito, col passare degli anni diventerà una situazione sempre più ingestibile”.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Movida e turismo danno un calcio alla crisi. Ma il food rischia una colossale implosione

LeccePrima è in caricamento