Omicidio di piazza Palio, due denunce contro la testimone che dice di aver mentito

Otto mesi dopo la ricezione delle lettere, la famiglia di Salvatore Polimeno preme perché si arrivi a chiarire fatti mai accettati nella ricostruzione degli inquirenti

LECCE – E’ il silenzio a tormentare una famiglia. Il silenzio che perdura otto mesi dopo il ricevimento della lettere di una testimone chiave in un processo per omicidio. La donna sostiene di voler ritrattare tutto, di essersi inventata varie circostanze per il livore che nutriva nei confronti di Salvatore Polimeno, alias “Andrea”, 30 anni compiuti ai primi di ottobre nel carcere di Rossano. Ventisei anni la pena, divenuta definitiva dopo che s’è espressa anche la Cassazione.

Polimeno è accusato di aver premuto il grilletto, quel fatidico pomeriggio del 2 agosto del 2012. Morì Valentino Spalluto, un giovane operaio di soli vent’anni che – così raccontò il processo – si sarebbe trovato al posto sbagliato, nel momento sbagliato, mentre stava lavorando all’allestimento di un palco, in piazza Palio, per il previsto e poi, ovviamente, mai più tenuto, concerto-evento di Laura Pausini. Secondo la versione dei fatti emersa nel corso del dibattimento, vero obiettivo avrebbe dovuto essere Alessandro Leo detto “Saso”, che un paio di mesi prima avrebbe schiaffeggiato Polimeno sul pianerottolo di casa per disaccordi legati all’acquisto di droga.

Due denunce contro la testimone

La famiglia di Polimeno non ha mai creduto a questa ricostruzione e da tempo chiede che venga ascoltata la donna che sostiene di aver mentito. Lo stesso 30enne non ha mai ammesso responsabilità nel corso del processo e, dopo le lettere (5 gennaio quella recapitata alla madre, 28 febbraio direttamente al detenuto, in carcere) e l’accertamento della loro autenticità, si è rimasti in sospeso. L’intenzione dovrebbe essere quella di chiedere una revisione del processo alla Corte d’appello di Potenza. Fino a oggi, però, nessuna novità. Così, la famiglia del giovane si rifà avanti, chiedendo a gran voce che qualcuno la ascolti e dia una risposta.

Le lettere: "Ritratto tutta la mia versione"

Sul caso, ed è la parte inedita della storia già raccontata a marzo, esistono due denunce presentate dal 30enne. Il 2 aprile quella indirizzata alla Procura di Castrovillari e, molto più di recente, il 2 ottobre scorso (proprio il giorno del suo compleanno), un’altra, rivolta direttamente a quella di Lecce, proprio perché ancora senza una risposta sulla prima. Entrambe rivolte contro la donna che sostiene di aver reso falsa testimonianza e il cui scopo è, ovviamente, quello di spingere gli inquirenti ad ascoltarla (e chiaramente, a procedere contro di lei).  

"Mossa da livore verso di me"

In sintesi, Salvatore Polimeno ripercorre grossomodo i fatti resi via missive dalla stessa donna, ricordando come lei fosse, probabilmente, mossa in quel periodo da astio personale, fino a raccogliere notizie contro di lui e arrivando, con elementi e dichiarazioni, a partire da alcune registrazioni, a influenzare altri testimoni, così da depistare gli investigatori e facendo quindi in modo che gli venisse attribuita la colpa dell’omicidio.

Va ricordato che, nella sentenza del processo di primo grado, che ha poi resistito nelle fasi successive, le dichiarazioni della testimone furono considerate un “elemento centrale”. Il verdetto di colpevolezza maturò, però, anche per via anche di alti fattori non meno importanti, per i giudici: le parole del  collaboratore di giustizia Gioele Greco, il quale affermò di aver ricevuto confidenza dallo stesso Polimeno di essere stato l’autore dell’omicidio, il fatto che lo scooter con cui l’assassino avrebbe raggiunto il PalaFiere, sarebbe stato notato da diversi testimoni e trovato dagli agenti di polizia sotto la sua abitazione nella zona 167. Infine, il movente, con l’individuazione di colui che sarebbe stato il reale obiettivo, Alessandro Leo, ma con un errore risultato fatale per il povero Spalluto.

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