Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Operazione Reset, Vadacca resta in silenzio. Per gli inquirenti c'era un progetto per ucciderlo

Ritenuto uno dei possibili successori del boss Roberto Nisi, il 31enne leccese era andato a Pompei, dov'è stato arrestato, secondo gli investigatori per sfuggire al tentativo di eliminarlo. Intraprendente, era probabilmente finito nella lista dei personaggi "scomodi". Molti i segnali

Dirigenti di polizia e magistrati durante la recente conferenza stampa.

LECCE – Chi salva una vita, salva il mondo intero. Questa frase del Talmud (uno dei testi sacri dell'Ebraismo) sarà forse risuonata nella mente degli uomini della squadra mobile di Lecce che, dopo averlo scovato e tratto in arresto, hanno con ogni probabilità salvato la vita a Davide Vadacca, il 31enne leccese arrestato mercoledì mattina a Pompei in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Alcide Maritati. La fuga di Vadacca (uno dei quattro arrestati nell’operazione Reset) nella celebre cittadina campana, del resto, è legata con ogni probabilità al tentativo di sfuggire a quei proiettili che già in un’occasione lo avevano ferito.

Il 31enne, infatti, balza agli onori delle cronache il 30 ottobre del 2012, quando viene gambizzato con quattro colpi di pistola nell’area di servizio “Esso”, all’uscita di Lecce, in direzione di Brindisi. Pochi giorni dopo arriva un nuovo avvertimento, quando ignoti esplodono tre colpi d'arma da fuoco verso la sua autovettura, parcheggiata in via Flumendosa, una delle strade perpendicolari a via Adriatica.

Due finiscono contro la Bmw 730 dell'uomo parcheggiata all'esterno, mandando in frantumi il vetro del finestrino laterale e lo specchietto. L'arma utilizzata dai malviventi esplode un terzo colpo, in direzione del citofono dell'appartamento, al pian terreno di un condominio, dove Vadacca vive con la sua famiglia.

A inizio settembre si torna a parlare di lui quando in città vengono affissi dei finti manifesti funebri che ne annunciano la morte: “Tragicamente è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari, Davide Vadacca, fu Pompilio. Ne danno il triste annuncio la moglie, il padre, la madre, la figlia ed i parenti tutti. Rimarrai sempre nu lurdu e infame”.

Segnali, messaggi e minacce inequivocabili che, secondo fonti investigative, hanno fatto da preludio a un progetto, questa volta definitivo, di eliminare l’uomo considerato dagli investigatori il successore del boss Roberto Nisi, arrestato nel corso dell'operazione “Cinemastore”. Giovane, spaccone, intraprendente e impulsivo, pronto a scalare le gerarchie senza troppe remore. Caratteristiche che, forse, lo hanno portato a finire in cima alla lista dei personaggi scomodi. Oggi, comparso dinanzi al gip del Tribuanle di Napoli (competente per rogatoria), Vadacca ha scelto la via del silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Non è un caso, del resto che la sera in cui rimase vittima dell’agguato Vadacca aveva raggiunto la stazione di servizio in compagnia di Alessio Bellanova, un altro degli arrestati, vittima a sua volta di un’imboscata. Si tratta della persona che si è accollata la proprietà dei 34 chili di marijuana trovati a San Cataldo nell’auto di Luca Dattis (anche lui finito nell’operazione), arrestato dalla guardia di finanza. Il quarto nome è quello di Salvatore Notarnicola, 32enne di Torchiarolo (ma domiciliato a Lecce).

I quattro sono ritenuti in odore di Scu e, in particolare, della frangia facente capo a Roberto Nisi (arrestato nell’operazione Cinemastore, per la quale risultava peraltro già indagato anche Notarnicola), del quale avrebbero favorito la latitanza dal 24 gennaio al 12 maggio del 2012, giorno del suo arresto, avvenuto presso lo scalo ferroviario Roma Termini.

vadacca-4Vadacca è stato sorpreso in un albergo di Pompei, in provincia di Napoli, dove si era recato di recente per una breve vacanza. Secondo gli investigatori, nel sodalizio criminale Vadacca avrebbe assunto le funzioni di "coordinatore" del territorio, operando principalmente nei territori di Lecce e dei paesi limitrofi, nel settore del traffico di sostanze stupefacenti, del mantenimento dei detenuti e dei latitanti, tenendo sempre stretti collegamenti con Nisi, durante la latitanza di quest’ultimo nella capitale.

Un sottile ragnatela che sembra voler avvolgere la storia recente del capoluogo salentino, costellata di sparatorie, agguati e intimidazioni. Nel mezzo il vuoto lasciato dalle operazioni e i blitz condotti dalle forze dell’ordine, che hanno smantellato i vecchi organigrammi della criminalità organizzata. Un “vuoto di potere” in cui provano ad affacciarsi le nuove leve, prive però del carisma e della forza dei vecchi boss. L’azione di contrasto della magistratura, guidata dal procuratore Cataldo Motta (coadiuvato sempre più spesso dal sostituto Gugliemo Cataldi), ha comunque fornito una risposta pronta ed efficace a questo nuovo tentativo di escalation criminale.

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