Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

“Ospedali privi di agibilità”. Ingegneri lanciano l’allarme sull’adeguamento sismico

L'Asl di Lecce, nella denuncia dell’Ordine provinciale dei professionisti, avrebbe sprecato due anni e denaro pubblico nella causa sugli affidamenti delle verifiche, trascurando la messa in sicurezza delle strutture sanitarie

Al centro De Fabrizio. A sinistra Manni, a destra Quinto.

LECCE – Ospedali privi del certificato di agibilità. Tutti, nessuno escluso. Accade nella provincia di Lecce dove il senso di responsabilità, in base a quanto dichiarato dal locale Ordine degli ingegneri, sembrerebbe un optional.

Al grido di “sbrighiamoci prima che succeda il peggio”, i professionisti hanno voluto sollevare un problema “gravissimo” legato ad un presunto atteggiamento di “noncuranza” sull’adeguamento sismico delle strutture ospedaliere. Edifici sensibili che, al pari delle altre strutture pubbliche (come gli asili) scalano la classifica regionale sul rispetto delle norme edilizie in materia di eventi sismici. A differenza delle abitazioni civili, infatti, che non hanno l’obbligo di osservanza perché costruite su un territorio a bassissimo rischio come la Puglia (inserita nella classe 4), ogni struttura in grado di contenere un elevato numero di persone è tenuta a mettersi in regola. La motivazione è quasi ovvia: le conseguenze dei danni su persone e cose sarebbero incalcolabili.

Nel caso dei presidi ospedalieri, poi, l’eventuale rischio sismico non dovrebbe pregiudicare le consuete prestazioni sanitarie: dal primo soccorso agli interventi più delicati ed urgenti, scoppierebbe il caos. Ed il problema assume proporzioni preoccupanti nel caso dei fabbricati costruiti precedentemente all’entrata in vigore della legge nazionale (ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri numero 3274 del 20 marzo 2003, su proposta della Protezione civile nazionale), recepita dalla Regione Puglia con apposita delibera attuativa del luglio 2006.

Il governo di via Capruzzi, quindi, aveva già elaborato un crono-programma della durata di 5 anni per completare l’adeguamento sismico. Un progetto rimasto su carta, come denunciano i membri del nuovo consiglio dell’Ordine degli ingegneri. Con un effetto collaterale non irrilevante: il rischio di perdere persino l’accesso ai Fondi comunitari per la prossima programmazione 2014/2020. L’ultimo treno del finanziamento pubblico europeo che ancora considera la Puglia “Regione  ad obiettivo convergenza”.

Tre lunghissimi anni sarebbero trascorsi, quindi, nell’indifferenza rispetto a quella che viene definita “una vera emergenza”. “Non è l’evento sismico a dover spaventare la popolazione, ma la condizione in cui versano i nostri fabbricati – spiega l’avvocato Pietro Quinto -. Il fatto che gli ospedali non possiedano il certificato idoneo al loro utilizzo non è solo una faccenda burocratica o formale, ma incide direttamente sulla sicurezza delle persone”.

DSC05047-8Il bersaglio della conferenza stampa indetta oggi dall’Ordine rimane, in particolare, l’azienda sanitaria locale. A monte degli interventi edilizi, infatti, vi è la querelle sugli affidamenti degli incarichi di verifica della vulnerabilità sismica finita nelle aule giudiziarie. “Nel 2006 l’Asl di Lecce ha scelto i professionisti del dipartimento di ingegneria dell’Università del Salento per un incarico di 200 mila euro disposto in via diretta, riservando loro una corsia privilegiata - spiega il presidente Daniele De Fabrizio -. E questo nonostante esistano più di 2mila e 800 ingegneri, in tutta la provincia, preparati sulla materia, in virtù dei corsi tenuti anche con la Protezione civile”.

La guerra di carte bollate è finita prima dinanzi al Tar di Lecce, “che ha giudicato illegittimo l’affidamento per la progettazione del nuovo ospedale” aggiunge Quinto. E poi dinanzi al Consiglio di Stato che ha sancito un principio chiaro: in via generale, sono vietati gli accordi diretti tra le pubbliche amministrazioni per un servizio che può essere reperito anche sul mercato. Sarebbe necessario, quindi, il passaggio intermedio della gara pubblica.

La sentenza, peraltro, si allinea a quanto stabilito anche dalla Corte di giustizia europea che ha sancito la legittimità della collaborazione tra i due enti solo per l’adempito di un servizio pubblico. E senza prevedere un compenso.

Nonostante ciò, spiegano gli ingegneri salentini, “l’Asl ha tirato dritto, con caparbia insistenza, sprecando due anni e denaro pubblico per difendere una procedura illegittima”. D’altro canto, la dirigenza medica “non ha avuto la stessa responsabilità e volontà di attivarsi per rendere gli ospedali sicuri dal punto di vista sismico”.

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