Cronaca

Emergenza carcere a Lecce. La denuncia del sindacato: “I poliziotti non bastano”

Nella casa circondariale mancherebbero 200 agenti e una decine di persone sarebbero illegittimamente impiegate in mansioni amministrative. Sit-in di Osapp: “Intervenire sulle piante organiche decise dal Dap. Il nostro servizio è sottovalutato”

LECCE – “Insostenibile”. Questa è la situazione in cui verserebbe la Casa circondariale di Lecce a detta di chi, quotidianamente, è impiegato per agevolare il percorso di rieducazione dei detenuti, mantenendo il precario ordine interno.  Ed il problema non è relativo solo al ben noto sovraffollamento carcerario, quanto alla condizione di sotto-organico in cui versa il corpo di polizia. Tra blocco del turn over e nuove riforme, il carcere di Lecce si troverebbe già monco di 200 unità. Una vera emergenza sicurezza, che non garantisce né i detenuti né la sicurezza personale degli agenti, se è vero che anche nel capoluogo salentino le aggressioni sono all’ordine del giorno.

“La tensione è alle stelle, anche per colpa delle alte aspettative che sta generando la politica – tuona il segretario provinciale Osapp, Donato Ruggiero - . Prima di parlare per slogan, il governo dovrebbe accertarsi di poter riuscire davvero a garantire servizi migliori e trovare alternative alla detenzione”. Gli fa eco il segretario nazionale: “Innanzitutto bisognerebbe intervenire sul decreto delle nuove piante organiche emanato dal ministro della giustizia, Paola Severino senza il confronto con le parti sociali – spiega il segretario nazionale Pasquale Montesano - . Tutte le organizzazioni sindacali hanno già chiesto di annullarlo per rideterminare gli organici del personale sulla base delle reali esigenze, considerato che a livello nazionale mancano già 11 mila unità. La politica, in questo frangente storico, si sta dimostrando incapace di gestire l’emergenza ed anche il pacchetto svuota-carceri appena approvato si sta dimostrando uno specchietto per le allodole”.

Ma la polemica non tocca solo i piani alti del Parlamento, ma è ben indirizzata anche alla dirigenza locale. Non a caso il sindacato questa mattina ha presidiato l’ingresso della struttura di Borgo San Nicola per rivolgere un’accusa ben precisa all’amministrazione carceraria, rea di disattendere all’applicazione di alcune norme. Prima tra tutte la legge 395/90 che distingue tra posti di servizio in cui è previsto l’impiego del poliziotto penitenziario, ed altre mansioni da cui questa figura è esclusa. Ebbene, stando alla denuncia dei segretari, nella Casa circondariale di Lecce una decina di poliziotti si occuperebbero di mansioni amministrative che non gli competono.

L’Osapp, dopo un primo incontro con la dirigenza locale, ha concesso un mese di tempo per provvedere a spostare queste unità su mansioni istituzionali proprie del ruolo. Un vero e proprio “ultimatum” che non avrebbe ottenuto, però, il risultato sperato: “I dirigenti sono rimasti del tutto silenziosi e sordi ai nostri richiami”, aggiunge Ruggiero.

Ed il disagio si è quindi esteso a macchia d’olio su tutta la Puglia, come racconta il segretario regionale Pantaleo Candido, per effetto delle disposizioni del Dipartimento nazionale dell’amministrazione penitenziaria che ha previsto un impiego di personale inferiore a quello del 2011. Aggravando una situazione di carenza strutturale. “La pianta organica tracciata dal Dap non ci permetterà di lavorare – aggiunge Pantaleo -. Siamo preoccupati soprattutto per le prospettive future giacché è prevista l’apertura di nuovi padiglioni e strutture carcerarie, mantenendo però invariato il numero delle unità complessive”.

L’occasione è utile anche per uno scatto d’orgoglio della categoria la cui immagine, per effetto di alcune inchieste giornalistiche, sembra compromessa agli occhi dell’opinione pubblica: “Durante l’ultimo servizio andato in onda su La7 ci hanno dipinti come aguzzini che picchiano i detenuti. – puntualizza il referente provinciale - . Ma questo è falso. La polizia penitenziaria ogni giorno salva centinaia di vite umane e si fa carico, spesso, di sfamare persone che non hanno neppure i soldi per acquistare un panino”. Le responsabilità dei singoli, quindi, non possono ricadere sull’intera categoria: lo ribadisce a gran voce l’Osapp che si dice pronto a sanzionare e prendere le distanze da ogni forma di abuso di potere.

Allo stesso modo il sindacato  rivendica un servizio reso in modo efficiente allo Stato, al netto delle fatiche e dei sacrifici quotidiani che spesso non vengono adeguatamente retribuiti, soprattutto nel caso degli straordinari. Né valorizzati nella loro portata ed utilità pubblica. E tanto meno agevolati dalla qualità della strumentazione di lavoro che sarebbe “obsoleta” a cominciare il parco macchine che attende di essere rinnovato e la fatiscenza di molte strutture, con l’unica eccezione, nell’intero panorama regionale, del carcere leccese. 

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