Got di Lecce in arresto, anche per il gip di Potenza il reato riqualificato

Non concussione, ma induzione indebita a dare o promettere utilità. Marcella Scarciglia però resta ai domiciliari per il pericolo di reiterazione

Polizia vicino al Tribunale civile di Lecce (repertorio).

POTENZA – Marcella Scarciglia, 44enne di Veglie, arrestata nelle scorse settimane per un presunto reato commesso nelle sue funzioni di giudice onorario della seconda sezione del Tribunale, di Lecce, resta ai domiciliari. Il gip del Tribunale di Potenza, Ida Iura, ha rigettato la seconda richiesta della Procura di Lecce, formulata dal pubblico ministero Paola Guglielmi, che ha continuato a contestare la concussione, di ripristino della detenzione in carcere.

Tuttavia, il giudice delle indagini preliminari del capoluogo lucano, ha confermato gli arresti, sebbene "solo" ai domiciliari, e soprattutto ha ritenuto valida la conclusione del precedente gip, Carlo Cazzella, che aveva già sostenuto come il reato dovesse essere riqualificato in di induzione indebita a dare o promettere utilità.

Tutto nato dalla denuncia di un perito

La vicenda è nota. La professionista, difesa dagli avvocati Giuseppe Corleto e Antonio Malerba, è stata incastrata dalla sezione di polizia giudiziaria presso la Procura di Lecce, dopo la denuncia presentata da un grafologo che presta servizi come consulente. Secondo gli investigatori, abusando dei suoi poteri di pubblico ufficiale, avrebbe costretto il perito - già nominato quale consulente tecnico di ufficio in due procedimenti -, a prometterle somme di denaro; viceversa, non avrebbe provveduto alla liquidazione delle spettanze e non gli avrebbe nemmeno più conferito incarichi.

In un primo momento, il got avrebbe indicato in maniera generica una somma di 500 euro, invitandolo a recarsi in casa sua, a Veglie (dandogli numero di cellulare e indirizzo su un foglio scritto a mano). In seguito, tramite messaggi telefonici per "sollecitarlo" e fissando alla fine un appuntamento, avrebbe richiesto ben mille e 500 euro, prospettandogli la nascita di un “rapporto di collaborazione”.  Ma nel frattempo era stata avvisata la polizia. Così, il 12 giugno scorso, alla consegna dei soldi in una busta (in vari tagli e tutti segnati), è scattata la trappola. Nella vicenda è indagato anche un cancelliere addetto alla seconda sezione civile del Tribunale di Lecce, difeso dall’avvocato Donato Mellone.

Potenza: per il gip non è stata concussione

Concussione, appunto, era stato il reato contestato dal pubblico ministero, facendo scattare l’arresto in carcere. Ma il gip Cazzella prima e ora il gip Iura, sono apparsi di altro avviso, contestando un’ipotesi diversa, quella inquadrata dall’articolo 319 quater, l’induzione indebita a dare o promettere utilità.

Secondo il gip del Tribunale di Potenza (cui sono stati trasmessi gli atti, poiché competente per i procedimenti riguardanti i magistrati di Lecce), le richieste non avrebbero integrato un abuso costrittivo: il perito avrebbe potuto trattenere le somme liquidate con decreto dal got per le perizie. Tuttavia, le suddette richieste hanno avuto “piena efficacia causale nella determinazione del privato ad eseguire la dazione di una somma di danaro”.

Marcella Scarciglia non torna in carcere, ma nemmeno in libertà. Per ora dovrà restare ai domiciliari. Il giudice ritiene che sussistano ancora le esigenze cautelari per la possibilità che vengano reiterati reati simili. Contestando come sia stata particolarmente grave la condotta, vista la funzione pubblica rivestita.

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