Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca Rudiae / Via Montello

Termina la fuga dell'evaso in manette: scovato dalla Dia in casa di un connazionale

Kristaq Boci, 43enne albanese di Valona munito di altri tre alias, era sfuggito alla cattura in modo a dir poco rocambolesco. Con due complici era stato bloccato sabato: nell'auto quasi tre chili e mezzo di eroina. Ma la sezione operativa dell'antimafia leccese lo ha rintracciato nell'abitazione di un 45enne, arrestato per favoreggiamento

L'immagine dell'eroina sequestrata nel bltiz

LECCE  – Nerboruto e atletico. Eppure, è stato rintracciato e stanato. Fine della corsa per il latitante albanese, riuscito a sfuggire nella notte a cavallo tra sabato e domenica agli agenti della Direzione investigativa antimafia, durante una delicata operazione antidroga. Ammanettato, questo è certo. Ma restano da chiarire, prima di tutto, la sua vera identità e i relativi dati anagrafici. Di alias ne ha ben quattro Krisatq Boci, 43enne, nato a Valona, (nella prima foto) sorpreso nella tarda mattinata in via Montello, nei pressi di viale Gallipoli, in casa di Klaid Hasanaj (ritratto nella seconda immagine) -  connazionale disoccupato 45enne, ora nei guai per favoreggiamento - dal personale coordinato dal dirigente, il vicequestore aggiunto Leonzio Ferretti.  3-155-21

Sono state frenetiche e convulse le ultime 48 ore per gli uomini della Dia. Il fuggitivo, nella giornata di sabato, era infatti riuscito a seminare tre agenti che lo avevano appena bloccato assieme agli altri due complici. Era bastato un attimo, intorno alle 21, per sfuggire con tanto di manette ai polsi agli investigatori, mentre dalla questura lo stavano trasportando in auto per condurlo in carcere. Stava per accomodarsi sui sedili del mezzo quando, facendo leva sul poggiapiedi del veicolo, si è gettato in mezzo al traffico, all’altezza della rotatoria, e infilatosi in una via cieca – vicolo Maternità e Infanzia -, aveva scavalcato un muro, entrando nel giardino di una grande villa disabitata e facendo perdere le tracce.

Ricercato per circa tre ore, è plausibile che da lì non si sia mai mosso: il buio pesto che intanto era sopraggiunto e le fronde degli alberi, potrebbero essere stati utilizzati dal camaleontico latitante per mimetizzarsi. Invano gli inseguitori hanno anche esploso due colpi di pistola in aria a scopo intimidatorio. Da lì, una serrata caccia all’uomo che alla fine s’è conclusa con il secondo arresto nel giro di poche ore. Su Boci alias Alber Bocaj, (1970), ma anche alias Maksi Hila (classe 1966) e ancora alias Arben Meca (con questo ennesimo nome è conosciuto nel panorama internazionale) pende un’ordinanza di di carcerazione di 8 anni e 8 mesi di reclusione, emessa nel 2001 dalla Procura di Bari .E’ stato identificato due volte nel capoluogo salentino, una  a Bari e l’altra a Piacenza.K-2-2

Nel 1998, quando risultava residente a Lecce, fu già arrestato a Merine, la frazione di Lizzanello, perché trovato con mezzo chilogrammo di eroina, 12 grammi di  marijuana e 15 di cocaina. Finì in manette assieme a due connazionali per traffico di droga, nel quale emersero anche i nomi di tre salentini che presero parte all’organizzazione balcanica. Questa mattina, tuttavia, non ha più potuto opporre resistenza. Quando i detective lo hanno raggiunto, dopo un’accurata ricostruzione storica dei contatti e dei rapporti di amicizia, l’uomo aveva numerose ferite e tagli sul corpo, poi medicati dai sanitari, che si è procurato durante la spericolata fuga con le manette ai polsi. Ora è difeso dall’avvocato nominato d’ufficio, Ivana Maria Quarta del Foro di Lecce.

L’uomo era stato bloccato assieme a Pellumb Drenova, 56enne albanese, residente a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, e Arjan Polisi, 58enne, anch’egli albanese, di Tirana. Viaggiavano a bordo di una Golf Volkswagen con targa del Paese delle Aquile, fermata all’ingresso di Lecce, proveniente da Brindisi. Nel doppiofondo di un cerchione, abilmente richiuso e verniciato,  trasportavano 3 chilogrammi e 400 grammi di eroina pura.

Residui di altra sostanza simile scovata negli altri tre cerchioni lasciano immaginare che quello dell’ultimo week-end fosse soltanto uno dei tanti viaggi compiuti nel tempo. Se messa in commercio, sebbene non sia ancora dato conoscere a quale tra i numerosi mercati fosse destinata, avrebbe fruttato da un minimo di 12mila euro al chilogrammo se venduta “all’ingrosso”, a molte migliaia in più in caso contrario. Potenzialmente “tagliabile” fino a cinque volte, lievitando a 17, ma anche 30 chilogrammi,  avrebbe reso introiti per un valore di 250mila euro.

A fugare ogni dubbio sulle anomalie contenute da quella Golf, il fatto che il veicolo fosse stato radiato dall’Italia soltanto lo scorso 16 luglio, per essere esportato all’estero, dove gli è stata apposta una targa albanese. Nel Paese delle Aquile, quello stesso giorno, un contratto di vendita, sottoscritto alla presenza di un notaio di Valona, certifica come Drenova l’abbia venduta a Polisi. A distanza di soli quattro giorni, però, quel veicolo riapparso nello Stivale ha acceso i sospetti degli investigatori della Dia che, pianificando il blitz, hanno confermato l’esistenza di quel saldo filo che collega le due sponde dell’Adriatico, al quale è stato finalmente reciso un frammento.

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