Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Travolse e uccise turista sulla via di Torre Lapillo: due anni all'investitrice

Si è chiuso con una condanna a due anni di reclusione il processo di primo grado scaturito dall'inchiesta sulla morte di Anna Innorta, la ragazza bolognese di 23 anni travolta e uccisa da un'auto il 20 agosto 2011 a Porto Cesareo, mentre stava percorrendo a piedi la provinciale 340

LECCE – Si è chiuso con una condanna a due anni di reclusione il processo di primo grado scaturito dall'inchiesta sulla morte di Anna Innorta, la ragazza bolognese di 23 anni travolta e uccisa da un'auto il 20 agosto 2011 a Porto Cesareo, mentre stava percorrendo a piedi via Torre Lapillo (la strada provinciale 340).

In quel momento sopraggiunse una Smart, condotta da una ragazza di 26 anni, Valentina Carrozzo, di Salice Salentino, che investì la vittima e un suo amico, un 20enne originario di Palo del Colle, in provincia di Bari. La Carrozzo, accusata di omicidio colposo, è stata condannata dal giudice Silvia Minerva a risarcire i familiari della vittima. Alcune ore dopo la Carrozzo fu arrestata con l'accusa di omissione di soccorso, e scarcerata pochi giorni dopo.

La 24enne risultò positiva all'etilometro, con un tasso di 0,69, di poco superiore al limite consensito. Un tasso per cui è prevista solo una sanzione amministrativa.

A novembre 2011, su richiesta del legale della giovane imputata, l'avvocato Paolo Spalluto, è stato eseguito un esperimento giudiziale per "verificare, nelle medesime condizioni in cui si è verificato il sinistro stradale, a quale distanza i proiettori anabbaglianti dell'autovettura consentivano il completo avvistamento di un pedone, ponendo il veicolo a distanze predeterminate ed eseguendo una verifica delle condizioni di “avvistabilità” per ognuna delle distanze".

Oltre al legale della Carrozzo, l'avvocato Paolo Spalluto, erano presenti: l'ingegnere Antonio Vernaleone, nominato dalla difesa; l'ingegner Sergio Carati, nominato dalla parte offesa, e il professore Sergio Leo, esperto di infortunistica stradale nominato dalla procura.

I periti cercarono di riprodurre le condizioni di visibilità di quella tragica notte. Dall'esperimento emerse che a una velocità di 40 chilometri orari l'autista della Smart era in grado di scorgere solo i piedi dei pedoni, a 20 solo parte della sagoma (dal ginocchio in giù) e solo a una velocità di 10 chilometri orari la sagoma intera. Sarebbe emerso, dunque, che in quel tratto di strada, scarsamente illuminato e privo, in quel momento, di un attraversamento pedonale, vi era una difficoltà oggettiva nello scorgere dei pedoni che attraversavano la strada al buio. Le risultanze dell'esperimento giudiziale sono state depositate nel procedimento di cui è titolare il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Paola Guglielmi.

Il drammatico incidente avvenne in un tratto di strada poco illuminato, privo di segnaletica orizzontale e verticale, che d'estate vede decuplicare i residenti. Anna Innorta si trovava in vacanza nel Salento per festeggiare il suo 23esimo compleanno. Ad attenderla, però, in una strada buia e profumata di mare, un destino tragico, che ha spezzato la sua giovane vita. 

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