Visita a sorpresa e subito soluzioni: tecnico di radiologia e porte al triage

Più sicurezza per gli operatori a rischio aggressioni e migliorie per accelerare il lavoro. Il nuovo direttore generale dell'Asl fa sul serio

Le nuove porte eviteranno contatti pericolosi (Luca Capoccia Photo).

LECCE – Dicono i testimoni che gli operatori del pronto soccorso abbiano sgranato gli occhi vedendola entrare e avvinarsi a loro, accompagnata dal suo staff. Senza preavviso, senza troppi preamboli e squilli di tromba. Sguardi negli sguardi, sapeva già quali fossero le criticità, ma ha voluto conferme dirette e ragguagli da chi in quell’inferno quotidiano ci lavora.

Il pronto soccorso, la porta secondaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, eppure la principale cartina al tornasole di molte questioni irrisolte.

Bene. Nel giro di un giorno il primo problema era già stato affrontato. Partita chiusa. Incredibile ma vero, la sala di radiologia ha preso forma e vita con l’arrivo dei tecnici tanto attesi, quasi anelati. Turni mattinieri e pomeridiani, dalle 8 alle 14 e staffetta raccolta dalle 14 alle 20. Tempo un’altra settimana, ed ecco arrivare anche le attese porte per permettere a chi si trova dietro a un triage sprotetto a raccogliere i dati e smistare i pazienti, di evitare il contatto diretto con i facinorosi di turno.

Le aggressioni, e non solo verbali, sono diventate ormai quasi all’ordine del giorno e con le prescrizioni mediche fioccano anche troppe denunce. Paradossale per un luogo in cui già occorre sangue freddo da vendere per tamponare emergenze continue, operando spesso sul filo della vita e della morte.

La sanità è sempre stata una patata bollente. E di questi tempi scotta ancor di più fra le mani di chi è chiamato a mettere ordine alle troppe complicazioni che si sovrappongono, tanto più con la discussione per il riordino della rete ospedaliera che è sempre aperta, accesa, a volte anche troppo. Silvana Melli, insediata da poco alla direzione generale dell’Asl dopo il passaggio di Giovanni Gorgoni alle redini del Dipartimento salute della Regione, sta lavorando sottotraccia.

Non cerca il clamore e si capisce, perché la notizia che stia mettendo mani al pronto soccorso di Lecce, finito nelle pagine di cronaca nera troppe volte e non come sfondo per comuni incidenti stradali, ma come protagonista di vicissitudini assurde (dai colpi di catena rifilati alle guardie giurate, ai pugni e alle minacce di morte agli infermieri), giunge del tutto casuale. Qualche verifica, ed ecco che il più trova conferma.

Quello di Silvana Melli, avvenuto circa una decina di giorni or sono, è stato un sopralluogo molto dettagliato, nel corso del quale ha fornito disposizioni su come riorganizzare la struttura a livello logistico. E l’ha fatto parlando con il primario del reparto, il medico Silvano Fracella, con la caposala, confrontandosi anche con l’ufficio tecnico e rapportandosi in generale con gli operatori presenti in quel momnto, indipendentemente dalla qualifica.  

Il tecnico di radiologia, ad esempio, è una figura fondamentale in un pronto soccorso. Si era già scritto dell’assurdità, una situazione quasi fantozziana, di spedire i pazienti ai piani superiori (peraltro non sempre autonomi, ed è lapalissiano) per esami strumentali, per poi ritornare giù e magari essere smistati di nuovo su, nel reparto adeguato al tipo di patologia rilevata. Ora i tempi si accorciano notevolmente e nessuno deve essere trascinato nel reparto di Radiologia in barella o in sedia a rotelle. I consulti si tengono in loco.

Ancora, le porte per separare il triage dai pazienti sono vitali. In quanti nel tempo si sono fiondati all’interno, aggredendo gli operatori, invadendo sale e corridoi, obbligando vigilanti e agenti di polizia del posto fisso a continui interventi per fare da scudo. Una situazione da Terzo Mondo che è in via di risoluzione perché le nuove porte sono state incardinate e nel giro di una decina di giorni circa, indicano fonti ufficiali dell’Asl consultate sul caso, vi sarà anche il collegamento elettrico per un loro perfetto funzionamento. Insomma, i lavori sono a buon punto e mancano ancora alcuni dettagli tecnici.     

Antonio Tarantino e Fabio Sanapo, rispettivamente segretario territoriale e dirigente del sindacato Uil Flp, accolgono quasi con commozione nella voce le novità, dopo mesi di lettere e richieste di ascolto. La sicurezza degli operatori è sempre stata il loro cavallo di battaglia. La chiusura del triage nella parte posteriore e i divisori per i codici bianchi, con ingresso a parte, ad esempio, risolveranno quei pericolosi conflitti che si sono venuti a creare in troppe circostanze.

Spesso è l’attesa che snerva, unita alla mancanza di cultura sul corretto uso di un pronto soccorso, dove troppi si recano per doloretti e febbricole, o persino problemi immaginari, intasando un reparto che si gioca tutta la reputazione sulla capacità d’intervenire in tempi rapidi su situazioni vitali.   

“Silvana Melli ci è apparsa molto sensibile ai problemi di operatori e cittadini”, commentano. “Abbiamo riscontrato positivamente l’impegno suo e del suo staff, con questa visita a sorpresa in cui s’interfacciata con gli operatori e gli infermieri”. “Fra l’altro – aggiungono -, sta lavorando anche sulla pianta organica”. Uno dei nodi, infatti, resta la carenza di Oss, gli operatori socio sanitari, il cui supporto serve a sollevare medici e infermieri da compiti che rischiano di distrarli dalle funzioni primarie.

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E’ chiaro che si tratta di soluzioni temporanee, perché quando saranno ultimati i lavori del nuovo padiglione, esisterà anche un reparto moderno e adeguato sotto ogni profilo per la gestione di urgenze ed emergenze. Ma intanto, non si può attendere in eterno. E prevenire è meglio che curare. Un detto che, se vale per qualunque situazione spinosa, figurarsi allora per un ospedale.

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