Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

La protesta corre sul filo: dipendenti Telecom denunciano i tagli

Manifestazione di Cgil, Cisl e Uil: "La compagnia intende risparmiare riducendo le tutele dei lavoratori. I disservizi sono colpa del management"

I lavoratori davanti la prefettura di Lecce.

LECCE – Una battaglia per i diritti, per il salario, per difendere il lavoro e l’azienda. Una scena che si ripete davanti alla prefettura di Lecce, sede scelta per continui e numerosi sit-in organizzati dai sindacati.

Solo che questa volta i protagonisti della protesta andata in scena sul marciapiede di via XXV luglio sono stati i  dipendenti di Telecom Italia. La massiccia presenza di “tute rosse” questa mattina ha provocando sorpresa nei passanti e nello stesso vice capo di gabinetto, Emanuela Pellegrino, che ha accolto i portavoce sindacali: nessuno si aspettava che a manifestare fossero i lavoratori di una delle realtà industriali più potenti e solide del Paese.

Ma, come spesso accade, non è oro tutto quel che luce. Anzi. “Siamo stufi di dover ripianare i debiti di Colaninno, di Tronchetti Provera e di pagare le multe ricevute dall’Agcom per gli errori commessi dall'attuale dirigenza – hanno tuonato gli interessati - . Tutti gli sforzi di produttività e di efficienza vengono depauperati dagli errori dell'amministratore delegato che, passando da un piano industriale che prevedeva 14 miliardi di investimenti sulle reti di nuova generazione e 4 mila nuove assunzioni, ad una dichiarazione di esuberi di migliaia di lavoratori, sta dimostrando miopia industriale”.

Il problema principale è nella decisione dei vertici di sforbiciare i costi, agendo sulla forza lavoro. E, come spiega Cosimo Giuranna della Fistel Cisl, gli ordini di procedere in questa direzione sarebbero arrivati dai nuovi proprietari francesi della compagnia Vivendi: “Il risparmio di un miliardo e 600 mila euro sarà ottenuto ridimensionando le tutele dei lavoratori: quindi riducendo il salario, introducendo ampia flessibilità di orari e turni, ridimensionando le prestazioni accessorie”.

La vertenza spiegata in termini tecnici suona così: “Il contratto del settore telecomunicazioni è scaduto da due anni e le trattative per il rinnovo procedono a rilento; a questo si aggiunge il problema della disdetta degli accordi aggiuntivi cui non ha fatto seguito la presentazione di un piano industriale. Il management aziendale, annullando il contratto di secondo livello, sta cercando di risparmiare tagliando il costo del lavoro”.

In parole povere, ogni impiegato dal mese di febbraio 2017 dovrà rinunciare e circa 200, 250 euro al mese, a fronte di un impegno identico dal punto di vista delle prestazioni complessive e del numero di ore. Il disagio interessa una corposa platea di lavoratori di tutti i tipi, impiegati nel settore tecnico, amministrativo e commerciale senza rilevanti differenze.

È bene ricordare che il colosso delle telecomunicazioni, in Italia, da lavoro a 45 mila persone. Nel solo Salento si contano 300 dipendenti disseminati sul territorio: i tecnici lavorano in proprio, mentre i centri più grossi si trovano a Lecce (uffici commerciali e coordinamento tecnico) e Gallipoli (2 reparti, uno di direzione generale e uno di assistenza tecnica h24 per i clienti business).

Per anni, mentre si avvicendavano nomi importanti alla guida di Telecom, il sistema ha retto. Fino a quando, però, la privatizzazione del settore ha scatenato una crisi aziendale, sparigliando le carte: Telecom ha perso 95 mila dipendenti in 15 anni,  ha dovuto vendere gli immobili, cedere all’estero alcuni rami d’azienda e far ricorso alla cassa integrazione.  

I lavoratori addossano le responsabilità dei tagli futuri al nuovo ad, Flavio Cattaneo denunciando apertamente il presunto “tentativo della dirigenza aziendale di far fallire miseramente la più grande azienda italiana di telecomunicazioni”. Le loro preoccupazioni coinvolgono anche Agcom, l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che potrebbe decidere di affidare la gestione della rete telefonica (di cui è proprietaria Telecom) ai concorrenti che ne hanno fatto richiesta.

Due sono i rischi evidenziati dai sindacalisti: un esubero immediato di 6 mila dipendenti; conseguenze negative sulla qualità degli impianti nel caso in cui i nuovi operatori ricorressero a subappalti non controllati.  

Tommaso Moscara, Slc Cgil, ci tiene a precisare che “tutti i disservizi della compagnia telefonica non sono da attribuire a ai lavoratori ma ad un management che non opera bene”. E aggiunge: “In questo contesto il governo è completamente assente e leggi che non ci aiutano. I lavoratori, per mantenere alti gli standard di qualità del servizio, devono poter svolgere correttamente il proprio lavoro: ciò significa che l’azienda deve garantire una formazione costante e mezzi adeguati”.

I sindacati di categoria, Cgil, Cisl e Uil, attendono le prossime evoluzioni della trattativa, ma già guardano allo sciopero nazionale con annessa manifestazione programmata a Roma il 13 dicembre.

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