Cronaca

L'obiettivo del nuovo questore: "Eliminare il gap fra la sicurezza reale e quella percepita”

Antonio Maiorano, 60enne, calabrese, ha maturato innumerevoli esperienze, nella Digos, a contrasto degli stupefacenti, della criminalità organizzata, nella di frontiera. Ma il suo pensiero è rivolto ai cittadini: "Sono fondamentali le grandi operazioni di polizia come il contrasto alla microcriminalità"

Da sinistra: la funzionaria Eliana Martella e il questore Antonio Maiorano.

LECCE - “Servi della legge, schiavi della nostra umanità”. E’ il motto che porta da sempre con sé, il suo biglietto da visita. Non a caso, pur soffermandosi sull’analisi delle organizzazioni criminali e ben sapendo che il lavoro inizia già in salita, con gli attentati che si stanno susseguendo a ruota libera da mesi, il suo pensiero principale è rivolto alla prevenzione dei reati comuni, quelli che pesano sulla quotidianità di ogni cittadino: scippi, furti, rapine.

Il nuovo questore di Lecce, Antonio Maiorano, arriva nel Salento portando con sé tutto il peso della saggezza dei 60 anni di età unita all’esperienza di un uomo che prima di raggiungere i vertici, in qualità di dirigente superiore della polizia di Stato, ha consumato le scarpe operando sul campo in tutta Italia, con i più variegati compiti.

Nativo di Scala Coeli, in provincia di Cosenza, sposato, due figli, una laurea in giurisprudenza, è a Lecce da 48 ore e prende il posto del mesagnese Vincenzo Carella, nel frattempo diretto a Catanzaro. Maiorano arriva da Roma, dove è stato direttore del servizio III Operazioni antidroga della Direzione centrale. In precedenza ha avuto mansioni di questore a Pordenone e Terni.       

La carriera è iniziata nel 1980 come commissario di pubblica sicurezza e fra i vari compiti vanno annoverati la direzione della squadra mobile di Ravenna, della Digos di Catanzaro e poi ancora della mobile nella stessa città, e in seguito della II divisione Contrasto alla criminalità organizzata calabrese del reparto investigazioni giudiziarie della Dia.

E, ancora, è stato dirigente della II divisione Coordinamento degli uffici prevenzione generali e soccorso pubblico del Sct, della I divisione Impiego e gestione dei reparti prevenzione crimine del Sct e della IX zona di Polizia di frontiera di Puglia, Abruzzo e Molise, con sede a Bari. Ha svolto anche missioni all’estero e docenze, ha frequentato il XXIII corso di Alta formazione presso la scuola di perfezionamento per le forze di polizia, ha ottenuto diverse onorificenze.

Un curriculum a tutto tondo, dunque, per un uomo che non è nuovo della Puglia. E non solo per aver diretto la polizia di frontiera dal 2006 al 2007, ma anche e soprattutto per aver vissuto qui una parte importante della sua giovinezza. A Taranto ha frequentato tutto l’iter scolastico dall’epoca della prima media al terzo liceo classico. “E ricordo le gite a Santa Maria di Leuca”.     

Un vero globetrotter, che conosce bene le differenze fra un territorio e l’altro. “Proprio perché ho conosciuto tante realtà”, ha detto oggi in una conferenza stampa di presentazione, presso la sala “Arcuti” della questura, in viale Otranto “eviterei di esprimere nell’immediato un giudizio sulla sicurezza”, riferendosi alla questione salentina. Va cauto nelle valutazioni e nelle osservazioni, avrà tempo e modo di studiare il substrato.

“Sicuramente Lecce ha le sue problematiche, che saranno esaminate e vagliate. Ma, come tutti i questori che mi hanno preceduto, entro a far parte di una struttura che si è sempre destinta”. Con una nota di apprezzamento rivolta soprattutto agli “stanziali”, cioè a tutti i funzionari e gli agenti che qui “lavorano, ai quali va il merito”. “Cercherò di continuare su questo solco, con le idee che pian piano possono venire, nel tentativo di migliorarsi”.

Maiorano giunge in una città che sta vivendo un periodo particolare, con i diversi attentati ad attività commerciali, l’ultimo dei quali al bar White di via Salvatore Grande, proprio la notte di Capodanno. Ha già avuto modo di apprendere il problema, ovviamente, ma per il momento non fornisce una chiave di lettura univoca. Lascia intendere fra le righe che presto, forse, potrebbero giungere novità, ma spiega: “Squadra mobile e procura sono al lavoro per comprendere se tutti questi episodi siano collegati e se vi sia un’unica cabina di regia o diverse. Lasciamo a loro questo compito, l’attività investigativa è in atto”.  

Sul piano sociale, Maiorano sembra avere un occhio di riguardo per le problematiche più comuni, quelle del vissuto di ognuno, che poi forniscono uno spaccato più realistico di una comunità. “E’ fondamentale aggredire le consorterie criminali, ma è altrettanto fondamentale aggredire la microcriminalità”.

DSCN0440-3L’esempio più calzante arriva usando proprio la stampa come punto riferimento. Tanto da lasciarsi andare a un aneddoto. Quando svolgeva lezioni ai giovani funzionari, usava mettere in paragone un ipotetico articolo sull’arresto di dieci persone per episodi di criminalità organizzata, che sicuramente danno lustro agli investigatori e sollevano dalla scena pericolosi elementi, e quello su di un’anziana rapinata all’uscita della posta, “che provoca un forte disagio sociale”. Il secondo, giocoforza, resta scolpito perché riporta al vissuto di chiunque e i pericoli che si annidano dietro l’angolo. “L’attenzione sulla vecchierella si sofferma perché riguarda indistintamente tutti noi”.  

Ecco, allora, al di là delle grandi operazioni, che è necessario “far percepire che le forze dell’ordine garantiscono sicurezza, perché molte volte i cittadini non si sentono sereni quando escono da casa”. E questo al di fuori di qualsiasi fredda statistica. “Credo che un questore debba mettere più passione nel far vedere che opera accanto al cittadino, per far cessare il gap fra la sicurezza reale e quella percepita”. Certo, la crisi incombe e anche le istituzioni ne risentono, e tuttavia la rassicurazione di Maiorano, che pur ricorda come a Lecce si operi “già molto bene” è di voler lavorare perché la polizia si veda sempre di più sul territorio.   

Questo, all’insegna di un altro aspetto, che il nuovo questore ripone in primo piano: il lato umano.  “La nostra intenzione è riuscire a far vedere, anche nel più semplice intervento, come la denuncia di un furto, la vicinanza alla vittima, che non deve essere trattata da un punto di vista meramente burocratico”. Pensare, ad esempio, al furto di un’auto. “Magari dietro c’è un mutuo”, e quindi un piccolo, grande dramma personale. Appunto: “Servi della legge, schiavi della nostra umanità”. 

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