Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Due anni da questore, il saluto di Carella: "Collaborazione dei cittadini fondamentale"

Al suo posto arriverà un calabrese, Antonio Maiorano. Vicenzo Carella, 59 anni, dirigerà la questura di Catanzaro. Insediatosi il 1° luglio del 2011, diverse sono state le operazioni di rilievo. Il suo pensiero è però soprattutto rivolto ai cittadini: "Grazie a loro, più prevenzione"

LECCE – Dopo due anni lascia Lecce, destinato a Catanzaro con la qualifica di dirigente generale. Per Vincenzo Carella, 59enne, non è un abbandono facile. Mesagnese, fin dalle prime battute del suo insediamento ha avvertito profondamente come proprio un territorio, il Salento leccese, che con la terra brindisina divide da sempre sorti e retaggi culturali.

Carella si era insediato ufficialmente il 1° luglio del 2011. Ora è atteso da una nuova missione, in Calabria. Al suo posto, ironia della sorte, proprio un calabrese, Antonio Maiorano, nativo di Scala Coeli, fino ad oggi direttore del Servizio operazioni antidroga della Direzione centrale per i servizi antidroga del Dipartimento della pubblica sicurezza e in precedenza questore di Terni.

Oggi il suo saluto alla città e alla provincia di Lecce, nel quale Carella intende sottolineare come i cittadini salentini abbiano “sempre manifestato vicinanza e fiducia alle forze dell’ordine” non facendo mai mancare “la loro collaborazione che, nella complessa gestione della sicurezza, gioca un ruolo fondamentale ed imprescindibile, soprattutto per la prevenzione e repressione dei fenomeni di microcriminalità, che tanto influiscono sulla percezione della sicurezza”.

“In questo sono sempre stato affiancato egregiamente dalle altre istituzioni con le quali abbiamo collaborato quotidianamente ed  in armonia – ricorda -, nel rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuno, con la consapevolezza della necessità strategica di mettere in comune risorse ed esperienze, convergendo verso l’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini e, nel contempo, il libero esercizio dei diritti democratici”.

Da qui i ringraziamenti al prefetto Giuliana Perrotta, “sempre sensibile a tutte le istanze del territorio”, all’autorità giudiziaria “con la quale abbiamo alacremente e proficuamente collaborato”, e ai comandanti provinciali delle altre forze di polizia ed i rappresentanti di tutte le istituzioni locali.

Ma il primo pensiero di Carella è comunque rivolto sempre “ai tanti cittadini che in questi anni ho incontrato, appartenenti alle istituzioni e privati, uomini e donne di questa terra cui sono particolarmente affezionato e che sento mia, non solo per la vicinanza geografica con i luoghi dove sono nato e cresciuto, essendo originario di Mesagne, ma anche perché a Lecce ero già stato da vicario negli anni dal 2002 al 2004, maturando un’esperienza che mi è stata preziosa quando sono tornato da questore”.

“Non sono mancati in questi anni successi professionali, conseguiti anche in virtù della preparazione e della dedizione dei miei collaboratori, che non finirò mai di ringraziare. Non sta a me segnare un bilancio di quanto sono riuscito a fare – aggiunge -, ma di certo posso dire che il mio impegno non è mai mancato e che ho compiuto ogni sforzo possibile, in un periodo difficile com’è quello attuale in cui, a fronte di un aumento degli impegni, soprattutto di ordine pubblico, le risorse sono state le stesse”.

“Lecce è una città con grandi potenzialità di sviluppo, per la ricchezza di storia, di cultura, per la bellezza del paesaggio – conclude il questore uscente -, ma anche per l’ospitalità e la generosità della sua gente, per questo è con grande dispiacere che lascio questo incarico, del quale conserverò sempre un felice ricordo”.

E sarebbero tante le operazioni da menzionare e che si sono svolte nel periodo in cui Carella è stato al vertice della questura di Lecce. Una da menzionare è sicuramente “Break Open”, l’inchiesta che ha permesso di stroncare un agguerrito gruppo dedito ai furti con “spaccate” fra Lecce e hinterland (specialmente nord Salento). Ma, soprattutto, restano pietre miliari le varie operazioni che hanno permesso di chiudere il cerchio su vasti giri criminali, spesso intrecciati fra loro, incentrati soprattutto sui traffici di droga (ma anche su estorsioni e gestione del gioco d’azzardo), con tutto il corollario di agguati a colpi di pistola per la supremazia sul territorio, negli eterni rigurgiti mafiosi.

Da questo punto di vista, l’operazione “Cinemastore”, quella successiva, “Speed Drug” e infine le manette agli irriducibili che si sarebbe contesi gli spazi nel vuoto di potere generato proprio dai duri conflitti in precedenza, hanno segnato una svolta importante per la città. 

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