Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Incastrato dalle telecamere prima della rapina, condannato a 5 anni e mezzo

Condanna pesante, in primo grado, per Antonio Capoccia, il 46enne accusato della rapina compiuta il 16 giugno 2014 nel negozio d'abbigliamento "Liu Jo" di via Zanardelli. La sentenza è stata emessa dai giudici della prima sezione del Tribunale di Lecce

LECCE – Condanna pesante, in primo grado, per Antonio Capoccia, il 46enne accusato della rapina compiuta il 16 giugno 2014 nel negozio d’abbigliamento “Liu Jo” di via Zanardelli. La sentenza è stata emessa dai giudici della prima sezione del Tribunale di Lecce. Bisognerà attendere 45 giorni per leggere le motivazioni di una sentenza in cui ha pesato, con ogni probabilità, un precedente per tentata rapina e la mancata concessione delle attenuanti generiche. Dopo il deposito delle motivazioni, il legale di Capoccia, l’avvocato Maria Cristina Brindisino, presenterà istanza di appello. Capoccia avrebbe agito spinto dalle garvi condizioni di indigenza in cui si trovava.

Il 46enne fu arrestato dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Lecce il 14 agosto del 2014 su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Lecce, Vincenzo Brancato. La rapina, come detto, era stata messa a segno circa due mesi prima. Erano le 18,40 quando un uomo, con cappuccio calato in testa e guanti in lattice indossati proprio per non lasciare impronte, irruppe nel negozio, facendosi consegnare dalle commesse l’intero incasso (circa 250 euro), fuggendo poi a piedi nel pieno dello shopping serale.

CAPOCCIA ANTONIO-2-2-2A incastrarlo fu un particolare non da poco. Passamontagna e guanti, infatti, sono strumenti molto utili per chi si accinga a mettere a segno un furto, una rapina o qualche altro tipo di crimine. Ma sono al contempo perfettamente inutili se indossati esattamente al di sotto di una videocamera di sorveglianza, pochi istanti prima dell’azione. In un mondo dominato dagli occhi elettronici il “Grande fratello” è sempre dietro l’angolo. In questo caso, nel senso letterale.  Capoccia, personaggio già noto alle forze dell'ordine, prima di fare irruzione dentro “Liu Jo”, si era fermato per diversi minuti sotto una banca nelle vicinanze.

Tramite le telecamere, i carabinieri del Norm hanno scoperto che l'uomo era stato immortalato proprio mentre indossava i guanti in lattice e una vistosa felpa a maniche lunghe, cosa del tutto anomala, se si considera che quel giorno c’erano quasi 30 gradi. Sulla scorta degli elementi raccolti e dalle successive descrizioni fornite dai testimoni, i carabinieri identificarono il rapinatore.

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