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I traffici di vite umane

Il “Re dell’Italia” che garantiva viaggi verso tutto il nord dell’Europa

Alaa Qasim Rahima, iracheno, residente vicino Venezia, coinvolto sia in sbarchi verso il Salento, sia nel transito di migranti in altre nazioni del Vecchio Continente

LECCE - Alaa Qasim Rahima, 38 anni, iracheno, residente a Fossalta di Piave, nei pressi di Venezia, detto anche “Re dell’Italia”, è uno dei soggetti di maggior interesse investigativo.

Noto anche come “Abu Al Hawl”, avrebbe fornito assistenza sul territorio nazionale a migranti e scafisti con viaggi organizzati da altri trafficanti, tra i quali spicca sempre Awat Abdalrahman Rahim Rahim (47enne, iracheno residente in Turchia), avvalendosi come sempre dei servigi di Majid Muhamad (iracheno, 52 anni, residente a Bari), oltre a quelli in alcune circostanze di Kawa Jasim Mohammed Mohammed, 42enne iracheno, residente a Cremona. Obiettivo: permettere ai richiedenti il raggiungimento delle destinazioni finali, il più delle volte Paesi del Nord Europa.

Il denaro circolava tramite agenzie di fiducia

Rahima sarebbe stato capace di gestire, a tale proposito, una rete in grado di operare in più nazioni, avvalendosi anche della collaborazione del fratello (Omar Qasim Rahima, 31enne), con profitti davvero notevoli.

Dalle conversazione captate emerge l’imponente disponibilità di mezzi finanziari destinati alla gestione del traffico di migranti in Europa e il fatto che facesse circolare il denaro grazie ad agenzie di sua fiducia in Turchia, sostenendo costi ridotti. Per esempio, con somme cospicue movimentate su un conto corrente nei Paesi Bassi, a un certo punto bloccato proprio per via di movimenti sospetti. E non sarebbe stato l’unico conto corrente. L’altro, infatti, sarebbe stato aperto in Turchia.

L’uomo avrebbe gestito soprattutto i traffici via terra, agevolando il passaggio di migranti, a piedi, da nazioni come Serbia e Bulgaria. Mantenendo una una posizione di vertice, nel composito mosaico. Da lui, infatti, sarebbero passati molti di coloro destinati in Germania, in Austria, in Belgio.

Una rete di autisti pronti a tutto

Per gli inquirenti, Rahima avrebbe gestito gli spostamenti dei migranti da Paesi dell’area balcanica attraverso una fitta rete di autisti cashef (in arabo, staffette apripista) e di autisti detti durmush (in arabo, il pullmino per il trasporto dei migranti). Con guadagni davvero ingenti. Per gli inquirenti, infatti, Rahima, avrebbe avuto rapporti diretti con i migranti, contrattando il prezzo del viaggio, fornendo indicazioni sugli spostamenti da effettuare e i soggetti da contattare. Avrebbe, inoltre, attivato sodali presso i vari Paesi  per gestire le varie fasi dei trasferimenti, costituendo un punto di riferimento per i migranti che si muovevano dall’Italia in altre località e, ovviamente, guadagnando cifre sbalorditive da questi traffici.

Ma non solo. Sembra che il “Re dell’Italia” (e delle auto) fosse talmente potente da dare una mano anche a chi sbarcava sulle coste. Specie quelle salentine. Ed ecco un ulteriore intreccio fa ruoli e personaggi.

Il suo ruolo negli sbarchi nel Salento

Diverse sono le situazioni che avrebbero messo a nudo il ruolo di Rahima, nel recupero di scafisti in difficoltà. Ad agosto del 2020, per esempio, dopo uno sbarco a Porto Selvaggio con 82 migranti, con due scafisti turchi colti in flagranza e successivamente recuperati su indicazione del 38enne, o a ferragosto dello stesso anno, con il solito Muhamad che avrebbe aiutato un paio di migranti, dopo viaggio organizzato da Rahima.

Sempre Muhamad, avrebbe poi agito su incarico di Rahma per trasferire da Lecce a Verona sei migranti. Questi, e altri episodi, come quello in cui Rahima avrebbe chiesto dopo sbarchi del 7 e dell’8 agosto del 2020 di traferire da Brindisi a Bari un migrante (con Majid Muhamad resosi disponibile a recuperarne altri giunti sulle coste salentine dalla Grecia), o un altro del 14 agosto del 2020, in cui  Muhamad, su incarico di Rahima, avrebbe prestato assistenza a un migrante irregolare nel territorio, ottenendo in cambio il pagamento di un corrispettivo in danaro da parte del potente Abdalrahman Rahim Rahim, 47enne iracheno (tramite altri soggetti, con il metodo sarafi, di cui è già detto), lasciano trasparire l’ampiezza di contatti e intrecci.

Ancora, si menzionano lo sbarco del 6 dicembre del 2020, quando dalla Turchia sono arrivati a Torre Castiglione, non lontano da Porto Cesareo, cinquantasei migranti a bordo di un’imbarcazione condotta da due scafisti, anche questi recuperati da Muhamad su richiesta di Rahima, per poi essere trasferiti ad Ancona da dove avrebbero preso un traghetto per rientrare in Turchia, e quello del 19 dicembre successivo, avvenuto vicino a Gallipoli, con settantatré migranti scoperti e due scafisti recuperati sempre nello stesso modo e sotto stessa indicazione, per fare poi rientro in Grecia.

E pensare che quelli presi in esame, perché corroborati da riscontri, sono solo alcuni degli episodi di sbarchi nel Salento.

Per approfondire

Per tutti gli approfondimenti, e qualche curiosità, consigliamo di leggere gli articoli che seguono: Quattro boss, un esercito di scafisti e un fiume di denaro: così gestivano i traffici;  L'inchiesta giornalistica che ha anticipato gli investigatoriLo sfuggente iracheno che dalla Turchia gestiva enormi traffici

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