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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca

Reti sempre più estese, affari & gaming: così cambia la criminalità locale

Dai traffici di droga anche di tipo internazionale, fino all'infiltrazione nel tessuto economico e amministrativo, passando da nuovi settori, in cui molta attenzione vi è sul gioco d'azzardo. Il rapporto della Dia al Parlamento per il primo semestre 2021

LECCE – Sempre meno aggressiva, sempre più sofisticata nella sua ricerca di un consenso sociale, con un processo d’infiltrazione nel tessuto economico – così come in quello politico – che ormai è meccanismo ben noto e in atto da tempo. È il volto della criminalità organizzata salentina che, mandate ormai (quasi) in pensione le mitragliette, ha di fatto quasi del tutto completato la trasformazione da struttura di tipo paramilitare a formazione imprenditoriale.

Giacca e cravatta non significa, però, abbandonare gli affari più redditizi, fra i quali immortale resta il traffico di droga. Ma, di fatto, alla tradizione si accompagna sempre più l’innovazione. Meno sangue per le strade, più accordi lucrosi per tutti. I vorticosi giri di denaro attorno al settore del gaming fanno scuola.

Sono, questi, alcuni degli aspetti più interessanti che emergono dalla relazione semestrale al Parlamento della Direzione investigativa antimafia, fresca di pubblicazione. Trattandosi, però, della relazione riguardante il primo semestre del 2021, va detto subito che in alcuni singoli passaggi l’analisi è stata superata dall’evoluzione dei fatti più recenti.

Immigrazione clandestina

Sul finire della relazione, ad esempio, nel capitolo dedicato alla provincia di Lecce, si fa riferimento al fenomeno dell’immigrazione clandestina, definendolo come “sostanzialmente immutato” nel “modus operandi adottato dalle organizzazioni criminali anche transazionali che trasportano dalle coste greche e turche a quelle leccesi carichi di migranti con potenti gommoni oceanici ma anche mediante barche a vela”.

In realtà, con l’operazione “Sestante” del gennaio scorso, il quadro è cambiato in modo radicale dopo interi decenni. Il Gico della guardia di finanza, agendo in collaborazione con le autorità albanesi e greche, ha assestato un colpo a questo tipo di traffici che ha stordito, come raramente in passato, le organizzazioni criminali di riferimento sulla rotta balcanica.

Il salto nell'economia e nella politica

Messo (per ora?) da parte il capitolo sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in cui peraltro quasi del tutto assente è sempre stata la partecipazione di soggetti locali, resta tutto il resto. E ce n’è di carne al fuoco. Spartiacque fra un prima e un dopo resta la nota inchiesta “Final Blow” della polizia che “avrebbe decapitato i vertici della criminalità organizzata” nell’area di Lecce e dintorni. Senza per questo interrompere del tutto certi tipo di fenomeni, specie considerando le conseguenze della pandemia da Covid-19 “tanto da configurare nell’intera area salentina un andamento mafioso che […] ha lasciato spazio a profili di impresa politico-criminale tendenti a ricoprire piena titolarità nei mercati”.

In sostanza, “i problemi di liquidità connessi con le difficoltà economiche delle imprese faciliterebbero un meccanismo di controllo del territorio da realizzarsi mediante forme di assistenzialismo economico alle persone in difficoltà da parte di clan sempre pronti a reimpiegare i capitali illeciti accumulati”, si spiega nella relazione. “Al contempo la ricerca di intrecci e complicità tra soggetti eterogenei per interessi, ruoli e competenze consentirebbero alle consorterie mafiose di insinuarsi in quell’area grigia del corpo sociale per permeare in maniera silente il tessuto economico e amministrativo”.

A tale proposito, si sprecano nella relazione gli esempi, con la citazione delle numerose interdittive emanate dal prefetto di Lecce “a carico di imprese ritenute vicine ai sodalizi mafiosi, nonché nei provvedimenti di scioglimento dei consigli comunali”. Tutta materia di cui si abbondantemente parlato nel tempo. E, al di là di tutto, vi è un passaggio interessante: “Nell’ampio novero dei settori dell’economia legale – scrivono i relatori – le consorterie salentine si manifesterebbero capaci di effettuare redditizi reinvestimenti dei proventi illeciti ma anche di occultare e movimentare abilmente capitali ai fini di evadere o eludere il fisco”.

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Gli intrecci con altri territori

Ma come evolvono i mercati illeciti? Un esempio pratico della capacità di intessere accordi superando i confini provinciali e regionali arriva dal traffico di rifiuti. Vale su tutti l’esempio riferito dell’operazione “Sangue Amaro” del 27 gennaio 2021, in cui è emersa “un’attività illecita di gestione e smaltimento gestita secondo una specifica filiera e con il concorso di due aziende operanti in Campania e nel Lazio”. Con illeciti nella compilazione e ricezione di formulari di identificazione dei rifiuti e la distruzione o l’occultamento di “rilevanti quantità degli stessi”.

E non solo. Soprattutto nel traffico di stupefacenti, s’intravedono casi di respiro persino internazionale. E non si sta parlando solo del classico trasporto di ingenti quantitativi di marijuana dalle coste albanesi a quelle salentine tramite gommoni, ma di livelli ancor più complessi, come emerso nell’operazione “Skipper”, che la stessa Dia ha portato a termine con la Squadra mobile ai primi di febbraio del 2021.

A monte, una capillare rete di raccordo fra Brasile, Olanda e Italia per il commercio di enormi quantitativi di cocaina che transitavano dalla Campania, fino a raggiungere il basso Salento, sfruttando intere flotte di Tir. Una vicenda per la quale vi sono già stati importanti e recenti sviluppi processuali, con pesanti condanne.  

Allo stesso modo, proseguono i legami storici fra mala salentina e albanese, come dimostrato da un’altra indagine della Dia, “Nuovi Orizzonti”, per la quale proprio nel febbraio scorso sono state formulate richieste di condanne per quasi mezzo secolo. In questo caso, la droga era destinata a raggiungere diverse piazze italiane, in particolare quelle di Trentino Alto Adige, Lazio e Campania.

L’esistenza di reti così estese, persino raffinate, non preclude la persistenza di forme parallele di smercio di droga con metodi convenzionali e più territoriali. A tale proposito, la relazione della Dia cita tre arresti dei carabinieri nell’area di Campi Salentina risalenti al 26 marzo del 2021. Nella circostanza, è stata individuata la figura di un elemento con trascorri nello storico clan De Tommasi e vicino anche al sodalizio Pepe della Scu, che avrebbe sfruttato il proprio carisma per imporsi anche sulla concorrenza nella propria area. Anche in questo caso, la fase processuale è abbastanza avanzata, essendo stati emessi a dicembre 2021 i primi verdetti.

La nuova frontiera: il settore del gaming

Una delle frontiere più interessanti, emersa in svariati filoni d’inchiesta degli ultimi anni, è però soprattutto quella che fa capo a gaming e gioco d’azzardo. “Diverse attività investigative e di analisi – si spiega nella relazione - hanno infatti consentito di rilevare come le organizzazioni criminali siano sempre alla ricerca di nuove e più sicure forme di riciclaggio ed abbiano orientato il loro interesse verso attività commerciali ed imprenditoriali caratterizzate da grandi movimentazioni di denaro contante quali quelle operanti nel settore della gestione di sale da gioco e della raccolta di scommesse, nonché verso l’acquisizione di attività commerciali, bar e ristoranti per inserirsi nei circuiti dell’ economia legale”.

Nella relazione si fa ampio riferimento all’operazione “Doppio gioco” con cui la guardia di finanza ha smantellato un’organizzazione che gestiva un vorticoso giro d’affari nel settore delle slot machine, dei videopoker e nella raccolta di scommesse per eventi sportivi fatte confluire sulle piattaforme informatiche di bookmaker stranieri operanti sul territorio senza autorizzazione rilasciata dall’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. E proprio nelle scorse ore sono arrivate le prime condanne. L’articolo è stato redatto giusto ieri.

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