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Invalido, ma guidava e faceva la spesa. E ora rischiano la condanna in cinque

Invocate le pene per marito, moglie e nipote, ma anche per due dei tre medici coinvolti, Fiorino Greco e Maurizio Pancosta

LECCE – Il prossimo 16 settembre, dopo la discussione degli avvocati difensori, vi sarà la sentenza, con rito abbreviato, su un caso risalente al dicembre del 2016, periodo in cui, dopo otto mesi d’indagini, i finanzieri del Gruppo di Lecce, denunciarono un falso invalido e alcuni medici.

Oggi, davanti al giudice per le indagini preliminari Giovanni Gallo, il pubblico ministero Donatina Buffelli ha formulato le richieste di condanna per cinque dei sei coinvolti. In primis, appunto, l’uomo che a suo tempo fu smascherato dalle “fiamme gialle”, Fernando Miglietta, originario di Trepuzzi, 77 anni, anche se domiciliato a Lecce con la moglie, Adriana Andriani De Vito, 65enne. Per entrambi, il pubblico ministero ha invocato condanne pari a un anno e otto mesi. 

Anche il nipote rischia

Non solo loro, ma anche per il nipote, Salvatore Papa, 49enne, che all’epoca fungeva da accompagnatore alle visite mediche, è stata richiesta una condanna, sebbene di molto inferiore, di sei mesi. Per due professionisti, invece, Maurizio Pancosta, 63enne di Lecce, medico di medicina generale, e Fiorino Greco, 69enne, fisiatra e responsabile del presidio riabilitativo distrettuale dell’Asl di Lecce, è stato chiesto un anno a testa. Val la pena ricordare che, appena una settimana addietro, Greco, molto attivo anche in politica (è stato anche assessore a Lecce), è stato condannato in primo grado a quattro anni e due mesi in un altro processo per voto di scambio, circa presunte pressioni sugli elettori per favorire il figlio, a suo tempo candidato sindaco a Novoli, comune di cui la famiglia è originaria. 

L’unica assoluzione è stata invocata per un terzo medico, Massimiliano Cazzato, 52enne, leccese, anche se ora residente a Badia di Cascina, in provincia di Pisa (è reumatologo presso l’Azienda ospedaliero universitaria pisana), ritenuto evidentemente estraneo alla vicenda.

Invalido, ma guidava e faceva la spesa

Durante le indagini, che durarono per buona parte del 2016, i finanzieri scoprirono che Miglietta, sebbene ufficialmente incapace di provvedere in autonomia e di camminare senza un accompagnatore, di fatto fosse in grado di svolgere normali attività. Tanto da mettersi al volante dell’auto, fare la spesa, recarsi in edicola, al bar. Ovunque. Da solo e senza necessità di ausili o accompagnatori.
Pedinato e filmato di nascosto, in qualche frangente fu notato anche in compagnia del nipote che, poco prima di entrare presso la sede dell’Inps di Lecce per andare a sostenere la visita di revisione riguardante l’invalidità, avrebbe aperto la sedia a rotelle, facendolo “accomodare” per spingerlo davanti alla commissione, senza destare sospetti. 

Le attività investigative iniziali si conclusero con la denuncia dell’uomo, della moglie, del nipote e dei tre medici, per le ipotesi di reato riguardanti la truffa in concorso e continuata, nonché, per i professionisti, per false attestazioni, con segnalazione ulteriore all’Ordine nazionale. La direzione provinciale dell’Inps di Lecce collaborò alla fase d’indagine, consentendo di sottoporre di nuovo a controllo Miglietta, avviando in seguito le procedure per la sospensione di ulteriori erogazioni. 

Furono sequestrati 25mila euro

La Procura, su richiesta dei militari, dispose anche il sequestro per equivalente di beni per oltre 25mila nei confronti dell’uomo ritenuto a tutti gli effetti un falso invalido, come ristoro delle somme percepite ai danni del sistema previdenziale e delle categorie legittimamente protette. Quanto a Miglietta, in quei giorni rimase fermo sulle sue posizioni, continuando a sostenere di essere affetto da una grave invalidità e dichiarando che, grazie all’uso alcuni farmaci, poteva, sebbene in maniera temporanea, condurre una vita normale. Una giustificazione che non gli valse a evitare anche il ritiro del tagliando di invalidità che gli consentiva di beneficiare dei parcheggi sulle strisce gialle. 

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Antonio Mauro, Silvio Verri, Massimiliano Petrachi, Lucia Resta, Luigi Covella, Francesco Fasano e Maurizio Memmo. 

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