Sulle orme dell'evaso: la scientifica a caccia di tracce nella vettura della fuga spericolata

Nel comando dei carabinieri di via Lupiae sono iniziati questa mattina i rilievi affidati agli esperti comandanti dal luogotenente Vito Angelelli. Nella Toyota Yaris rapinata a una donna dall'ergastolano Fabio Antonio Perrone si cerca ogni minimo elemento che possa fornire qualche indizio utile

LECCE – C’è un luogo in cui a ogni domanda si prova a fornire una risposta solida, confortata dall’analisi. E’ il piccolo laboratorio della Sezione investigazioni scientifiche del comando provinciale di via Lupiae dei carabinieri, dove si fa fatica a muoversi fra computer, microscopi e provette. Qui, un manipolo di militari comandanti dal luogotenente Vito Angelelli ha già svelato i dettagli infinitesimali di centinaia di delitti d’ogni tipo. La goccia di sangue, il capello, il pelo che ha permesso di ricomporre un Dna, dare forma e sostanza a un sospetto, o magari escludere qualcuno ed evitare un errore giudiziario.

Ora questi uomini, un reparto che fa capo diretto al Nucleo investigativo comandato dal capitano Biagio Marro, sono chiamati a una nuova impresa: cercare quella traccia in più, magari per ora invisibile, che potrebbe portare i colleghi addetti alle indagini sul campo lungo le orme di Fabio Antonio Perrone, l'ergastolano 42enne di Trepuzzi, ricercato fin da venerdì scorso. O di eventuali complici. Perché c’è anche quest’eventualità nel quadro generale di un’inchiesta che si sta facendo avvincente come un romanzo giallo. Dov’è nascosto Perrone? Qualcuno l’ha aiutato? La fuga era programmata o ha solo sfidato la sorte? Queste e mille altre domande si affollano nella mente nelle ore e nei giorni che passano.

La scientifica, dunque, sta cercando qualcosa che potrebbe essere sfuggito all’occhio umano nell’abitacolo della Toyota Yaris. Questa è l’auto rapinata da Perrone a una donna nel parcheggio del “Vito Fazzi”, dopo essere sfuggito agli agenti della polizia penitenziaria. E’ stata ritrovata ieri sera alla periferia di Trepuzzi, in via Campania. Ancora non è stato sciolto il dubbio su quando sia stata parcheggiata. Gli stessi residenti non sembrano concordi fra loro. Ma per qualcuno fra gli investigatori è probabile che fosse lì fin da venerdì pomeriggio, cioè subito dopo l’evasione, quando ancora la macchina organizzativa delle ricerche si stava mettendo in moto. Nel giro di qualche ora ogni strada sarebbe stata presidiata, il volto di Perrone finito su web e televisioni, la targa dell’auto ricercata lanciata ai quattro venti con ogni canale. Il fuggitivo doveva muoversi in fretta sfruttando quel limbo temporale in cui ogni informazione è ancora da ricomporre. 

Due aspetti hanno colpito subito l’attenzione. L’auto era ben parcheggiata, accostata al margine del marciapiede, e lo sportello chiuso. Come se, chi l’ha condotta fino a quel punto, si sia sforzato di non essere appariscente, comportandosi come un cittadino qualunque. Probabilmente sarà arrivato anche a velocità normale, proprio per non dare nell’occhio. Insomma, una freddezza non comune, indipendentemente che a portarla lì sia stato un Perrone ancora carico di adrenalina per la fuga con tanto di sparatoria, o un ipotetico complice.

IMG-20151106-WA0041-6Dove siano le chiavi originali, ovviamente non si sa, se in ancora in possesso di Perrone o di qualcun altro, o gettate chissà dove. Di certo, dopo il sequestro di ieri sera, questa mattina i carabinieri hanno dovuto aprire la Yaris usando il doppione in possesso della proprietaria. L’auto è stata rovistata con minuzia, ma fra le tasche, sotto i sedili e in ogni altro luogo, portabagagli incluso, non sembra che sia stato trovato nulla di particolare interesse, nessun oggetto riconducibile all’evaso. La cosa più preziosa, la Beretta calibro 9 sottratta a uno degli agenti che lo scortavano, ovviamente sarà rimasta ben stretta fra le sue mani.

Le investigazioni, però, sono lunghe e ci vorrà almeno un giorno intero per sondare ogni angolo con solventi e strumenti rilevando, per esempio, tracce ematiche e biologiche in generale, così come fibre di tessuti, le classiche impronte digitali, o anche terriccio, sabbia e altri materiali che possano indicare il passaggio in una zona ben precisa. Quello che faceva Sherlock Holmes nei libri di Sir Arthur Conan Doyle, usando la lente sotto le ruote delle carrozze.

Eventuali ritrovamenti di natura biologica saranno poi comparati con il Dna della proprietaria della Yaris e di altre persone che abitualmente usano quel veicolo. La presenza di tracce non riconducibili a loro e nemmeno a Perrone potrebbero indicare la presenza di terzi nel veicolo e dare corpo all’idea che l’ergastolano, a un certo punto, possa aver incontrato qualcuno. Ma prima che arrivino i responsi dei laboratori occorrerà tempo.

Le indagini tradizionali, intanto, proseguono. Nelle vicinanze di via Campania, una zona di Trepuzzi piuttosto decentrata, non sembra che vi siano telecamere, ma nulla esclude che altri occhi elettronici disseminati in giro abbiano ripreso il passaggio dell’auto. In fin dei conti, non è ancora chiaro quale tragitto abbia percorso. Dopo l’uscita dal “Fazzi”, la Yaris è stata vista per l’ultima volta imboccare la tangenziale. Poi, è ricomparsa all’improvviso ieri sera. Parcheggiata a regola d’arte.

L’EVASIONE

Verso le 11 di venerdì 6 novembre Perrone era stato trasportato sotto la scorta di due agenti della penitenziaria (altri due erano impegnati con un secondo detenuto e l’autista nel furgone) dal carcere di Borgo San Nicola nel reparto di Chirurgia endoscopica del “Vito Fazzi” dov’era prevista una colonscopia.

Ma, una volta sfilategli le manette, con una mossa repentina, aveva strappato la pistola d’ordinanza dalla fondina di uno degli agenti, ingaggiando un cruento conflitto a fuoco, culminato con il grave ferimento di uno dei due a una gamba (operato d’urgenza e dopo fuori pericolo) e con un proiettile che aveva colpito di striscio anche un anziano recatosi nel nosocomio in visita a un parente.

Sceso dal terzo piano a quelli inferiori usando le scale e uscito dal pronto soccorso, inseguito dall’agente di polizia del posto fisso e da un vigilante della Securpol Security, era poi riuscito a rapinare la Yaris a una donna che si trovava nel parcheggio, fuggendo a tutto gas e investendo di striscio anche un’altra guardia giurata davanti all’uscita.

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Perrone è stato condannato all’ergastolo il 23 giugno scorso, con rito abbreviato, per l’omicidio di Fatmir Makovic, 45enne montenegrino residente nel campo “Panareo”, e il tentato omicidio del figlio, fatti avvenuti il 29 marzo scorso in un bar di Trepuzzi per motivi mai del tutto chiariti. Alle spalle ha una condanna a diciotto anni per associazione mafiosa, armi e droga. Pericoloso e pronto a tutto, ha già dimostrato in passato di sapersi muovere bene anche sotto la pressione psicologica di frenetiche indagini e ricerche in corso.     

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