Cronaca

Lecce: salta la scuola perchè non ha acqua per lavarsi

Nove famiglie senz'acqua da tre settimane perché l'Acquedotto pugliese ha deciso di rimuovere il contatore della palazzina "18/B" dell'Istituto case popolari al rione San Pio. E i disagi sono infiniti

Che senso ha parlare di "Lecce porta d'Europa" se Lecce nasconde nelle sue viscere la porta del degrado forzato. Oltre la cui soglia la dignità umana viene sapientemente lasciata da enti e istituzioni in balia delle competenze a scarica barile. Il rione San Pio non fa parte degli itinerari turistici di cui tanto si fregia la città barocca, perché lì, di barocco, non vi è nulla. E poi è fuori dal circuito dello shopping. Eppure questa porzione della città è a due passi, proprio due, da Porta Rudiae. Come lo volete chiamare se non centro. Non è certo questa una prerogativa che dovrebbe tutelare maggiormente la vita dei cittadini (del centro) rispetto ai residenti alle periferie, ma se un gruppo di inglesi dovesse staccarsi dal circuito ufficiale dei percorsi turistici e inoltrarsi per il rione San Pio e oltrepassare gli archi in pietra leccese con su scritto "Istituto autonomo case popolari", beh, cosa racconteremo loro di "Lecce Porta d'Europa"? Che è tutto un bluff?

Perché con tutto il rispetto per i turisti, dei quali in questa circostanza non ce ne può fregare di meno, nella palazzina dello Iacp, la "18/B", per la precisione, nove famiglie sono senza acqua da tre settimane. Una vergogna .Come altro la volete chiamare, signore e signori? Nove famiglie senz'acqua perché l'Acquedotto pugliese ha deciso di rimuovere il contatore della palazzina "18/B". Il motivo? Lo Iacp non ha pagato le ultime 23 bollette dell'acqua, vale a dire che l'Istituto sarebbe moroso con l'Acquedotto di circa 4mila e 700 euro. Scendendo nei particolari la vicenda si complica: la verità è che l'amministratore Iacp, dovendo ora rispondere di qualche reato con la Giustizia, in tutti questi anni non avrebbe provveduto a segnalare ai suoi inquilini il consumo d'acqua, i quali, nonostante le sollecitazioni a riguardo, si sono visti tre settimane fa "tagliare" l'erogazione dell'acqua. Ora in quella palazzina vi abitano in tutto 9 famiglie, circa 15 persone, tra cui bambini, ragazzini, uomini donne e anziani, come una signora novantenne. Lo stabile è fatiscente, al limite della decenza. Entri, e la prima cosa che pensi è "ma dove siamo?" Lory ha soli 15 anni e come tutte le ragazzine di Lecce va a scuola: "La mattina - dice - sono costretta a lavarmi utilizzando la riserva d'acqua nelle taniche che ci prestano i vicini ma la situazione non è più tollerabile, tanto che non riesco ad andare a scuola perché non mi posso lavare". La madre, la signora Maria Grazia Gigante, 35 anni, ha evidenti difficoltà motorie. Per camminare è costretta ad aiutarsi con un carrozzina per neonati. Guardi dentro ma il pupo non c'è: "Ecco, guardate - indica con l'indice di una mano - qui c'era il contatore dell'acqua che poi è stato rimosso dai tecnici dell'Acquedotto".

Le fa eco Silvana Crusi, inquilina nella palazzina: "Ormai è risaputo che lo Iacp sembra volerci portare alle strette, costringerci in qualche modo a uscire da questi appartamenti per poi vendere tutto al migliore offerente, spiega. E aggiunge: "In questa palazzina ci sono quattro proprietari e 5 inquilini. Noi, affittuari senza lavoro, paghiamo per l'affitto circa 15 euro al mese, ma sono un po' di anni che su questa somma non vediamo in aggiunta il costo per il consumo dell'acqua. Abbiamo più volte fatto presente all'amministratore che così correvamo il rischio di vederci tagliata l'erogazione, cosa che poi è avvenuta. Cosa dice il presidente dello Iacp? Che in qualche modo avrebbero risolto il problema, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Cosa dicono dal Comune? Hanno risposto che non è loro competenza, anche se il sindaco potrebbe prendere ovviamente posizione per tutelare i nostri diritti. Ma tant'è".

Gli appartamenti dello Iacp del rione San Pio sono piedi di paradossi. Coloro che hanno potuto acquistare le abitazioni, due stanze, bagno microscopico e cucinino, 60 metri quadrati in tutto di "sana" umidità e muri fatiscenti, ora possono tranquillamente affittarle a 400, 500 euro al mese. Chi paga 15 euro al mese, come la signora Crusi, non può fare altro che tenersi quel che ha e arrangiarsi. "Guardate il soffitto del bagno - dice - è pieno di infiltrazioni. L'umidità è insopportabile e poi la cosa che ci sta veramente umiliando è la mancanza dell'acqua. Ma vi sembra una cosa normale? Noi disposti a pagare la nostra parte e l'Acquedotto che nonostante tutto viene e taglia".

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