In commissione passa l'emendamento al decreto legge: salvo il Tar di Lecce

Esenti dal taglio anche i Tribunali amministrativi regionali di Brescia, Catania, Salerno e Reggio Calabria, cioè quelli delle città sedi di Corti d'appello. Slitta invece al luglio del prossimo anno la soppressione di tutte le altre sedi distaccate

LECCE – Il Tar di Lecce è salvo. E con quello del capoluogo salentino, sono salvi i Tribunali amministrativi regionali di Brescia, Catania, Salerno e Reggio Calabria, cioè quelli delle città sedi di Corti d’appello. Slitta invece al luglio del prossimo anno la soppressione di tutte le altre sedi distaccate, vale a dire Latina, Parma e Pescara. Dal taglio della forbice previsto nel decreto legge Pubblica amministrazione si salva anche Bolzano.

L’approvazione in serata da parte della commissione Affari istituzionali dell’emendamento a firma del deputato del gruppo parlamentare Per l’Italia, Gregorio Gitti, riformulato da Emanuele Fiano del Pd, chiude una questione che aveva tenuto banco anche nel Salento, muovendo forti polemiche per le ripercussioni che una simile decisione avrebbe potuto comportare sulla gestione della giustizia amministrative ben tre province. Il Tar di Lecce, infatti, è punto di riferimento anche per Brindisi e Taranto. 

Questo specifico punto del cosiddetto “decreto semplificazione” del governo Renzi aveva generato “dubbi di legittimità costituzionale” ed era stato visto come “inutile e dannoso per il territorio”, per citare (fra i tanti) le recenti parole del senatore Luigi Perrone, presidente dell’Anci di Puglia, per via soprattutto “dell’aggravio dei costi”, contro i “diritti e interessi di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni operanti nella circoscrizione del Tar di Lecce”.  

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Il 27 giugno scorso si era svolto anche un consiglio comunale straordinario, nel corso del quale erano intervenuti anche parlamentari salentini ed esponenti del consiglio provinciale, incentrato proprio sulla questione, partendo da una premessa di base: i casi di Lecce e Catania potevano dirsi simili e del tutto particolari, in virtù di un carico di lavoro, tra giudizi pendenti e istanze depositate, superiore persino a quello delle sedi principali dei rispettivi capoluogo di regione, Bari e Palermo.

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