Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

"Cadavere in mare": ricerche fra Spiaggiabella e Torre Chianca, ma è falso allarme

L'avvistamento di un appassionato di kitesurf a circa mezzo miglio. Ma né i sanitari del 118 con gli acquascooter, né altri kiter per ora hanno notato nulla. Così come le motovedette della guardia costiera

LECCE – Un cadavere a circa mezzo miglio dalla costa. E’ quanto pensava di aver avvistato un appassionato di kitesurf nello specchio d’acqua fra le marine di Spiaggiabella e Torre Chianca. Una ferma convinzione non supportata, però, dalle ricerche messe in atto. Tanto che alle 18 le operazioni si sono interrotte. Anche la guardia costiera ha tirato i remi in barca.

Un falso allarme, dunque, con il protagonista alla fine mortificato per il dispendio di energie e mezzi. Ma non si può fargliene una colpa: di fronte a una possibile vita umana in difficoltà, a una famiglia che teme per la scomparsa di un congiunto, è sempre meglio segnalare che non farlo. A patto che si sia in assoluta buona fede, come sicuramente è stato in questo caso.

Era una giornata ideale, quella di oggi, per gli amanti del kitesurf, una disciplina che discende dal surf e che s’è diffusa molto negli ultimi anni. Intorno alle 15 l’uomo si trovava in mezzo al mare, come altri cultori, non distando più di 700 metri dalla riva, quando ha visto qualcosa che gli è parsa un corpo umano. Una spalla, braccia penzoloni, un pantaloncino. E’ pressappoco questa la descrizione, anche piuttosto precisa, fatta una volta rientrato per dare l’allarme, non prima di aver cercato egli stesso di vederci un po’ più chiaro.

Poiché i kite “volano” sull’acqua, procedendo a velocità sostenuta fra un balzo e l’altro, finché l’appassionato ha virato per tornare indietro, ha coperto non meno di 300 metri dall’oggetto avvistato. Una volta ritornato nel punto esatto in cui pensava di aver notato il corpo, però, non c’era nulla. Una valutazione errata, tradito forse da qualche riflesso sul pelo dell’acqua? Meglio non restare con il dubbio.

Rientrato sulla spiaggia, l’uomo ha avvisato i sanitari del 118 di postazione presso il lido San Basilide, facente capo alla polizia penitenziaria, dotati di acquascooter attrezzati per le emergenze. Gli operatori si sono recati nella zona dell’avvistamento, senza però notare nulla d’insolito. Tant’è. Nel frattempo è stato chiamato anche il 1530, numero di pronto intervento della guardia costiera, mentre anche altri kiter si sono fiondati in mare per dare manforte alle ricerche. Anche loro, però, senza esito. 

I militari, intanto, si sono recati in zona con due motovedette. Una fatta intervenire da Brindisi, che ha competenza per zona nord come attività Sar (Search and rescue), sempre però sotto il coordinamento dell'ufficio circondariale marittimo di Otranto, e un’altra proprio dalla Città dei Martiri, che ha sondato verso sud. Ben presto, però, s’è capito che (per estrema fortuna di tutti) non c’erano bagnanti in difficoltà o, peggio ancora, persone annegate. E così, anche questa vicenda è stata archiviata come un nulla di fatto, tanto più che non sono state presentarte nel frattempo denunce per persone scomparse in mare, nelle ultime ore. 

Un po' come avvenuto ai primi del mese a San Gregorio, marina di Patù, quando l’avvistamento di un bagnante in difficoltà, mai esistito, era stato di un giovane bagnino. E si era mossa in quel caso una macchina davvero imponente, anche con un elicottero e i sommozzatori dei vigili del fuoco. Per poi fare il classico buco nell'acqua.

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