Ex Saspi, archiviata l'inchiesta. Ma il sito resta una bomba ecologica

Non sono stare rilevate responsabilità per gli indagati. Ma il problema a monte rimane: urge ormai da anni una bonifica totale

I sopralluoghi del 2014.

LECCE – Che quel sito sia una bomba ecologica alle porte di Lecce, come s’è sempre detto, non lo nasconde nessuno e non la fa certo il giudice, che, anzi, riconosce come allo stato attuale la situazione sia ancora allarmante. Tuttavia, non vi sono responsabilità dirette, ravvisabili nei confronti dei quattro indagati, e da anni ormai, nella vicenda dell’ex inceneritore della Saspi.

Nessun percolamento, fosse anche solo in minima traccia, è stato riscontrato nel corso delle consulenze all’interno del muro di cinta e nelle vicinanze, tantomeno, ha rilevato il giudice Sergio Mario Tosi del Tribunale penale di Lecce, l’amministrazione comunale leccese è rimasta inerte di fronte al problema. Tutt’altro. Rileva, infatti, come più volte si sia prodigata per la bonifica, per monitorare la situazione e caratterizzare i rifiuti, non riuscendo ancora a perfezionare gli interventi per l’assenza dei fondi, mai forniti nella misura necessaria.

Si chiude con un’archiviazione, dunque, la vicenda che vedeva iscritti nel registro degli indagati ex dirigenti delle ditte che negli anni hanno gestito la raccolta, Pietro Colucci, Riccardo Montingelli, Raffaele Montingelli e il dirigente dell’epoca del settore Ambiente comunale, Fernando Bonocuore. Sul caso, nel novembre del 2014, vi fu anche il conferimento della Procura ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce e ai vigili del fuoco di interventi di carotaggi.

La denuncia dei proprietari di un fondo

La vicenda in questione nasce dalla denuncia presentata da alcuni proprietari di un fondo sulla strada provinciale Lecce-Lizzanello, nello stesso lotto dell’ex inceneritore. Questi lamentavano di aver scoperto, durante una consulenza per stimare il valore di un immobile sul fondo, come non fosse mai stata effettuata una bonifica, con rifiuti e ceneri ricoperti dal terreno. E c’è di più: nella denuncia presentata alle autorità aggiungevano anche di aver scoperto buchi nel muro di recinzione, effettuati senza che ne sapessero nulla. E, sempre stando ai termini della denuncia, le sostanze nocive avrebbero impregnato l’area tramite i buchi di scolo, rendendo impossibile qualsiasi utilizzo, a partire dalla coltivazione.

Durante l’inchiesta, è emerso che l’area di via Vecchia Lizzanello era stata utilizzata in passato dal Comune per smaltire i rifiuti solidi urbani, che venivano bruciati, con deposito di cenere in un’area antistante dove. Fin dagli anni ’80, nel sito, erano poi stati conferiti anche altri rifiuti, della tipologia che non si poteva bruciare, e, dopo la chiusura dell’impianto, praticamente tutta la spazzatura del capoluogo.

Di mezzo anche una causa civile in atto

Nel frattempo, all’inizio del 2018, è nato anche un contenzioso civile, con la Waste Management Italia Spa (oggi Unendo Spa) che ha richiesto il riconoscimento dell’obbligo in capo al Comune di Lecce di procedere all’acquisto dell’inceneritore. Il Comune s’è costituito replicando che questo non potrà accadere, fin quando non sarà svolta una bonifica, come stabilito per legge. E’ emerso anche che, sebbene l’incenerimento fosse stato gestito dalla Saspi, andasse considerato proprietario di fatto dell’impianto e delle pertinenze proprio il Comune. Mentre l’area sulla quale convergevano i rifiuti ha subito più passaggi di proprietà: dalla società Acs Service a Riccardo Montingelli e da questi ad altri ancora.

Il giudizio in sede civile ancora non s’è concluso, ma, sul piano delle responsabilità penali, il giudice rileva come il Comune di Lecce non sia rimasto con le mani in mano, anche sul fronte della sicurezza, per esempio con la ricopertura, usando materiale argilloso. E non solo. Nel giugno del 2010 è stato elaborato un progetto di bonifica piuttosto complesso, ma dalla Regione sono giunti finanziamenti per 520mila 638,23 euro, ritenuti insufficienti, tanto che tutto è stato rivisto con la sola messa in sicurezza dell’area, escludendo per ora la bonifica. Il progetto definitivo è poi stato approvato nell’estate del 2011 e appaltato nel 2012.

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