Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Dipendenti e medici Inps sul piede di guerra. Sciopero generale il 19 giugno

I sindacati Usb Pi e Anmi Femepa (per il personale medico) dichiarano l’astensione e si pongono in maniera critica contro la ‘disattenzione’ dell’amministrazione, le carenze di organico, l’impoverimento delle professioni e la mancata applicazione delle norme

LECCE – I dipendenti dell’Inps, dopo anni di lamentele e disagi, sono passati alle maniere forti e hanno proclamato lo sciopero generale per l’intera giornata del 19 giugno. L’ente di previdenza sociale, per parte sua, ha già comunicato la possibilità di incorrere in disagi, quali interruzioni o possibili carenze nel servizio erogato all’utenza. L’astensione è stata proclamata, in particolare, dalle sigle sindacali Usb Pubblico Impiego e da Anmi Femepa, l’associazione che tutela i medici in servizio e quelli esterni in convenzione. Le motivazioni sono numerose e pesantissime, a cominciare dal mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto nel 2009 e bloccato fino al 2020.

Usb, in particolare , in un ottica di tutela dell’intera platea dei dipendenti pubblici, punta il dito contro la recente riforma della pubblica amministrazione, varata dal Consiglio dei ministri il 13 giugno, che prevede la mobilità coatta, il demansionamento dei lavoratori considerati in esubero, la precarizzazione della dirigenza.

“Abbiamo deciso di scrivere un appello comune per chiamare tutti i dipendenti dell’Inps, dall’Area A alla dirigenza generale, ad una grande giornata di mobilitazione e speriamo che in tanti scelgano di scioperare – scrivono i referenti dell’Unione sindacale di base- . E’ vero, veniamo da anni di pesanti sconfitte, ma sarebbero state ancora più incisive se non ci fossimo stati noi a contrastare un’ondata repressiva che, nel pubblico impiego, non ha precedenti e ad organizzare una resistenza che alcuni risultati ha prodotto”.

La piattaforma dello sciopero generale, proclamato su scala nazionale, è stata costruita su obiettivi concreti e condivisi, che guardano all’occupazione, al reddito, ai servizi pubblici. E non sono esenti i medici dell’Inps, chiamati alle armi dal sindacato Anmi – Femepa: per queste ragioni anche i servizi del Centro medico legale dell’Inps di Lecce sono fortemente a rischio nel corso dell’intera giornata.

A monte della protesta vi sarebbe la condizione di “grave disagio lavorativo e del progressivo impoverimento economico  del personale medico dipendente, determinato dalla totale mancanza di attenzione da parte dell'amministrazione dell’ente”.

L’alta professionalità dei medici, che ha consentito all'Istituto di svolgere un ruolo strategico nel welfare sanitario nazionale, secondo l’associazione, sarebbe sottovalutata dai vertici amministrativi: “Invece di essere valorizzata, la competenza viene considerata come un elementare atto amministrativo, come una banale ed automatica di una semplice esecuzione procedurale e non come un atto di scienza e coscienza".

La complessità dell’ attività medico-legale, esercitata sui cittadini più deboli, dovrebbe essere valutata, quindi, attraverso indicatori di qualità e non solo mediante strumenti quantitativi che non tengono conto della specificità professionale dell'atto medico, anche in termini di responsabilità sanitaria.

A fronte, poi, della progressiva riduzione dell’organico medico, l’amministrazione continuerebbe a stipulare ‘contratti atipici’ che peraltro, stando alla denuncia di Anmi, “puntualmente disattende per far fronte a necessità operative che, sebbene già anticipatamente individuabili, non pianifica adeguatamente”.

La mancanza di organizzazione determinerebbe uno stato di confusione che, oltre ad appesantire l’attività dei Centri medici legali, inciderebbe negativamente anche sulla qualità del servizio offerto, creando disagi ai cittadini in condizioni di disabilità. Nel dettaglio, i sindacati hanno deciso di protestare contro “il mancato avvio del rinnovo del Contratto nazionale di categoria” e persino “contro la mancata applicazione delle norme contrattuali in vigore per la libera professione extra e intra moenia”.

Alla richiesta di assunzioni, però, insiste Usb, andrebbe aggiunta quella di adeguate risorse economiche per finanziare il processo d’integrazione del personale degli enti soppressi Inpdap e Enpals con quello Inps, onde evitare che permangano “insostenibili e ingiustificabili differenze di stipendio”.

Negli ultimi dodici anni, tra il 2002 e il 2014, il personale in forza all’Inps (eccetto Inpdap e Enpals), è diminuito da 33mila  a 23mila unità, compreso l’assorbimento di Inpdai e Ipost, mentre l’organico teorico avrebbe subìto un taglio ancora più pesante. “Tornare ad assumere è indispensabile – concludono i sindacati- . Tornare ad investire sull’Inps è necessario, per assicurare ai cittadini un pezzo fondamentale di welfare. Altrettanto importante è rimettere mano alle norme sulla previdenza sociale pubblica, per assicurare in futuro una pensione dignitosa ed evitare che l’Inps si trasformi in un ente esclusivamente assistenziale, erogatore di soli assegni sociali”.

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