"Dux", la scritta in catrame sulla balaustra dell'Anfiteatro sarà rimossa

Lo assicura il Comune di Lecce, che ha avvisato la Soprintendenza. Il rammarico di sindaco e assessore alla Cultura

LECCE – Dux. Duce in latino. Colui che guida. Il termine, che indica fin dall’antichità condottieri e comandanti, specie in ambito militare, si sa, è usato ai giorni nostri quasi esclusivamente perché Benito Mussolini decise di rinverdirlo, attribuendoselo.

Va da sé che sia considerata una scritta inneggiante al fascismo, quella comparsa su una porzione della balaustra dell’Anfiteatro Romano, all’angolo di via Ernesto Alvino. Al di là di tutto, persino di ciò che voglia rappresentare, una bruttura su un bene storico – sebbene più recente, rispetto all’Anfiteatro stesso - più volte segnalato e per il quale si sta ora provvedendo alla pulizia.

L'assessorato alla Cultura del Comune di Lecce, infatti, ha segnalato alla Soprintendenza la scritta. Un atto vandalico e ritenuto offensivo per la città. Del problema è stato interessato il Polo museale di Puglia, a cui fa riferimento ogni intervento sull’Anfiteatro. E martedì prossimo prenderà il via l’intervento di restauro. La scritta sarà cancellata.

“Al di là del contenuto delirante, quella scritta rappresenta un’offesa a tutti i cittadini leccesi”, dichiara il sindaco Carlo Salvemini. “Sporcare con il catrame uno dei più bei affacci panoramici sul patrimonio storico della città è un atto che denota assoluto disprezzo per Lecce e la sua storia. Ogni volta che atti come questo si verificano – commenta il primo cittadino -, mi sento colpito come cittadino leccese prima che come sindaco. Al danno, ci è stato assicurato dalla Soprintendenza, si può mettere riparo e dunque mi auguro che in pochi giorni quella macchia sarà cancellata e che da ora in avanti a nessuno venga in mente di compiere atti vandalici di questa gravità ai danni del patrimonio storico cittadino”. 

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“Scrivere ‘Dux’ significa insultare i figli e i nipoti del mezzo milione di morti causati dalla sciagurata avventura della seconda guerra mondiale in cui l'Italia fu trascinata da Mussolini”, aggiunge e conclude l’assessore alla Cultura, Antonella Agnoli. “Senza contare le decine di migliaia di deportati in Germania, tra cui donne e bambini che non fecero ritorno”.

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