Cronaca Viale XXV Luglio

Securpol Security sotto il faro della prefettura. Esasperazione dei vigilanti alle stelle

Sit – in dei dipendenti dell’istituto di vigilanza che rivendicano quattro mensilità di stipendio. La prefettura s’impegna a sbloccare la situazione. Spunta la denuncia di un lavoratore per un presunto caso di aggressione verbale

LECCE – Punto e a capo per la vertenza Securpol Security. La premessa dello stato d’agitazione con conseguente sciopero proclamato dai vigilanti agli inizi di agosto, ha portato ad un nulla di fatto: un impegno dell’azienda a pagare le mensilità arretrate, caduto nel vuoto, e un intervento della Asl di Lecce (committente dell’appalto di vigilanza delle strutture sanitarie, compreso l’ospedale Vito Fazzi) su cui si discute ancora.

Il direttore sanitario,Valdo Mellone, ha provveduto ad anticipare l’80 percento delle fatture a Securpol – spiega il numero uno di Cisal, Vito Perrone -, dimostrando una particolare benevolenza nei confronti di quest’azienda rispetto ad altre”.I due sindacalisti, Perrone ed il collega Antonio Verardi di Ugl, non fanno mistero delle proprie valutazioni: la Asl di Lecce adotterebbe un atteggiamento di “doppiopesismo” verso le aziende impegnate sui vari appalti, con “l’aggravante” di aver assunto un presunto impegno a convocare le organizzazioni sindacali per discutere il caso specifico. Senza escludere l’atto estremo “di rescissione del contratto d’appalto, nel caso in cui si fosse ripetuto il mancato pagamento degli stipendi”.

E le retribuzioni a singhiozzo non rappresenterebbero neppure un episodio sporadico. Ma sarebbero divenute la “norma”, da più di un anno a questa parte. Tale condizione dei rapporti di lavoro, “quantomeno anomala”, secondo Mirko Moscaggiuri di Filcams Cgil, viene scaricata – neanche a dirlo – sull’anello debole della catena. I vigilanti, dunque, che pagano di tasca propria, nel senso letterale della parola. Innanzitutto per via dei chilometri costretti a percorrere “senza rimborso della benzina”, dicono loro. E poi per via di una condizione paradossale raccontata dagli interessati riuniti oggi (insieme ai sindacati) ai piedi della prefettura di Lecce: quella per cui uno stipendio standard di mille euro al mese (neppure corrisposto con puntualità) dovrebbe bastare a coprire anche l’anticipo di un’altra attività propedeutica, e obbligatoria, per la mansione.

La cosiddette “prove di sparo”, pagate anticipatamente dai singoli, ora rimborsate direttamente in busta paga. Con ampi margini di ritardo, quindi, che aggravano il clima di esasperazione generale. Quattro mensilità di arretrato (da giugno in poi, compresa la 14°) pesano come un macigno e non troverebbero neppure una valida giustificazione in un possibile calo di commesse aziendali. Anzi. “L’istituto di vigilanza impiega 95 persone su vari impianti, compresi l’appalto con Asl, Ferrovie dello Stato, campi fotovoltaici e sistemi di sorveglianza privata – spiega Moscaggiuri -. Che a monte esista una crisi di liquidità aziendale?”.

Le verifiche sulle garanzie che è realmente in grado di offrire Securpol Security sugli appalti diventeranno di competenza della prefettura di Lecce. L’impegno dell’autorità prefettizia, coinvolta direttamente dai sindacati, andrà in due direzioni: richiamo alle responsabilità aziendali e pressione per il pagamento immediato alle maestranze.

Ma alla sponda economica fa da contraltare un clima di rapporti interpersonali che, all’interno dell’azienda, non pare idilliaco. Al punto tale che le presunte minacce subite da un vigilante sono sfociate in una denuncia cui ha fatto seguito un episodio raccontato dal diretto interessato: “La sera precedente allo sciopero, ho subito un’aggressione verbale da parte del comandante che mi ha spinto a recarmi al Pronto soccorso del Vito Fazzi di Lecce la mattina successiva. Il referto medico, che evidenziava lo stato d’agitazione derivato dall’aggressione subita sul posto di lavoro, è stato contestato dallo stesso comandante che ha denunciato il Pronto soccorso, nella persona del suo medico primario”. 

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