Braciere consuma ossigeno, tre intossicati: tragedia sfiorata nel borgo antico

Ricoverati in queste ore un 26enne, un 19enne e un 59enne senegalesi. Sono rimasti intossicati dal monossido di carbonio. E' successo in un'abitazione nel centro storico, in via dei Figuli. Sul posto vigili del fuoco e sanitari del 118. E' stato uno di loro ad accorgersi del problema e a salvare tutti

L'abitazione nella quale si trovavano i tre senegalesi.

LECCE – Hanno rischiato grosso tre cittadini senegalesi che nel primo pomeriggio di oggi sono stati condotti presso gli ospedali “Vito Fazzi” di Lecce e “Sacro Cuore” di Gallipoli, per smaltire gli effetti di un pericoloso avvelenamento da monossido di carbonio. A essere ricoverati, in queste ore, un 26enne, un 19enne e un 59enne. Le condizioni degli ultimi due, in particolare, destano preoccupazione. Al momento sono ricoverati in Rianimazione, in prognosi riservata.  

I tre avevano acceso la legna all’interno di un braciere per riscaldarsi, ma, evidentemente, il fumo non filtrava e in breve nel piccolo alloggio che li ospita, all’interno del centro storico, si è consumato l’ossigeno. Tutto è avvenuto a pochi metri dalla sede del Rettorato di piazzetta Tancredi, in un’abitazione al civico 3 di via dei Figuli.

Fortuna ha voluto che uno dei tre senegalesi, il 26enne, sia stato lesto a spalancare porte e finestre e a comporre il numero d’emergenza, quando ha visto che i suoi compagni d’alloggio si stavano assopendo ed ha avuto a sua volta un giramento di testa, capendo subito che l’improvviso senso di spossatezza era dovuto all’assenza di ossigeno.

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Sul posto si sono precipitati tre ambulanze del 118 e un mezzo dei vigili del fuoco del comando provinciale di Lecce. In via dei Figuli, per un sopralluogo, è giunta anche una pattuglia dei carabinieri della stazione di Santa Rosa. I tre intossicati non correrebbero rischi per la loro vita, e tuttavia solo il 26enne, trasportato a Gallipoli, può dirsi del tutto salvo. I due ricoverati a Lecce dovranno restare sotto osservazione e saranno trattati con la camera iperbarica. 

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