Il tumore al polmone fu causato dal lavoro nell'edilizia, Inail condannato

Sentenza apripista del giudice del lavoro nella circoscrizione territoriale di Lecce nel caso di un 68enne di Monteroni. Per oltre 35 anni è stato a stretto contatto con materiali ritenuti altamente cancerogeni

LECCE – Il Tribunale di Lecce, sezione del lavoro, ha condannato l’Inail al cospetto di un uomo di 68 anni di Monteroni di Lecce, difenso dall’avvocato Maria Cristina Zingarello. E' stato riconosciuto che la grave patologia da cui è affetto e contro la quale sta lottando, un adenocarcinoma del polmone, è derivata dall’attività lavorativa svolta  per anni, quale operaio nell’ambito dell’edilizia, a stretto contatto con agenti cancerogeni.

E' la prima applicazione a Lecce

L’aspetto particolare della vicenda risiede proprio nel fatto che per la prima volta anche Lecce, nella sua circoscrizione territoriale, adegui il proprio orientamento sui binari del Decreto del ministero del lavoro e delle politiche sociali numero 38/2000, aggiornato con Decreto ministeriale del 10 giugno 2014, che dispone l’integrazione dell’elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia da parte del lavoratore. Si tratta di liste, pubblicate sulla Gazzetta ufficiale numero 212 del 12 settembre 2014, che forniscono un elenco dettagliato delle malattie professionali, ponendole in relazione alle cause che le possono generare.

La partita davanti al giudice del lavoro Luisa Santo s’è giocata sul filo della ricerca di un nesso causale certo. L’Inail, infatti, ha provato a controbattere sottolineando alcuni aspetti specifici: la presenza di fattori di rischio individuali, come il fatto che da diversi decenni l’uomo fumasse sigarette, ma anche la tendenza in famiglia a sviluppare malattie neoplastiche.

Le conclusioni del medico legale

Ma le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, il medico legale Sandro Petrachi, sono state molto più ampie e argomentate, ritenendo la natura professionale del tumore maligno (che peraltro s’è diffuso anche ad altri organi). Di fatto, ha riconosciuto un nesso di causalità tra le mansioni svolte dall’uomo di Monteroni di Lecce e la malattia insorta successivamente. Fin da quando era solo un apprendista, ad appena 16 anni, infatti, ha operato in ambienti ricchi di agenti pericolosi che, giocoforza, ha finito per inalare.

Nello specifico, l’uomo ha eseguito mansioni di asfaltatore per oltre trentacinque anni, dal 1982 fino al 2015, data in cui è stata diagnosticata la patologia. Fra costruzione di strade e reti fognarie urbane, extraurbane e anche in siti industriali, fra cui la centrale di Cerano, posizionamento di tombini e cordoni, è stato continuamente a contatto con materiali cancerogeni quali pece di catrame di carbone e catrame di carbone fossile.

Il tabagismo solo una possibile concausa

Di fronte alle già citate contestazioni dell’Inail, il perito ha precisato che tabagismo e familiarità con lo sviluppo di neoplasie, comunque non escludono affatto il nesso causale. Tutt’al più, sarebbero fattori da definire come concause. Anche perché le sostanze con cui è stato a contatto, nella tabella rientrano fra quelle che danno più elevata probabilità di sviluppare certi tipi di malattie, come il tumore al polmone.   

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Il giudice Santo ha aderito a queste conclusioni, dichiarando il diritto del 68enne alla costituzione di una rendita a una percentuale di inabilità del 60 per cento per la malattia professionale costituita dall’adenocarcinoma del polmone e condannando l’Inail. Che non ha proposto appello. La sentenza, dunque, è passata in giudicato, e da oggi rappresenta anche un precedente nel Salento che potrebbe aprire la strada ad altri riconoscimenti.  

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