Undici donne palpeggiate in centro: sergente dell'Aeronautica finisce in arresto

Riccardo Schiavoncini, romano, 31enne sergente dell'Aeronautica militare, di stanza presso il 16° Stormo di Martina Franca, ma residente a Giorgilorio, posto ai domiciliari. La misura richiesta dal pm Maria Vallefuoco, dopo le indagini della polizia. Le donne venivano molestate nel centro di Lecce

Una volante di polizia nel centro di Lecce.

LECCE – Già denunciato ai primi dell’ottobre scorso per un singolo episodio, il sospetto era che fosse in realtà un vero e proprio molestatore seriale. Tutte donne di età variabile, prede individuate per un mordi e fuggi che le lasciava invariabilmente in stato di choc. Atteggiamenti e descrizioni, infatti, coincidevano con diversi altri casi di palpeggiamenti avvenuti a Lecce. Senza dimenticare i luoghi prescelti, tutte vie nel pieno centro del capoluogo. Spesso anche molto vicine fra loro.   

Scaltro e persino compassato, al punto di allontanarsi il più delle volte senza nemmeno correre, dopo aver ascoltato diverse donne, sono saliti a undici i casi di molestie contestati. Conclusa dunque almeno parzialmente l’inchiesta, ce n’è stato abbastanza perché il pm Maria Vallefuoco chiedesse al gip Giovanni Gallo l’emissione di un'ordinanza di custodia cautelare a carico di Riccardo Schiavoncini.

L’uomo è un 31enne sergente dell’Aeronautica militare, nativo di Roma, di stanza presso il 16° Stormo di Martina Franca, ma residente a Giorgilorio, frazione di Surbo. Risponde di violenza sessuale continuata. Le indagini a suo carico sono state avviate dalla sezione volanti di polizia e successivamente approfondite anche con il supporto della squadra mobile. Alla fine è stato così ricomposto un vasto mosaico. 

I poliziotti hanno eseguito l’arresto alle 5 di questa mattina. Il sottufficiale è stato posto ai domiciliari. Evidentemente, considerato il numero di casi contestati, si teme fra l’altro per la reiterazione dei comportamenti.

Una cosa è certa: il militare non poteva farla franca all’infinito. Per buona parte dell’estate scorsa era riuscito sempre a colpire e fuggire. Ma tra la fine di settembre e i primi di ottobre era stato finalmente identificato, permettendo a un’inchiesta già in atto, ma che fino a quel momento andava a rilento per assenza di dettagli fondamentali, di assumere una piega più veloce.

E dunque, il 29 settembre, indossando con eccessiva disinvoltura un pantalone mimetico e una maglietta verde militare, cioè parte della sua divisa d’ordinanza, il 31enne aveva colpito per l’ennesima volta, ma senza più riuscire a passare impunito. Quel dettaglio, infatti, l’avrebbe inchiodato qualche ora più tardi, insieme a un altro: la targa dell’auto, immortalata da alcune videocamere.

Quel giorno la vittima, una 33enne leccese palpeggiata su viale Otranto, l’aveva visto salire a bordo di una Honda Cr Sport, parcheggiata nella vicina via Cavour. E l’auto nella fuga era passata davanti ad alcune telecamere di esercizi commerciali. Il modello era stato confermato anche da un uomo a bordo di uno scooter, lo stesso che aveva cercato invano anche d’inseguirlo. E i filmati, di buona qualità, avevano permesso di individuare le cifre.

Testimonianze e reperti preziosi, perché gli agenti della sezione volanti del quarto turno, che per poco non erano riusciti a sorprenderlo quel pomeriggio stesso (la donna aveva subito composto il 113), grazie a quella targa l’avevano rintracciato una volta rientrati all’opera nel corso del successivo servizio notturno.

Intorno alle 2 del mattino del 1° ottobre, dunque, i poliziotti si erano fiondati davanti all’appartamento del sottufficiale, dopo aver notato l’auto posteggiata davanti ad alcune palazzine. Chiamato a presentarsi in questura, Schiavoncini si era recato indossando proprio quel pantalone mimetico indossato nel momento del palpeggiamento. Ed era stato così denunciato, con tanto di parziale ammissione di responsabilità.

Arrestato SR-2Le cose, però, per lui, che già non volgevano bene, si sono messe peggio in seguito. L’indagine, infatti, è andata avanti. Già il 30 settembre, quindi mentre era ancora aperta la caccia all’uomo, si era presentata in questura una 37enne della provincia di Lecce che aveva denunciato di essere stata avvicinata da un uomo la mattina del 26, in via Felice Cavallotti, nei pressi della Villa comunale.

Questi, giunto alle sue spalle, stando al suo racconto l’aveva palpeggiata nelle parti intime con una stretta talmente forte da farla urlare nel momento in cui si era voltata per vederlo in volto. Aveva così potuto notare, descrivendolo con una certa dovizia di particolari, un giovane uomo alto circa 1 metro e 75 centimetri, con capelli corti di colore castano chiaro, occhi chiari, barba incolta, corporatura muscolosa, jeans chiari e scarpe da ginnastica.

Aspetto singolare: dopo averle rivolto dei complimenti, l’allontanamento a piedi, senza correre, camminando tranquillamente, come se quanto avvenuto fosse normale. La 37enne alla polizia aveva anche spiegato di essersi persuasa a sporgere denuncia dopo aver appreso dagli organi di stampa che altre ragazze avevano subito la stessa violenza. Aveva così messo a disposizione il numero di telefono di un testimone che aveva assistito all’aggressione.

Confrontando le indicazioni generiche sulla targa e sul modello fornite dai tre testimoni, si era così risaliti all’auto del militare. L’indirizzo di casa era stato rintracciato in seguito ad alcune denunce di smarrimento di documenti. Ed ecco come i poliziotti avevano scovato l’auto a Giorgilorio.

E non è finita qui, ovviamente. La mattina del 4 ottobre, quando Schiavoncini era dunque già sottoposto a indagine, si sono presentate in questura una 59enne di Lecce e una 25enne di Maglie che hanno riconosciuto con certezza Schiavoncini in qualità di autore delle aggressioni subite rispettivamente il 18 e, prima ancora, il 12 settembre scorsi, con modalità analoghe e quel particolare atteggiamento freddo, quasi calmo.

Da ricordare che sempre il 12 settembre, dopo la citata aggressione della 25enne, avvenuta alle 16,10 in via Leonardo Da Vinci, a una distanza di circa mezz’ora, in via XX settembre, si era registrato un altro caso con le stesse caratteristiche ai danni di un’altra donna, una 34enne leccese. E oltre alla vicinanza fra i luoghi, anche le descrizioni fornite dalle due donne erano risultate coincidenti. 

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La squadra mobile, nel proseguimento dell’inchiesta, è poi riuscita ad attribuire al sottufficiale altri cinque episodi: due risalgono al 27 giugno, altrettanti al 25 luglio e un ultimo al 5 settembre. E chissà che non ve ne siano altri mai denunciati. Di certo, già così era davvero troppo perché Schiavoncini potesse restare in libertà. Lui, d’altro canto, ha motivato questi insani gesti sostenendo di essersi comportato in maniera irresponsabile per alcuni problemi familiari. Per ora dovrà restare ristretto in casa, agli arresti. 

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