Raid contro lo stand della Lega allestito in piazza, denunciati in sette

Sono cinque uomini e due donne dell'area anarchica, individuati dalla Digos dopo aver scandagliato i filmati di videosorveglianza

LECCE – Sette leccesi fra i 40 e i 60 anni sono stati denunciati per violenza privata aggravata, minacce gravi, pubblica intimidazione e danneggiamento, in concorso. Alcuni di loro rispondono anche di tentata rapina e lesioni personali aggravate.

Sono cinque uomini e due donne, soggetti dell’area anarchica, che si sarebbero resi responsabili del raid in piazza Sant’Oronzo ai danni del gazebo allestito da alcuni attivisti della Lega domenica scorsa, 19 maggio, in vista della visita del ministro dell’Interno e segretario del partito,  Matteo Salvini, che come noto s’è svolta martedì 21.

Le indagini, portate avanti dalla Digos, sono dunque approdate a un passo importante, ma non possono dirsi probabilmente terminate del tutto. Sono in corso ulteriori accertamenti, poiché sembra che a partecipare all’azione vi siano stati anche altri soggetti.

Certo è che, quella mattina, il banchetto informativo con i vessilli della Lega, era stato allestito nei pressi dell’open space di Palazzo Carafa, e a qualcuno aveva fatto tutt’altro che piacere. L’azione era stata rapida e violenta. La struttura era stata abbattuta in un istante, per impossessarsi anche di alcune bandiere e danneggiarle. Tutto condito da insulti, minacce e intimidazioni nei confronti di quanti avrebbero partecipato alla manifestazione in piazza con Salvini.

E non solo. Per farsi largo e sfuggire a chi avrebbe potuto tentare di fermarli (nel frattempo si stavano anche avvicinando alcuni agenti di polizia locale), era partito anche pugno in volto a una ragazza di 17 anni, che si trovava nelle vicinanze insieme al padre, amico personale di uno dei simpatizzanti della Lega. Otto i giorni di prognosi.

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Sul posto erano poi intervenuti volanti di polizia e Digos. Gli investigatori della divisione specializzata, fra le altre competenze, nei crimini a sfondo politico, hanno scandagliato con minuzia i fotogrammi dei filmati acquisiti da vari impianti di videosorveglianza di cui è ricco il centro, raffrontandoli poi con le dichiarazioni rese dalle vittime in sede di denuncia. In questo modo, si è riusciti a ricostruire tutta l’azione cronologicamente, ad arrivare all’identificazione di vari soggetti e di formulare le contestazioni.

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