Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Morte sospetta di un neonato, il processo slitta a gennaio per l'astensione

Fue professioniste, in servizio all'epoca dei fatti, presso la clinica privata "Petrucciani", sono accusate di omicidio colposo. Erano state rinviate a giudizio a febbraio scorso. Ma il processo per fare luce su un presunto cado di malasanità slitta all'inizio del prossimo anno

LECCE – E’ slittato a gennaio prossimo, vittima del discusso e discutibile proseguimento dell’astensione degli avvocati, l’inizio del processo relativo alla morte sospetta di un neonato avvenuta a luglio 2010.

Un presunto caso di malasanità che vede come imputate la ginecologa Assunta Rizzo, 53 anni di Lecce, e l’ostetrica Ornella Minerva, 45enne di Collepasso. Le due professioniste (entrambe in servizio, all’epoca dei fatti, presso la clinica privata “Petrucciani” di Lecce) sono accusate di omicidio colposo ed erano state rinviate a giudizio (dinanzi al giudice Pasquale Sansonetti) a febbraio scorso dal gup Alcide Maritati.

Inizialmente nel registro degli indagati erano stati iscritti i nomi di altri due medici: un pediatra e un anestesista, le cui posizioni sono state poi stralciate e archiviate.

Secondo l’ipotesi accusatoria il bimbo, nato apparentemente al termine di una gravidanza senza alcun problema e con un parto naturale senza alcuna complicazione presso la clinica Petrucciani, non era stata diagnosticata una patologia cardio-respiratoria.

Poco dopo la nascita Nicolò iniziò a manifestare problemi di natura respiratoria, tanto da rendere necessario il trasferimento d’urgenza in terapia intensiva all’ospedale “Vito Fazzi”. Il quadro clinico dell’infante si aggravò rapidamente, fino al decesso del bimbo, avvenuto a soli venti giorni dal parto. A far scattare le indagini era stata la denuncia presentata dai genitori, una giovane coppia originaria di Martano.

La magistratura aveva disposto il sequestro di tutte le cartelle cliniche e della documentazione relativa al parto, oltre che delle registrazioni delle chiamate pervenute al 118 il giorno in cui le condizioni del neonato si erano aggravate.

A salvare la vita di Nicolò sarebbe bastato, con ogni probabilità, un semplice esame: la cardiotocografia (il monitoraggio del battito cardiaco del feto). Si tratta di un esame che registra la frequenza delle pulsazioni del cuore (cioè il loro numero al minuto) e la loro variazioni allo stesso tempo rileva la presenza di contrazioni dell'utero. Un esame che non comporta rischi né per la mamma né per il feto.

A far emergere presunte responsabilità dei medici imputati era stata l’autopsia eseguita dal medico legale Alberto Tortorella. Ad aggravare la posizione delle due professioniste, poi, la perizia depositata dal professor Gianluca Cascialli ed esaminata in sede di incidente probatorio dinanzi al gip Giovanni Gallo. Sarà ora il processo ad accertare la verità ed eventuali responsabilità su una morte tragica che ha cambiato la vita di una giovane coppia.

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