Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca Via Giacomo Leopardi

Il caso "sottovia della morte": torna la pioggia, chiude il passaggio

E’ bastata la prima grande precipitazione autunnale a evidenziare, ancora una volta, le problematiche del sottopassaggio di viale Leopardi a Lecce, uno dei punti più percorsi e più trafficati dalle auto in transito nel capoluogo salentino. Negli ultimi anni, però, il sottopasso ha subito diversi allagamenti e nel 2009 fu teatro di una tragedia

LECCE – E’ bastata la prima grande precipitazione autunnale a evidenziare, ancora una volta, le problematiche del sottopassaggio di viale Leopardi a Lecce, uno dei punti più percorsi e più trafficati dalle auto in transito nel capoluogo salentino. Si tratta, infatti, di un’opera fondamentale per la città. Negli ultimi anni, però, il sottopasso ha subito diversi allagamenti a causa delle abbondanti piogge cadute. Nel giugno del 2009 fu teatro di una tragedia, quando un avvocato di 80 anni morì annegato all’interno della sua auto (per quei fatti è tuttora in corso un processo penale). Un nuovo allagamento si verificò il 2 novembre 2010, mettendo in serio pericolo la vita delle tre persone a bordo di un’auto sommersa dall’acqua. In seguito a questo episodio un nuovo sequestro fu disposto dal gip Maurizio Saso, che decise la chiusura del sottovia fino al completamento dei lavori necessari alla messa in sicurezza dello stesso.

Una lunga querelle amministrativa e giudiziaria che sembrò risolversi a fine novembre del 2010. Dopo il parere positivo espresso dal pubblico ministero Paola Guglielmi, il gip Maurizio Saso autorizzò, su istanza presentata dagli avvocati Andrea Sambati e Pasquale Corleto, i lavori di messa in sicurezza del sottopasso, approvati dalla giunta comunale con la delibera numero 934. "Si autorizza – era scritto nel provvedimento – il progetto esecutivo dell'ufficio tecnico comunale, da eseguirsi in costanza del sequestro, riservando, all'esito, la revoca del sequestro". Il piano prevedeva l'installazione di due videocamere agli ingressi del sottopasso, collegate con il comando di polizia municipale, quattro sensori che rilevano il livello dell’acqua e fanno scattare l’allarme quando si superano gli 8 centimetri, un sostegno per le segnalazioni agli automobilisti a circa 50 metri dagli imbocchi e un gruppo statico di continuità per alimentare tutta la struttura. In caso di pioggia, era previsto l'abbassamento della sbarra per bloccare il traffico in ingresso. La chiusura doveva essere preceduto dall'accensione delle sirene e da un allarme sonoro, per dare il tempo agli automobilisti – circa 60 secondi – di fermarsi prima dell'ostacolo artificiale.

Un’opera che, però, non ha mai dato i risultati sperati. Il 29 dicembre 2011, infatti, il motocilista leccese Enrico Mizzi, di 48 anni, fu colpito dalla sbarra di protezione posizionata all'ingresso del sottopasso di viale Leopardi, che si abbassò all'improvviso, colpendolo al volto mentre stava transitando in sella al suo scooter, causandogli la frattura del setto nasale e facendolo cadere rovinosamente al suolo. Nell’esposto il legale di Mizzi, l’avvocato Giuseppe Milli, evidenziò una serie di lacune relative al sistema che regola l’accesso al sottovia, che non avrebbe rispettato gli standard di sicurezza. La sbarra, che si dovrebbe attivare solo in casa di emergenza, in particolare in presenza di forti piogge e possibili allagamenti del sottopasso, si abbassò, anche se non del tutto.

Il 31 ottobre 2012 il sottovia si allagò per l'ennesima volta, a causa di un violento nubifragio abbondantemente preannunciato da giorni e che riguardò l'intera penisola. La tragedia, per fortuna, fu solo sfiorata: una coppia residente a Pescara, che stava attraversano il sottopasso in direzione di viale Ugo Foscolo (per raggiungere l'hotel Tiziano, dove alloggiavano) rimase intrappolata con l'auto in panne. Per Giovanni Mangia (originario di Galatina e tornato nel Salento per il ponte delle festività di Ognissanti) e Sabrina Di Liso, entrambi avvocati, furono momenti di vero terrore. Il dispositivo, cui mancava la centralina, non funzionò o lo fece solo in parte. Da allora il sistema non è più entrato in funzione, tanto da essere sostituito in caso di piogge eccezionali (come questa mattina), dalla presenza di due auto della polizia municipale chiamate a impedire fisicamente l’accesso al sottovia. Un caso che continua ad accendere polemiche e porre interrogativi sul sistema di sicurezza (che avrebbe dovuto rappresentare la risoluzione di tutti i problemi) e sull’utilità dello stesso sottovia.

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