La droga, la cassaforte e le impronte rivelatrici: due arresti per spaccio

Grazie alle certosine analisi partite da un insolito ritrovamento avvenuto ad aprile, i carabinieri hanno proceduto ai fermi

LECCE – Tutto nasce da una cassaforte. Dentro, quasi 1 chilo di stupefacenti fra marijuana e hashish. Era aprile e il blitz fu eseguito dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce in un’abitazione di Santa Rosa. In arresto finì Cristian Solida, 27enne. Disse di non avere le chiavi. Che, in effetti, né addosso, né in casa furono trovate. Tanto che i militari furono costretti a chiamare i vigili del fuoco per scardinare il forziere.

Ora, da quella vicenda se ne diparte un’altra. Perché, da una serie di rilievi, comprese impronte digitali, i carabinieri diretti dal maggiore Paolo Nichilo hanno contestato la detenzione ai fini di spaccio in concorso anche ad altri due giovani. A differenza di Solida, peraltro, fino a ieri sconosciuti alle forze dell’ordine. Si tratta di Simone Matteo Briganti, 20enne di Lecce e di Marco Pisanò, 22enne di Cavallino.

L’arresto è stato eseguito ieri sera, dando così esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Procura, che ha condiviso i risultati raggiunti dopo certosine analisi del Nucleo investigativo. In seguito al ritrovamento di 800 grammi di marijuana e 57 di hashish, più materiale per il confezionamento delle dosi, le indagini sono andate avanti. I militari si erano insospettiti per il fatto che delle chiavi non vi fosse davvero alcuna traccia, nonostante una perquisizione più che accurata nell’abitazione, fino al ricorso della smerigliatrice dei vigili del fuoco.

Così, hanno pensato bene di manipolare il meno possibile la cassaforte di metallo e svolgere una serie di accertamenti. Oltre all’analisi di video della zona per identificare chi la frequentasse e a quella del telefono cellulare di Solida, con il supporto della Sezione investigazioni scientifiche del di Bari, i carabinieri sono riusciti ad analizzare centimetro per centimetro i singoli pannelli della cassaforte e del cellophane che avvolgeva gli stupefacenti, isolando ed estrapolando impronte digitali di uno dei giovani oggi indagati, proprio dagli involucri.

Queste risultanze, combinate con gli altri esiti investigativi, sono confluite in un'articolata nota che ha portato, con lo sviluppo di ulteriori indagini, al provvedimento dell’autorità giudiziaria. Briganti e Pisanò, dopo essere stati fermati, sono stati condotti presso nelle rispettive abitazioni, agli arresti domiciliari.

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