Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca Centro / Viale Michele de Pietro

Stragi di mafia, chi è "stato"? Agende rosse e cittadini ora vogliono giustizia

In contemporanea con il processo palermitano sulla trattativa Stato-mafia, anche a Lecce si radunano movimenti e associazioni in sostegno ai magistrati."Senza risposte da parte delle istituzioni, la criminalità prolifera nella crisi"

 

LECCE – A Palermo va in scena il processo per la trattativa Stato - mafia che annovera dodici imputati con nomi da brivido: i primi della lista sono i capi mafiosi Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e Antonino Cinà. Poi gli uomini delle istituzioni: gli ex ministri Calogero Mannino e Nicola Mancino ed il senatore Pdl Marcello Dell'Utri, che all'epoca delle stragi del biennio 1992-1993, in cui persero la vita anche i due giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, era un imprenditore di successo e meditava già di fondare un grande movimento politico insime all'amico di sempre, Silvio Berlusconi. 
 
L'elenco si completa con gli ex vertici del Ros dei carabinieri, i generali Mario Mori e Antonio Subranni, il colonnello Giuseppe De Donno ed il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino. A distanza di 480 chilometri da quell'aula bunker in cui si svolge l'udienza preliminare (rinviata al 15 novembre), anche a Lecce si respira l'insolita aria di rabbia e commozione che accompagna il ricordo degli uomini che hanno scelto di "morire una sola volta", anzichè ogni giorno in nome della vigliaccheria.
 
Davanti al Tribunale del capoluogo, in contemporanea con altre piazze italiane, un capannello di persone si affolla intorno a uno striscione eloquente che grida "chi è stato", un megafono, un camper: sono i rappresentanti di Libera Lecce, Cgil, Arci, Anpi, Udu, Terra del Fuoco Mediterranea, associazione Agende Rosse. Liberi cittadini che hanno scelto di aderire all'appello di Salvatore Borsellino, assetati di giustizia. Consapevoli che la magistratura non può tutto contro la coltre di silenzi, omissioni, complicità che si è addensata nel ultimi due decenni. Ma che hanno scelto di opporsi frontalmente, per quanto simbolicamente, alla condotta di "un’intera classe dirigente che non ha alcuna intenzione di far luce sulle stragi e continua ad attaccare l’indipendenza della magistratura".t2-3-2
 
Le novità sugli aggiornamenti del processo arrivano comunque in tempo reale, anche se in collegamento telefonico non c'è il fratello minore del compianto Paolo, così come si sperava. Quel Salvatore Borsellino che non si dà pace e ha messo in piedi un movimento, le agende rosse dal nome del taccuino misteriosamente scomparso dopo la strage di via d'Amelio, che tenta di ramificarsi sul territorio. Informare, coinvolgere, strappare la gente al torpore della coscienza annientata dalla quotidianità. Perchè la mafia è, prima di tutto, una forma mentis. Una condizione di bisogno che alimenta la prima spa italiana. Prima azienda in termini di fatturato.
 
Lo ripete Antonella Cazzato di Cgil, mettendo per un momento da parte i rivoli sanguinosi della criminalità organizzata: "La mafia è una zavorra che succhia risorse economiche, energie pulite, inquinando il mercato del lavoro in modo irrimediabile. Le imprese chiudono, il sistema mafioso prolifera nella crisi". Perchè? "Perchè lo Stato italiano, in alcune sue parti già colpevole di compromissioni e silenzi, è sempre più incapace di di offrire alternative al disperato bisogno di lavoro e di sicurezza". Il lavoro come baluardo della legalità, dunque. Perchè dalla fiducia nelle istituzioni, secondo la sindacalista, può nascere la reazione delle persone comuni.
 
E se è vero, come diceva Falcone, che la mafia è solo un fenomeno umano destinato a sparire, la sua condanna a morte è affidata al prossimo futuro. Sarà banale, ma è come sempre nelle nuove generazioni il germe del cambiamento: "Si è possibile. – conferma il cantautore Mino De Santis, intervenuto al sit-in – Tra i ragazzi circola una maggiore sensibilità, una nuova consapevolezza che la lotta alla mafia non ha bandiere politiche. Non può che essere trasversale". Per quanto sia innegabile la scarsa partecipazione di oggi. "Mi meraviglio che ci sia così poca gente. – aggiunge- La mafia non è un fenomeno lontano, ma qualcosa che interessa il nostro territorio, molto da vicino".

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