Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Cocaina ed eroina per tre province: chiesta conferma della pena per quattro

Lo stupefacente arrivava da Olanda e Albania. L'operazione fu messa a segno dai finanzieri di Taranto, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Lecce

LECCE – Chiesta la conferma della condanna già inflitta in primo grado per tutti. In un caso, quello di Giovanni Romanazzi, 46enne di Taranto, sebbene domiciliato a Ravenna, è stata concordata con il pubblico ministero un pena a meno due anni reclusione rispetto alla precedente sentenza (che era stata di dieci anni e 27mila euro di multa).  

Si è tenuta oggi la requisitoria nel processo d’appello per quattro dei soggetti coinvolti nell’operazione “Taxi Driver”, chiusa dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Taranto nel dicembre del 2019 con dodici arresti. Si tratta di coloro i quali che erano stati condannati in primo grado in abbreviato. Gli altri hanno già patteggiato o saranno processati in ordinario.

L'inchiesta riguardava un traffico di sostanze stupefacenti come cocaina ed eroina, importate dall'Olanda e dell'Albania, e  rivendute sulle piazze delle province di Lecce, Brindisi e Taranto. L’operazione era stata diretta a suo tempo dalla Dda di Lecce e aveva consentito di individuare tre distinte associazioni criminali costituite italiani e albanesi, impegnate nell’attività di “import” di droga da distribuire poi sulle varie piazze.

È stata chiesta la conferma delle pene già irrogate per chi, oggi, si è rivolto in appello. A parte il caso specifico di Romanazzi (difeso dagli avvocati Angelo Casa e Salvatore Maggio), di cui si è già detto, vent’anni per Bledar Bajramaj, albanese domiciliato a Milano (difeso dall'avvocato Ladislao Massari), vent’anni anche per Feim Lamaj, 37enne albanese, domiciliato in provincia di Pistoia (difeso dagli avvocati Stefano Stefanelli e Massimo Monosi) e dieci anni per Salvatore Circelli, 28enne di Lizzano, in provincia di Taranto (difeso dagli avvocati Angelo Masini e Pasquale Corigliano).

Tutta la vicenda era nata da una perquisizione effettuata dai finanzieri, nella periferia di Taranto, dalla quale erano emersi armi da guerra alterate per aumentarne la capacità offensiva, munizioni e persino un lampeggiante in uso alla polizia. Le indagini delle fiamme gialle tarantine avevano consentito di acquisire un grave quadro probatorio, tale da delineare la composizione e la struttura gerarchica delle organizzazioni.

Queste ultime, per gli inquirenti, si erano distinte per la particolare cautela nella gestione dei traffici illeciti, tanto da rendere particolarmente complessa l’identificazione. Fatto testimoniato dal sovente uso di pseudonimi, cambiati di volta in volta.

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