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“Falso invalido”, ma nel processo accertato un solo caso di tentata truffa

Condanne lievi per un 77enne e il nipote. In realtà, la malattia sarebbe reale, ma soggetta a picchi. Assolti tutti i medici

LECCE – Si è conclusa con due sole condanne, peraltro lievi, per tentata truffa, la vicenda che vedeva al banco degli imputati Fernando Miglietta, 77enne di Trepuzzi, la moglie Adriana Andriani De Vito, 65enne, il nipote Salvatore Papa, 49enne e tre medici di Lecce, Maurizio Pancosta, 63enne, Fiorino Greco, 69enne e Massimiliano Cazzato, 52enne.

Miglietta, che secondo i finanzieri del Gruppo Lecce, autori nel 2016 delle indagini a suo carico, avrebbe avuto comportamenti ambigui, tanto da essere additato come falso invalido (cosa dall’interessato sempre smentita con vigore), è stato condannato a un anno di reclusione con pena sospesa. Sei mesi, sempre con pena sospesa, invece la condanna a carico del nipote, Papa; assolti gli altri per questo capo d’imputazione.

Non solo. L’assoluzione per tutti quanti, indistintamente, è arrivata sia per l’accusa di truffa in concorso ai danni dell’ente pubblico, sia per quella di falso. Il fatto, sostanzialmente, è questo: la malattia invalidante, come ribadito dal collegio difensivo, esiste, è accertata, ma ha dei picchi di gravità alternati a periodi di maggiore tranquillità, anche grazie al supporto di particolari medicinali. Ragion per cui, i certificati rilasciati di volta in volta dai medici a partire dal 2012, sono stati ritenuti veri dal giudice per le udienze preliminari Giovanni Gallo.

La sentenza è stata emessa quest’oggi con il rito abbreviato. Il pubblico ministero Donatina Buffelli aveva invocato un anno e otto mesi per Fernando Miglietta e per la moglie Adriana Andriani De Vito, sei mesi per Salvatore Papa (che all’epoca fungeva in qualche occasione da accompagnatore alle visite mediche), un anno a testa per Maurizio Pancosta, medico di medicina generale, e Fiorino Greco, fisiatra e responsabile del presidio riabilitativo distrettuale dell’Asl di Lecce. L’unica assoluzione era stata invocata per Massimiliano Cazzato, al momento residente a Badia di Cascina, in provincia di Pisa (è reumatologo presso l’Azienda ospedaliero universitaria pisana), già all’epoca ritenuto dallo stesso magistrato estraneo ai fatti.

L’accusa verteva sul fatto che Miglietta, ufficialmente incapace di provvedere in autonomia e di camminare senza un accompagnatore, di fatto fosse in grado di svolgere normali attività: guidare, fare la spesa, recarsi in edicola o al bar, da solo e senza necessità di ausili o accompagnatori. Nel 2016 fu pedinato e filmato di nascosto. E in un caso, il 23 giugno del 2016, fu notato in compagnia del nipote che, poco prima di entrare presso la sede dell’Inps di Lecce per sostenere la visita di revisione, avrebbe aperto la sedia a rotelle, facendolo sedere per arrivare davanti alla commissione.

Proprio per quest’unica vicenda, Fernando Miglietta e il nipote Salvatore Papa hanno subito la condanna per tentata truffa. Ma in una storia che, a questo punto, è davvero controversa, di sicuro si ricorrerà in appello. Tanto più che, come detto, l’accusa non ha dimostrato che i certificati medici fossero falsi.   

Miglietta, una volta indagato, è rimasto sempre fermo sulle sue posizioni, continuando a sostenere di essere affetto da una grave invalidità e dichiarando – come anzidetto - che, grazie all’uso alcuni farmaci, poteva, sebbene in maniera temporanea, condurre una vita normale. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Antonio De Mauro, Silvio Verri, Massimiliano Petrachi, Lucia Resta, Luigi Covella, Francesco Fasano e Maurizio Memmo. 

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