Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

La testimonianza di un medico: "Emanava odore di polvere da sparo"

Silverio Marchello, dirigente medico del pronto soccorso del “Vito Fazzi”, ha incrociato l'ergastolano sulle scale. "Era cereo e aveva lo sguardo minaccioso e una mano dietro la schiena". Lì celava l'arma. Prima aveva udito i colpi, senza capire cosa fossero

LECCE – I loro sguardi si sono incrociati per un interminabile istante. Silverio Marchello, dirigente medico del pronto soccorso del “Vito Fazzi”, ha sulle spalle anni d’esperienza, tutti maturati sul campo. Ne ha viste tante, eppure mai avrebbe pensato di ritrovarsi a faccia a faccia con un killer fuggitivo. I ricordi più vivi sono stati catturati dallo sguardo e dall’olfatto: gli occhi minacciosi e il penetrante odore di polvere da sparo. Fabio Antonio Perrone, fuggito in modo rocambolesco sottraendo la pistola di un agente della polizia penitenziaria e facendo fuoco all’impazzata, lo emanava da tutti i pori.

Perrone è scappato uscendo proprio dal pronto soccorso, dopo essere disceso dal terzo piano, chirurgia endoscopica. Marchello si è fermato a parlare con i cronisti, in tarda mattinata, per racconta la sua esperienza. “Da sotto – ricorda - ho sentito almeno una decina di colpi. E in un primo momento ho pensato che fosse il rumore della pistola pneumatica usata dai fabbri”. Nei dintorni vi sono lavori in corso, il cantiere per la nuova ala dell’ospedale va avanti. Il rumore è un sottofondo continuo. Non ha, quindi, prestato attenzione più di tanto, pur trovando evidentemente sospetti quei colpi. Come una spia che si accende in un angolo remoto del cervello.  

Il medico ha compreso solo dopo la gravità della situazione. “Mentre accompagnavo un paziente in radiologia – prosegue -, me lo sono ritrovato di fronte. Scendeva dalle scale, mentre io mi accingevo a salire con il paziente. Era cereo, ansimante: il classico stato d’agitazione. Ho pensato si stesse recando nel pronto soccorso per un malore. Però ho notato una cosa strana, nello stesso tempo: aveva la mano dietro la schiena”. Lì, c’era la pistola dell’agente. “Ci siamo incontrati con lo sguardo, era quasi minaccioso. Non ho proferito verbo. E quando m’è passato davanti, ho sentito l’odore della polvere da sparo. Solo in quel momento ho collegato il rumore dei colpi sentiti prima, divisi in due nitide sequenze”.  

Qualcuno era già al corrente. Dai piani superiori avevano chiamato il posto fisso. “L’agente di pubblica sicurezza era già stato avvisato”, conferma Marchello. “In quel momento si stava muovendo con un vigilante della Securpol, armi in pugno. Non sapevano però verso quale scala recarsi, nessuno riusciva a fornire indicazioni precise. Li ho incontrati e gli ho indicato in quale direzione fosse fuggito il ricercato. Sono usciti verso l'esterno e l’hanno adocchiato da lontano, mentre si allontanava. L’agente ha urlato: ‘Fermo, polizia’. Poi ho sentito un colpo d’arma, ma non so in quale direzione sia stato esploso”. Un attimo dopo Perrone era in auto, in fuga. L’aveva rapinata alla donna, travolgendo un secondo vigilante.            

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