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Cocaina dal Sud America all’Olanda per invadere il Salento: 26 ordinanze

Dal basso Salento fino a varie parti d'Italia e non solo: il blitz della Squadra mobile leccese, con il supporto della Dia, all'alba di oggi. Le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia

LECCE – Dall’America del Sud, fino all’Olanda, per poi raggiungere poi il basso Salento. Traffici di cocaina da mezzo mondo, grazie a una flotta di mezzi di trasporto modificati proprio nascondere i carichi, creando sottovani nelle cabine di guida, sotto i sedili posteriori o i vani portabagagli. E poi, contatti tramite sistemi di telefonia e messaggistica criptati, difficile da decifrare, per eludere i controlli. Senza contare le armi. Numerose, secondo gli investigatori, quelle nella disponibilità di un vasto sodalizio, con ramificazioni ovunque, in Italia. Venivano nascoste in fabbricati o in proprietà immobiliari. E diversi erano anche gli edifici adibiti a locali di stoccaggio dello stupefacente. Non solo in Olanda, ma anche nel Salento.

Ci sono voluti oltre due anni di indagini, ma, alla fine, la Squadra mobile della Questura di Lecce, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della Procura, ha chiuso il cerchio su ventisei soggetti che sarebbero legati da un vincolo associativo. Ventisei le misure cautelari, che i poliziotti hanno eseguito insieme con la Direzione investigativa antimafia, che è stata interessata per tutta l’attività di natura patrimoniale con sequestri preventivi per un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro.

Gli indagati

L’ordinanza di misura cautelare in carcere è stata disposta per Alduino Giannotta, 59enne di Acquarica del Capo, residente in Olanda (non ancora rintracciato); Pierpaolo Pizzolante, 31enne di Acquarica del Capo; Luigi Basilicata, 53enne di Napoli; Giovanni Rizzo, 53enne di Taviano; Nicolò Urso, 23enne di Presicce; Angelo Donato Rainò, 54enne di Taviano; Ciro Pizzo, 27enne di Napoli; Silvestre Attianese, 44enne di Casapesenna (Caserta); Giuseppe Ascione, 51enne di Napoli; Giuseppe Amato, 65enne di Scorrano; Antonio Cioffi, 70enne di Nardò.

I domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico sono stati disposti per Altin Shehaj, 42enne di Melissano; Francesco De Paola, 67enne di Acquarica del Capo; Luca Pavese, 46enne di Pulsanto (Taranto).

Arresti domiciliari per Sascha Patrick Esser, 33enne di Acquarica del Capo; Antonio Clemente, 38enne di San Donaci (Brindisi); Mario Attianese, 44enne di Casapesenna (Caserta); Errico Sinistro, 45enne di Lecce; Roxhers Nebiu, 30enne residente a Taviano e di nazionalità albanese (non ancora rintracciato); Hicham Kabouri, 46enne residente a Ruffano; Gianluca Saiella, 54enne di Roma; Corrado Lanzilli, 44enne di Napoli,

Obbligo di firma per T.M.B., 50enne di Napoli; A.C.D. 30enne di Nardò; L.M.D.N., 47enne di nazionalità brasiliana e residente in Olanda (non ancora rintracciata); A.R., 31enne di Taviano.

L’operazione “Skipper”

L’operazione, che è stata ribattezzata “Skipper”, ha messo a nudo un ingente e consolidato traffico di droga transazionale. Alla base, una presunta organizzazione criminale radicata nel basso Salento, ma con ramificazioni anche altrove (in Campania, soprattutto) , oltre che in altre località del territorio pugliese. Viste le capacità del gruppo di nascondere la droga e comunicare con codici complessi, nel corso delle indagini gli investigatori hanno dovuto sfruttare al massimo le tecnologie per avviare intercettazioni ambientali e telefoniche, acquisire tabulati, impiegando anche dispositivi di localizzazione e Gps. Senza trascurare l’attività classica, fatta di osservazione e pedinamenti. Con le indagini ancora in corso, peraltro, nel tempo sono stati eseguiti cinque arresti in flagranza di reato, con il sequestro di circa 25 chilogrammi di cocaina, diverse armi e circa 90mila euro in contanti rinvenuti in possesso a diversi indagati.

Video | Le indagini usando tecnologie per la localizzazione

Come tutte le organizzazioni che si rispettino, anche questa aveva vertici e soggetti coinvolti a più livelli. A capo vi sarebbe stato Alduino Giannotta: per i poliziotti sarebbe lui il promotore, l’organizzatore, il dirigente e il finanziatore, dedito all’approvvigionamento della cocaina dall’Olanda e ai contatti con i fornitori internazionali. Suo uomo di fiducia, Pierpaolo Pizzolante, che avrebbe avuto il compito di dirigere le importazioni dall’Olanda e poi distribuire la cocaina sul territorio salentino. Giovanni Rizzo, invece, una sorta di luogotenente, avrebbe avuto il compito di acquisire la sostanza per redistribuirla sulle principali piazze della provincia leccese.  A tale proposito, Nicolò Urso e Donato Angelo Rainò, uomini di fiducia rispettivamente di Pizzolante e Rizzo, sarebbero stati dediti all’attività di trasporto, acquisto e vendita della cocaina nei territori di competenza e delle operazioni di consegna e ritiro dei corrispettivi in denaro.

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Luigi Basilicata, invece, dipendente di una ditta di autotrasporti di Villa Literno, in provincia di Caserta, avrebbe messo a disposizione i mezzi da impiegare per il trasporto e la consegna di  armi e droga; avrebbe curato direttamente, e con l’aiuto di Giuseppe Ascione e Silvestre Attianese, entrambi campani e dipendenti della ditta -, il trasporto dello stupefacente da Amsterdam fino al luogo di stoccaggio napoletano, e da qui, nel territorio salentino, curandosi inoltre, del trasferimento di denaro dalla provincia leccese in Olanda. Attorno alla struttura centrale si sarebbe poi snodato l’apporto di numerosi altri soggetti, dediti, a vario titolo, all’acquisizione dello stupefacente e all’immissione finale sul mercato.

Dal Sud America all'Olanda, per arrivare nel Salento

Riguardo l’organizzazione, la cocaina, prodotta in Sud America, giungeva ad Amsterdam, in Olanda, dove sarebbero stato adibiti appartamenti ad hoc per i corrieri, decine di magazzini atti allo stoccaggio della sostanza e vari locali-garage per la custodia di autoarticolati e dei mezzi necessari al carico e trasporto. Ingenti quantitativi di cocaina sarebbero poi stati importati periodicamente, sotto la supervisione di Giannotta. Curati prima gli approvvigionamenti dello stupefacente intrattenendo i contatti con i fornitori internazionali e finanziandoli, questi avrebbe poi diretto poi i successivi trasporti e le consegne nel Salento, effettuate con sistematica periodicità dai suoi uomini di fiducia.

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Questi ultimi, avvalendosi di mezzi di trasporto, grazie a Basilicata, acquisito il narcotico di provenienza sudamericana dall’Olanda, avrebbero effettuato una sosta presso il luogo di stoccaggio campano per poi provvedere a consegnarlo nel Salento. Della distribuzione sul territorio salentino si sarebbe occupato, invece, il 30enne Pizzolante, il quale avrebbe gestito, per il tramite di alcuni gregari, la successiva consegna agli altri partecipi del sodalizio. Questi ultimi avrebbero poi provveduto alla cessione dello stupefacente sulle piazze di Nardò, Ruffano, Scorrano, Acquarica del Capo, Lecce, Taviano e persino Taranto.

Nell’ambito dell’inchiesta è stato disposto il sequestro preventivo per equivalente, finalizzato alla confisca di vari beni, perlopiù di proprietà immobiliari site nelle province di Lecce e Salerno e conti correnti bancari per un valore di oltre 4 milioni di euro, a carico di quattro fra gli indagati: Alduino Giannotta, Pierpaolo Pizzolante, Luigi Basilicata e Giovanni Rizzo. L’esecuzione di sequestri preventivi da parte degli agenti della Dia è avvenuta contestualmente alle misure cautelari.

In Olando, intanto, in accordo con la polizia locale, sono in corso perquisizioni ad Amsterdam, in magazzini dell’area portuale dove sarebbe stata stoccata la sostanza in arrivo dal sud America prima di essere inviata in Italia, nonché abitazioni poste nell’immediata periferia extraurbana dove avrebbero soggiornato i corrieri lì giunti dall’Italia per caricare la sostanza da trasportare. Alcuni arresti sono avvenuti in collaborazione con le forze dell’ordine tedesche e brasiliane, attese le residenze di alcuni degli indagati. La cattura è avvenuta, in questi casi, grazie all’attività di intelligence in raccordo con la Direzione centrale antidroga e la Direzione centrale polizia criminale.

Nelle fasi esecutive degli arresti ci si è avvalsi della collaborazione del personale dei Reparti Prevenzione crimine di Lecce e Bari e di unità cinofile antidroga e antiesplosivi effettive presso gli uffici aereoportuali di Brindisi e Bari.  

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