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Cronaca

Truffe agli anziani, tre in rapida sequenza: spillati ori e soldi per oltre 20mila euro

Spopola l'odioso raggiro del finto avvocato e dei figli in difficoltà per incidenti mai avvenuti. Gli episodi in distinte zone di Lecce in un arco temporale molto ristretto. Sui casi indaga la squadra mobile che nei giorni scorsi aveva già arrestato uno "specialista"

LECCE – Si era rimasti a un giovanotto finito in arresto e al complice in fuga spericolata. E con tanto di poliziotti che per poco non ci hanno rimesso l’osso del collo, quel giorno, quando hanno rischiato di essere travolti dall’auto condotta dal malvivente, lanciata a tutta velocità per sottrarsi alle manette. Quartiere Rudiae di Lecce, era la mattina dell’8 giugno scorso.

Un lavoro investigativo certosino e nemmeno privo di pericoli, come s’è visto, quello della squadra mobile di Lecce, nel tentativo di fare piazza pulita di soggetti dediti alle truffe ai danni di anziani che, purtroppo, al momento non è valso come deterrente per scoraggiare altri malintenzionati.

Il motivo? Potrebbe essere piuttosto banale. Il guadagno, in certi casi, è talmente alto che per soggetti molto spregiudicati è evidente come valga la pena fare la puntata d’azzardo. Tanto che in una sola giornata, e sempre nel capoluogo, si sono consumati non meno di tre altri raggiri identici ai danni di persone di una certa età.

Tre colpi in rapida sequenza

Le vicende in questione si sono verificate tutte e tre giovedì 15 giugno, con la prima richiesta d’intervento al 113 che risale grossomodo alle 12,30 e l’ultima verso le 16,30. E si presume che ad agire siano stati sempre gli stessi soggetti, lesti a cambiare di volta in volta area di Lecce.

Il primo caso, infatti, è avvenuto in via Regina Elena, zona San Lazzaro. Vittima, una donna di 77 anni, alla quale è stato riferito che la figlia era in serie difficoltà, a causa di un incidente stradale, e che occorreva un’ingente somma per le spese legali. Una volta ottenuti i soldi, il misterioso soggetto si è volatilizzato. Forse con qualche complice ad attenderlo nelle vicinanze, anche se non sarebbero stati notati altri soggetti.

Situazione identica si è verificata circa un’ora dopo, ma altrove, in via di Leuca. Qui, è stata raggirata una coppia (lui 94 anni, lei 76). Identico canovaccio: occorreva denaro per spese legali, visto che una figlia aveva provocato un sinistro. Terza e ultima situazione, in largo Settelacquare. A rimetterci, in questo caso, è stata una donna di 88 anni.  

Oltre 20mila euro di danni

Spaventa soprattutto la sequenza temporale. Nell’arco di appena quattro ore, infatti, sono stati spillati oltre 20mila euro fra denaro e oggetti di valore. In un caso, la vittima ci ha rimesso circa 3mila euro, tutto quello che è riuscita a racimolare lì per lì in contanti. In un altro, oggetti preziosi, il cui valore deve essere quantificato con precisione (ma che sarà senz’altro ingente). Nell’altro ancora, fra soldi e monili elargiti, il danno si aggirerebbe attorno ai 15mila euro. Sulle vicende, per le quali è stato chiamato il 113, sta indagando anche questa volta la squadra mobile. 

Perché succede? Perché si cade a volte così facilmente nel tranello? Perché, si sa, davanti a un allarme improvviso, come quello per un figlio in difficoltà, un genitore è disposto a tutto. Anche a rendere la sua stessa vita. È proprio questa la leva psicologica sulla quale agiscono i criminali, la fragilità emotiva che offusca la mente delle vittime, impedendole di capire subito di trovarsi davanti a millantatori che, di volta in volta, con piccole varianti sul copione, s’improvvisano ora legali, ora esponenti delle forze dell’ordine. Scegliendo con cura persone di età magari particolarmente avanzata, forse dopo aver carpito informazioni su cerchia familiare e abitudini di vita.  

Un odioso fenomeno diffuso

L’odioso fenomeno non è di certo solo locale. Si tratta di un problema diffuso in tutta Italia e che sta creando un allarme sociale. Il meccanismo è tanto semplice, quanto spesso efficace. Alle ignare vittime, come hanno spiegato nei giorni scorsi dalla questura leccese, viene paventata, generalmente tramite una telefonata - durante la quale il malvivente si spaccia per un avvocato o un appartenente alla polizia o ai carabinieri -, una grave difficoltà in cui è incorso un parente stretto (il figlio o il nipote) e che l’unica soluzione per porre rimedio all’emergenza è quella di pagare immediatamente ingenti somme di denaro.

Va aggiunto che, di solito, a compiere queste azioni sono soggetti provenienti da fuori provincia o anche da altre regioni, proprio come accaduto nella vicenda dei giorni scorsi, in cui a finire in arresto, a Lecce, è stato un 20enne napoletano. Si “gioca” in trasferta per rendere più difficile l’identificazione, dato che i malviventi che adottano queste strategie sono obbligati ad agire a volto scoperto, dovendo indossare i panni di persone rispettabili per avere accesso alle case delle vittime.

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