Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca

Truffa e infedele patrocinio, chiesto il rinvio a giudizio per Cardigliano

L'avvocato, che l'Ordine ha radiato dall'albo, avrebbe intascato indebitamente una cifra vicina ai 500mila euro, tra il 2010 e il 2013, attraverso una serie di truffe eseguite ai danni dei suoi clienti. Udienza il prossimo 26 maggio

Il tribunale di Lecce.

LECCE – E’ stata fissata al prossimo 26 maggio, dinanzi al gup Cinzia Vergine, l’udienza preliminare relativa all’inchiesta che vede come protagonista l’avvocato Alfredo Cardigliano, accusato di truffa e infedele patrocinio. Oltre al penalista, rischia di finire a processo un suo stretto collaboratore.

Secondo l’ipotesi accusatoria, del procedimento è titolare il sostituto procuratore Paola Guglielmi, Cardigliano avrebbe intascato indebitamente una cifra vicina ai 500mila euro, tra il 2010 e il 2013, attraverso una serie di truffe eseguite ai danni dei suoi clienti.

Il legale, titolare di uno studio nel capoluogo salentino, avrebbe spacciato i suoi intenti per motivi professionali, prospettando ai malcapitati pignoramenti immobiliari o, nel peggiore dei casi, persino di aziende.  Avrebbe così acuito le vicende giudiziarie, per esortare i clienti a versare somme di denaro che sarebbero state poi versate ai creditori, evitando misure drastiche come, appunto, l’espropriazione della casa. E, inoltre, avrebbe ingigantito le complicazioni giudiziarie, per presentare salate parcelle a coloro che ne chiedevano la consulenza.

Nei suoi confronti sono state eseguite, nelle scorse settimane, due diverse ordinanze di custodia cautelare (emesse dal gip Vincenzo Brancato), relative a due diversi tronconi di inchiesta poi riuniti in un unico fascicolo. Dopo il primo arresto, infatti, altri clienti decisero di denunciare il loro legale, ritenendo di essere stati vittima di una presunta truffa. L’indagato è assistito dagli avvocati Luigi Corvaglia e Pantaleo Cannoletta.

Cardigliano è stato radiato dall’albo degli avvocati. Il consiglio dell’Ordine si è riunito nei giorni scorsi e, dopo la discussione di accusa (rappresentata rispettivamente dal pubblico ministero Paola Guglielmi) e difesa, ha emanato il proprio verdetto. Si tratta della sanzione più grave tra quelle previste del Codice deontologico forense, poiché si tratta di una misura adottata in casi ben precisi che comportano un'indubbia gravissima ripercussione dell'azione illecita sul piano professionale e sociale.

Un provvedimento comunque non ancora esecutivo, che può essere impugnato dinanzi al Consiglio nazionale forense, che funge da “giudice d'appello” per le sanzioni disciplinari stabilite dagli Ordini territoriali. L’ultima parola spetta comunque ai giudici della Corte di Cassazione.

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