Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Truffe online con le auto d’epoca, vittime anche nel Salento: cinque arresti

L'operazione è stata messa a segno a Genova dai carabinieri. Venticinque episodi, quasi tutti consumati, ai danni di appassionati che versavano la caparra, con i "venditori" che subito dopo sparivano

GENOVA – Le auto d’epoca erano soltanto in foto. La truffa, quella ormai tipica, dalle dinamiche consolidate: annunci su siti web specializzati, vittime che abboccavano attirate da prezzi concorrenziali per ricambi, se non interi veicoli, caparra versata e addio “venditore”. Soldi perduti.    

Dietro a tutto ciò, secondo i carabinieri del Nucleo investigativo di Genova, c’era un’intera banda specializzata, capace di andare a segno per ben ventidue volte e di non riuscire a consumare la truffa in soli tre casi. E dato che gli appassionati di auto d’epoca si trovano ovunque, non manca la provincia di Lecce fra quelle colpite (insieme a Milano, Varese, Pescara, L’Aquila, Salerno, Cosenza, Locri, la stessa Genova e via dicendo).

In sette sono finiti nei guai, all’alba di oggi: quattro in carcere, una donna ai domiciliari e per due è scattato l’obbligo di dimora. Sono tutti residenti nel capoluogo ligure. In carcere sono finiti i fratelli Lorenzo e Pietro Giannico, rispettivamente di 41 e 50 anni, Ciro Contiero, di 57 anni, e Roberto Passarello, di 46 anni. Ai domiciliari, Maddalena Micillo, di 54 anni.

truffe-2

L’indagine è stata ribattezzata, significativamente, “Old Cars” e ha avuto inizio a luglio del 2020. Dunque, nel giro di poco tempo, una vera e propria raffica di truffe sono state perpetrate ai danni di amanti di veicoli d’epoca dai quali i sette coinvolti sarebbe riusciti a farsi versare, di solito su carte prepagate, acconti per i “teorici” acquisti effettuati.

I finti annunci venivano pubblicati di solito su autoscout24 o su subito.it con l’indicazione di un numero di telefono per le trattative, intestato a un prestanome. Avveniva quindi la richiesta di pagamento di una caparra su postepay, vaglia postale, o money transfert intestati a soggetti terzi che sarebbero stati consapevoli delle truffe.

Ricevuto il pagamento, ecco che si rendevano irreperibili. Un raggiro che ormai è prassi anche con le case in affitto, per esempio, con i telefoni cellulari e, in generale, con ogni tipo di merce. Sono tuttora al vaglio degli inquirenti raggiri effettuati con analoghe modalità. Insomma, il conto di quelli consumati o anche solo tentati, da venticinque potrebbe salire ancora.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Truffe online con le auto d’epoca, vittime anche nel Salento: cinque arresti

LeccePrima è in caricamento