“Figlio positivo al Covid”: il padre lo svela in udienza, la madre ha un malore

Situazione surreale durante una causa di separazione in via Brenta. La donna soccorsa dal 118, accertamenti dei carabinieri. Fortunatamente, il tampone sarebbe risultato poi negativo. E il sindacato denuncia la scarsa sicurezza

Un carabiniere del Nucleo tribunali in via Brenta, questa mattina, poco dopo l'episodio.

LECCE – Momenti d’incredulità questa mattina a Lecce, in un’aula del Tribunale civile di via Brenta. Cosa sia accaduto di preciso, è in via di ricostruzione da parte dei carabinieri del Nucleo tribunali – dipendente dalla Compagnia di Lecce -, ma, a grandi linee, come riferiscono fonti interne alle aule giudiziarie, dovrebbe essere accaduto questo: mentre si era nel pieno di un’udienza per una causa di separazione, un uomo ha annunciato all’improvviso, pubblicamente – quello che si potrebbe definire un vero e proprio  coup de théâtre - di avere il figlio positivo al Covid-19, in Veneto. E avrebbe anche sostenuto di essere stato accanto a lui fino all’altro giorno. Affermazione che sarebbe stata poi smentita dal tampone, eseguito sul ragazzino coinvolto e risultato fortunatamente negativo.

Considerando che ora sono in corso tutti gli ovvi accertamenti, la madre, alla notizia, appresa in quel modo, ha accusato un malore. Tanto che è stato necessario chiamare il 118 per soccorrerla.  Inutile dire che la causa per il momento è saltata, tutto attorno è salita la tensione e la giudice, Francesca Caputo, ha dovuto trovare un’aula più sicura per le udienze, come riferisce dice Giovanni Rizzo, segretario regionale della Confsal-Unsa, che ora è sul piede di guerra.

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Se l’episodio in sé, infatti, è al vaglio, nel frattempo ha scatenato polemiche proprio per le condizioni di sicurezza.  “Si apprende sull’onda dell’ennesima emergenza – dice, a tale proposito, Rizzo– che, al contrario di quanto si potrebbe supporre, poche aule di udienza del Tribunale civile di Lecce si trovano in condizioni di sicurezza, ad esempio dotate di schermi di plexiglass. Continueremo perciò a ricordare ai datori di lavoro/capi d’ufficio che la legge non ha abolito il lavoro agile e non ha revocato l’emergenza epidemica e che essi hanno la piena responsabilità dell’adeguamento delle stesse rispetto alla ripresa delle attività, restando vincolati alle misure dell’autorità sanitaria. L’Unsa pertanto vigila come dall’inizio sulla situazione e anche su segnalazione dei dipendenti interverrà di conseguenza”.

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