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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca

Ultrà Lecce: reati quasi tutti prescritti. Una sola condanna, ma a 5 anni

Al centro una vicenda del 2008. Caduta l'associazione, in appello sfumate anche le posizioni residue, eccezion fatta per una, con un totale capovolgimento di fronte

LECCE – Molti erano stati assolti in primo grado, nel 2018, per altri i reati si erano prescritti già all’epoca, ad alcuni erano state inflitte condanne lievi, una volta caduto il collante di tutto, l’accusa di associazione per delinquere. Così, nel processo d’appello che si è svolto oggi e che tocca le dinamiche della Curva Nord di Lecce negli anni passati, si è avuto un solo, vero colpo di scena. Se per quasi tutti coloro che sono comparsi davanti alla sezione unica penale della Corte d’appello, infatti, è stata dichiarata la prescrizione, soltanto uno ha subito una condanna e anche piuttosto pesante: il leccese Salvatore De Matteis. Cinque anni per un presunto caso d’estorsione.

Il processo in questione, a membri che hanno fatto parte o tuttora sono parte integrante degli Ultrà Lecce, è solo uno dei vari che si sono succeduti nel tempo, ma nasce da un’operazione della Digos che è stata un po’ la madre di tutte le indagini, quella conclusasi alla fine di maggio del 2008 e che portò all’epoca a ben quattordici arresti. Proprio per questo, fece molto rumore in tutta Italia.

Per diversi fra i coinvolti, appunto, scattò anche l’imputazione di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di atti di violenza nei confronti delle forze dell’ordine e delle tifoserie avversarie. Non mancarono nemmeno, in qualche caso, contestazioni di pressioni ad altri tifosi e interferenze nell’organizzazione nell’attività del Lecce, anche con l’uso di petardi dentro e fuori lo stadio.

Fra i condannati in  primo grado nel 2018, ma per singoli episodi, c’erano Andrea De Mitri (aveva preso 4 mesi), Leo De Matteis (8 mesi), Vito Cristian Baglivo (1 anno e 3 mesi), Alessandro Bosco (4 mesi), Andrea Capasa (6 mesi), Marco Falbo (1 anno e 9 mesi), Marcello Impellizzeri (1 anno e 9 mesi), Gianluca Leone (6 mesi), Antonio Peciccia (9 mesi), Salvatore Andrea Polimeno (1 anno e 6 mesi) e Juri Zecca (1 anno e 10 mesi). Tutti hanno fatto ricorso in appello, tramite i propri legali, ed è stato oggi dichiarato il non doversi procedere, dato che i reati si sono estinti per intervenuta prescrizione (estinta la stessa associazione).

Sia nei confronti  dei succitati, sia di altri, la stessa Procura leccese aveva avanzato istanza in appello, chiedendo, ovviamente, la condanna. Ma anche per i rimanenti, cioè Stefano Chironi, Cristian Grieco, Simone De Mitri, Alberto Pino, Marcello Santopietro e Giuseppe Feudo, è scattata la prescrizione. L’unico il quale ha visto la propria situazione del tutto ribaltata è stato il leccese Salvatore De Matteis. In primo grado, infatti, anche per lui era scattata la prescrizione, dato che il reato iniziale, quello di estorsione, era mutato in violenza privata. Ma in appello, al cospetto presidente Carlo Errico, atteso il non doversi procedere per l’associazione, l’estorsione consumata è stata riconosciuta e così è giunta una condanna di 5 anni, più 516 euro di multa, pagamento delle spese del doppio del giudizio, interdizione dai pubblici uffici e interdizione legale per la durata della pena.

Tutto nato da una telefonata

Il caso che vede al centro De Matteis è particolare e nasce da una telefonata intercettata dagli investigatori, ma a quanto sembra senza ulteriori riscontri. Stando a questo scambio di chiamate, che coinvolgerebbe tre interlocutori, uno dei quali sarebbe proprio De Matteis, quest’ultimo avrebbe ammesso il fatto che fossero state strappate in curva (non da lui personalmente, o comunque non solo da lui, ma usando un “noi” generico, “ni” in dialetto) cinque magliette con la scritta Ultras ad altrettanti tifosi, “rei” di averle acquistate presso una bancarella. Tanto da richiedere anche l’intervento di altri, almeno cinque o sei ragazzi, per andare presso questa bancarella, su viale dello Stadio, senza illustrare nella telefonata il motivo, ma, come si può facilmente presumere, allo scopo di contestare una vendita non autorizzata dal gruppo portante della Nord. 

“Le sentenze di condanna, soprattutto quelle del nostro caso, non si commentano o discutono ma si impugnano”, ha detto l’avvocato Giuseppe Milli che, con il collega Francesco Calabro, segue il caso di De Matteis. Ragion per cui , ha aggiunto: “Ricorreremo in Cassazione”.

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