Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

L'opinione: "Alfano, il Gattopardo e la violenza negli stadi: nulla nuovo"

Giuseppe Milli, avvocato penalista leccese, esperto nelle vicende giudiziarie che riguardano il mondo ultras, si sofferma sull'entrata in vigore del decreto: "Norme già in vigore vengono contrabbandate come novità legislative che invece nascondono un mero aumento delle pene"

Nella foto: tifosi del Lecce durante un derby a Bari.

Ancora una volta, gattopardescamente, tutto cambia per non far cambiare nulla.

Entra in vigore il decreto legge cosiddetto Alfano che mira ad “evitare il ripetersi di gravi episodi di violenza e turbativa dell’ordine pubblico in occasione delle partite, e pertanto adotta interventi urgenti finalizzati a rafforzare la prevenzione di tali fatti e a inasprire il trattamento punitivo di coloro che se ne rendono responsabili”.

Sul solco della “tradizione” dei suoi illustri precedessori (Gava, Mancino, Amato, Maroni, Scajola, Pisanu) ancora una volta, solo la politica repressiva ispira il Legislatore nell’emanazione del proprio ennesimo provvedimento di emergenza in materia di violenza negli stadi et similia.

Al di là della demagogica propaganda stile Ventennio (biglietti last minute, sconti per giovani ed anziani) in realtà si assiste al “solito” giro di vite contro la categoria sociale più vessata e perseguita nel Paese: gli ultras.

Chi pensa che con siffatto inasprimento del trattamento sanzionatorio, sic et simpliciter, si possano risolvere beatamente i gravissimi problemi che affliggono il mondo del calcio, non ricorda quanto in passato avevano pontificato i vari Russo, Jervolino o Pisanu senza dimenticare Maroni.

Sempre la solita solfa: norme già in vigore vengono contrabbandate come novità legislative  che invece nascondono un mero aumento delle pene al di là della neo-previsione del cosiddetto arresto differito anche per chi inneggia all'odio razziale, etnico e religioso.

Ecco quindi che anche per questi ultimi, come per coloro i quali pongono in essere condotte violente in occasione di una manifestazione sportiva, si prevede l’estensione della possibilità di fermo, fuori dai limiti ordinari di flagranza, purché risulti impossibile procedere all’arresto immediato e la prova del commesso reato emerga inequivocabilmente da documentazione video-fotografica o da altri elementi oggettivi.

Per il resto, nonostante più volte la Giurisprudenza Amministrativa abbia ribadito che occorra valutare la condotta distinguendo questa da quell'altra (un conto è aggredire un poliziotto, un altro accendere un fumogeno in segno di folclore o esultanza), si è puntato il dito, comodamente direi, contro il solito mostro da sbattere in prima pagina utilizzando strumenti legislativi desueti, inefficaci e logori come quello meramente repressivo del Daspo portato nel massimo da 5 ad 8 anni.

Pensate che in passato l'inasprimento da 3 a 5 anni (ed ora ad 8) sia stato la panacea di tutti i mali? Se così fosse non si spiegherebbero le innumerevoli riforme in sede amministrativa operate nel corso degli ultimi sette anni dai magistrati...

Ma andiamo avanti. Si legge nel decreto che si potrà prevedere il Daspo di gruppo, rectius “di branco”, con una pena non inferiore di anni tre per i capi.

Ecco che le Questure d'Italia avranno su un piatto di platino la possibilità di “eliminare” gli scomodi ultras che ad esempio viaggiano su un pullman in autostrada e decidono di fare una sosta in un autogrill. Lungi dal pensare che sia ironizzando sulla vexata questio, mi preme evidenziare la débacle di garanzie costituzionalmente protette, quale la responsabilità penale personale previo accertamento delle diverse condotte poste in essere dai singoli componenti un gruppo di persone.

Ed infatti potrà accadere, e sfido chiunque a sostenere il contrario, che qualcuno degli occupanti il bus preferirà rimanere a dormire in poltrona, qualcun altro invece si recherà al wc per espletare bisogni impellenti fisiologici e altri invece si daranno alla razzia dei beni alimentari esistenti all'interno dell'autogrill. Come spesso accade, previa segnalazione del funzionario di turno delle forze dell'ordine, il bus viene bloccato al casello e tutti gli occupanti identificati.

Se prima le colpe venivano suddivise  a seguito di laboriose indagini sulla base della visione dei filmati interni ai locali dell'autogrill, da oggi si puà agevolmente evitare di “perdere tempo”, ed ecco pronto il Daspo del branco.

Spettacolare poi l'alchimia mutuata dai reati di mafia circa l'adozione della sorveglianza speciale per il daspato recidivo. Attendiamo in futuro la ghigliottina o la sedia elettrica... 

Di scarso rilievo la novità che il ministro, con proprio provvedimento, potrà vietare le trasferte ad una tifoseria per un periodo massimo di due anni. Qualcuno dimentica che tale potere era da tempo in capo all'Osservatorio.

Nulla si dice sull'efficacia della tessera del tifoso se non che con essa, come i punti alla Coop, si potrà portare con sé due tifosi in trasferta. Ma anche qui nulla di nuovo, meglio mettere la polvere sotto il tappeto. Così tutti pensano che la casa è pulita e linda.

Assai positive, e queste rappresentano davvero una novità legislativa, sono le modifiche del trattamento sanzionatorio del reato di cosiddetta frode sportiva: per chi offre, o riceve, denaro o altre utilità per alterare il risultato di una competizione sportiva, è prevista una pena che va da 2 a 6 anni di carcere, mentre fino ad oggi si fermava al massimo di un anno. Nei casi più gravi la pena può arrivare fino a 9 anni, con una multa che va da 10mila a 100mila euro.

Per moralizzare i termini della questione occorre fare espresso riferimento ai presunti autori della combine del derby (quello di Masiello per intenderci) i quali, pur se condannati il prossimo 15 ottobre dal Tribunale di Bari, potranno giovarsi di una mini-condanna mentre i futuri delinquenti e allibratori rischieranno d'ora in poi di essere dapprima sottoposti ad intercettazione telefonica o ambientale, di seguito posti in custodia cautelare e condannati ad una severissima pena.

Altro articolo prevede invece una serie di norme per ‘spezzare’ il legame tra ultrà e club e stabilisce il divieto di rapporti commerciali e di business, tanto estraneo alla tifoseria ultras leccese e tanto caro a quella che si trova a 150 chilometri di distanza da qui  o in città come Roma  sponda laziale, Torino o Milano.

Su queste due ultime scelte sono completamente d'accordo con il ministro Angiolino Alfano.

Su quanto innanzi riferito vi invito ad attendere qualche anno per assistere al prossimo ministro degli Interni di turno che offrirà la medesima minestra (riscaldata) propinata in data odierna e sbandierata come salvifica per le famiglie italiane che potranno fare ritorno sugli spalti. Naturalmente una volta sterminati gli ultras e i curvaioli.

Se sarà debellata la violenza sarò il primo a fare pubblica ammenda, ma permettetemi di essere oltremodo scettico. Anche se so bene che tale mio pensiero non è quello di tanti lettori.

* Giuseppe Milli, avvocato penalista leccese. 

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