Disordini al termine di Lecce-Carpi, primi verdetti: tredici ultrà condannati

Primi verdetti per i tifosi giallorossi coinvolti nell'inchiesta sugli incidenti e le violenze avvenuti all'interno e all'esterno dello stadio "Via del Mare" al termine dell'incontro del 16 giugno 2013 che decretò la mancata promozione in serie B. Assoluzione dalle accuse più gravi per Andrea Bufano

LECCE – Primi verdetti per i tifosi giallorossi coinvolti nell’inchiesta sugli incidenti e le violenze avvenute all’interno e all’esterno dello stadio “Via del Mare” al termine dell’incontro del 16 giugno 2013 contro il Carpi, che decretò la mancata promozione in serie B dei pugliesi. Un’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Massimiliano Carducci, mentre le indagini, che hanno portato all’identificazioni dei tifosi e a numerosi arresti, sono state condotte dagli agenti della Digos di Lecce, guidata dal dirigente Raffaele Attanasi.

Il gup Antonia Martalò ha condannato, al termine del giudizio con rito abbreviato, a 3 anni e dieci mesi Antonino Raccardi; 3 anni e sei mesi Andrea De Giorgi; 2 anni (pena sospesa) Christian Capoccia, 30enne leccese; 1 anno e sei mesi (pena sospesa) per Francesco Cannoletta, 26enne di Cavallino; 2 anni e sei mesi per Gabriele Greco, 27enne leccese; 1 anno e sei mesi (pena sospesa) per Renato Orlando, 42enne di Morciano di Leuca; 2 anni e due mesi per Riccardo Tondo, 30enne di San Cesario di Lecce; 2 anni (pena sospesa) per Massimiliano Stefanizzi, 34enne nato e residente a Firenze; otto mesi per Fabio Campa, 31enne di Scorrano e Salvatore Persano (pena sospesa per entrambi); 2 anni e sei mesi per Simone Giannini, 28enne di Lecce; 2 anni e quattro mesi per Carmine Angelè; un anno di arresto per Nicola Pinto.

Raccardi, 23enne di Palermo, è accusato, oltre che di atti di violenza all’interno dello stadio dopo l’invasione, anche del danneggiamento e dell’incendio che distrusse la jeep della polizia parcheggiata dietro la Tribuna centrale.

Si tratta di condanne più basse di quelle formulate dalla pubblica accusa. Tre anni e 10 mesi, infatti, la pena invocata per Christian Capoccia, 30enne leccese; 3 anni e sei mesi per Francesco Cannoletta, 26enne di Cavallino; 3 anni e sei mesi per Gabriele Greco, 27enne, leccese; e Renato Orlando, 42enne di Morciano di Leuca; 4 anni e due mesi per Riccardo Tondo, 30enne di San Cesario di Lecce; 4 anni per Massimiliano Stefanizzi, 34enne nato e residente a Firenze e un anno per Fabio Campa, 31enne di Scorrano; e 4 anni per Simone Giannini, 28enne di Lecce.

Assoluzione dalle accuse più gravi invece per Andrea Bufano, 36enne originario di Maglie, per cui l’accusa aveva chiesto una condanna a 4 anni e due mesi. Bufano, sottoposto a sei mesi di custodia cautelare, è stato condannato a un anno di arresto solo per l’invasione di campo.

Accolta dunque in pieno la tesi del suo legale, l’avvocato Giuseppe Milli, che ha smontato la tesi accusatoria, evidenziando come si dovesse contestare la semplice invasione di campo e non il reato più grave previsto nei casi in cui “dal fatto deriva un ritardo rilevante dell'ʹinizio, l’interruzione o la sospensione definitiva della competizione calcistica (in cui la pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni)”.

L’invasione, ha sottolineato l’avvocato Milli, avviene a gara oramai definitivamente conclusa. Riguardo all’altro capo d’imputazione, la resistenza a pubblico ufficiale, nella memoria si evidenzia come in un video dell’emittente televisiva Raisport, attraverso l’attenta analisi dei fotogrammi, emerga l’assoluta estraneità del 36enne ai fatti così come contestati nelle informative della Digos Questura di Lecce, che avrebbero individuato nell’indagato colui che poneva atti di resistenza nei confronti degli stewards. Bufano, infatti, si sarebbe limitato a rivolgere il proprio malcontento verso i tifosi del Lecce, facendosi accompagnare poi fuori dal campo dagli steward, cercando di far desistere altri tifosi dai propositi di invadere il campo.

Nel corso degli interrogatori i tifosi collaborarono, fornendo la propria versione dei fatti e, in alcuni casi, una parziale ammissione di colpa. Alcuni imputati chiesero scusa per il loro comportamento violento e per gli atti compiuti in quella domenica di straordinaria follia. Scuse rivolte, per proprietà transitiva, all’intera cittadinanza.

Quasi tutti i tifosi hanno sottolineato che il loro operato non è stato assolutamente premeditato, evidenziando di aver agito in modo inconsueto e spontaneo, trascinati dagli avvenimenti e dalla delusione di una promozione sfumata sul più bello. Una circostanza che, come loro stessi hanno rilevato, non giustifica le loro azioni per cui si sono detti pronti ad assumersi le proprie responsabilità. A dimostrazione della mancata premeditazione e dell’esistenza di un progetto studiato a tavolino, il fatto che quasi tutti i supporters abbiano agito a viso scoperto, incuranti delle videocamere di sicurezza, delle forze dell’ordine e dei media.

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Gli imputati rispondevano, a vario titolo, di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, danneggiamento e violazione dell’articolo 6 quater della legge speciale 401 del 1989 (violenza o minaccia nei confronti degli addetti ai controlli dei luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive). 

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