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Cronaca Centro / Piazza Sant'Oronzo

Indagata la gang che sfregia di notte il volto di Lecce: quattro minorenni

Le indagini della polizia locale, coordinate dalla Procura minorile, hanno permesso di identificare alcuni dei componenti di un gruppo di giovani che non ha esitato a deturpare persino monumenti del centro storico. L'assessore Signore: "Questa non è street art"

LECCE – Per ora sono quattro, ragazzi fra i 14 e i 17 anni. Solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più diffuso, tanto che le indagini tutto possono dirsi, fuorché terminate. Ma intanto, la Procura dei minori di Lecce ha già i primi nomi nel registro degli indagati per il fenomeno delle scritte che stanno invadendo la capitale del barocco, in cui nessun muro, nessun monumento storico può dirsi salvo a priori, con un’assenza di rispetto per la pietra antica che ferisce il cuore della città.

Da piazza Sant’Oronzo a via Coniger, dal Convitto Palmieri, fino a via Morelli. E poi, Corte dei Rainò, via Quinto Ennio, via Caracciolo, Rettorato dell'Università del Salento, Accademia delle belle arti, Mura Urbiche, pareti della Biblioteca provinciale, Porta San Biagio, via De Jacobis. Sì, via De Jabobis, proprio all’ingresso del Tribunale per i minorenni dove i ragazzi dovranno presto ritrovarsi a fare i conti cone le proprie responsabilità. Sono solo alcuni degli spazi violati da una crew che gira di notte armata di bombolette spray.

Zero coscienza civica e nessuna minima consapevolezza dell’importanza che riveste il patrimonio artistico e architettonico intaccato. E sono parole, queste, che provengono dalla stessa Procura minorile, che ha preso a cuore il problema, fin da quando, nei primi giorni di gennaio 2022, sono arrivate le prime segnalazioni di cittadini alla polizia locale, seguite, nei giorni successivi, da indicazioni più specifiche e dettagliate.

Una vera e propria escalation

Nel giro di poco tempo, c’è stata un’escalation di vandalismo. Le scritte, con pennarelli e vernici di diverso colore, alcune incomprensibili e spesso corredate da firme, si sono moltiplicate, fino a diventare cicatrici sul volto di Lecce. Un fenomeno che la procuratrice Simona Filoni ha ritenuto allarmante, tanto da costituire una task force dedicata che è riuscita a individuare i quattro autori dei gravi deturpamenti di beni artistici.

A loro si è arrivati sia grazie all’esame capillare degli impianti di videosorveglianza e di videoregistrazione pubblici e privati della città, sia attraverso controlli che si sono fatti sempre più serrati, con tanto di discreti pedinamenti in abiti civili da parte degli agenti di polizia locale, una volta individuati i potenziali vandali.

Video | Fondamentali le telecamere

Le indagini, che come detto sono ancora in corso, hanno compreso anche accertamenti di natura tecnica, con perquisizioni effettuate e sequestri eseguiti, l’ascolto di persone informate sui fatti, interrogatori, svolti dagli agenti del Comando di viale Rossini, insieme con il personale specializzato della Sezione di polizia giudiziaria della Procura minorile.

La connivenza di alcuni genitori

Secondo gli inquirenti, a monte vi sarebbe una vera e propria gang, più nutrita rispetto ai quattro giovani indagati, costituita con lo scopo specifico di imbrattare e deturpare la città e di autocelebrarsi. Sperando di non essere scoperti e, in qualche caso, quel che è più grave, con la connivenza dei genitori, come rileva la procuratrice.

Al di là del reato contestato in concorso e in continuazione, quello di deturpamento e imbrattamento di cose altrui, uno dei fini della Procura sarà quello di ottenere dagli indagati (e dagli altri responsabili) la riparazione dei danni cagionati alla città, con il risarcimento e la restituzione allo stato preesistente.

La speranza della procuratrice Filoni è, in definitiva, che i giovani possano trarre dalla cultura la giusta spinta per una crescita improntata alla legalità, al rispetto degli altri e dei beni della collettività, e non utilizzarne i simboli come sedi su cui convogliare noia e frustrazioni. Ecco perché i controlli, in tutta la provincia, saranno sempre più frequenti.

I commenti: "Questa non è arte"

“La street art è un’arte, ma qui parliamo di semplice vandalismo con segni di vernice effettuati nel centro storico, su beni monumentali di grande valore, su immobili privati, che non comunicano alcun messaggio se non la firma dei giovani autori”, dichiara l’assessore alla Sicurezza, Sergio Signore. “Mi auguro che l’essere incappati in questa disavventura possa insegnare a questi ragazzi la differenza fondamentale che passa tra l’espressione artistica e l’imbrattamento di beni storici che sono testimoni della storia della nostra comunità. Ringrazio il comandante e gli agenti che su delega della Procura hanno svolto le indagini, occorre stroncare un fenomeno che stava assumendo dimensioni preoccupanti in città”.  

“Devo dire un grazie particolare al nucleo di polizia giudiziaria, che sotto il coordinamento del commissario Eugenio Minerva, è riuscito con grande tempismo a raggiungere questo importante risultato a tutela del patrimonio artistico e architettonico e del decoro della città”, aggiunge il comandante della polizia locale. Donato Zacheo.

Il volto di Lecce sfregiato

“È stato un mese di attività serrata – ha aggiunto Zacheo - che messo a frutto l’intuito investigativo, l’efficacia dell’utilizzo delle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private e, non ultima, la collaborazione della cittadinanza che ha fornito informazioni fondamentali per rintracciare i responsabili dei graffiti che hanno deturpato in pochi giorni monumenti pubblici come le Mura Urbiche, Porta San Biagio, il Convitto Palmieri, la Biblioteca Provinciale Bernardini, ma anche il Sedile, l’Accademia delle Belle Arti, il Rettorato dell’Università del Salento e tanti edifici privati di pregio”.

“Confidiamo – ha concluso il comandante - che questa operazione che dimostra come non si possa rimanere impuniti da simili responsabilità sia da monito a tutti quei ragazzi dediti a questo tipo di ‘espressioni’ che nulla hanno di artistico”.

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