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Domenica, 14 Aprile 2024
Cronaca

Insulti, minacce e botte se lei rifiutava di avere rapporti sessuali: otto anni

Giudicato in abbreviato un marito violento della provincia di Lecce. Avrebbe anche consumato alcool e stupefacenti davanti ai figli minori, costretti ad assistere a tremende liti e soprusi fra le pareti di casa

LECCE – Quanto può essere dura da digerire la convivenza con un uomo brutale e minaccioso, che per anni avrebbe soggiogato la moglie, trascinandola negli antri più bui dell’inferno, legandola alle invisibili, eppur così concrete, catene della paura? Ma quanto può davvero durare la paura, avere il suo effetto paralizzante sulla psiche?

Non in eterno. Non una vita. Ed è con la denuncia che ha fatto scattare le indagini, che una donna è riuscita a inchiodare un 42enne alle sue presunte responsabilità. Fino alla sentenza di oggi, celebrata con rito abbreviato, quindi con lo sconto di un terzo della pena, ma che ha comunque condotto a una condanna a otto anni.

L’uomo rispondeva di maltrattamenti in famiglia e di violenza sessuale tentata e consumata. Il verdetto è stato emesso dal giudice per le udienze preliminari Angelo Zizzari nei confronti di un uomo della provincia di Lecce. Era stato il sostituito procuratore Massimiliano Carducci a richiedere il rinvio a giudizio. E il 42enne, difeso dall’avvocato Massimo Bellini, ha scelto il rito alternativo.

La vicenda sarebbe andata avanti per diverso tempo, a partire almeno dall’estate del 2021, in un clima domestico costantemente inquinato da comportamenti rozzi, se non proprio minacciosi. Un clima d’intimidazione e soggezione in cui, nella migliore delle ipotesi, la donna sentiva dirsi frasi come “non vali una lira” o “ucciditi” o, ancora, “ti sbatto fuori di casa”. I litigi sarebbero stati frequenti e spesso consumati davanti ai figli minori, costretti ad assorbire quell’aria velenosa, persino ad assistere a situazioni in cui il padre, noncurante della loro presenza, consumata alcolici e stupefacenti.

Durante gli sfoghi incontrollati del marito, la donna sarebbe stata anche aggredita con calci, ceffoni, pugni, mani strette sul collo. E poi, la “richiesta” di sesso. Spesso proprio quando era sotto l’effetto di qualche sostanza o dopo aver alzato il gomito. Con minacce di prenderla a botte qualora avesse osato rifiutare e generando anche la fuga della malcapitata, fino a ripararsi nella stanzetta dei figli pur di sfuggire alle sue grinfie. Tutte vicende che hanno portato profondo disagio e sofferenza, cristallizzate in una corposa denuncia dalla quale si è partiti, fino ad arrivare al giudizio odierno.  

Omettiamo molti dettagli della vicenda, a partire dalele generalità dell'uomo, per tutela della donna e dei minorenni.   

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