Via Brenta, anche l'imprenditore Guagnano chiede dissequestro dei beni

La sentenza del processo di primo grado dispongono la riformulazione dei capi d'accusa, da truffa ad abuso d'ufficio e peculato. Secondo i legali dell'imputato, la giurisprudenza esclude la sussistenza del sequestro: già accolta analoga richiesta di Buonerba

I palazzi giudiziari in via Brenta.

LECCE – Dopo il professor Massimo Buonerba, l’ex consulente giuridico dell’allora sindaco di Lecce, Adriana Poli Bortone, un altro dei personaggi coinvolti nella lunga e complessa vicenda giudiziaria dei palazzi di via Brenta (attuale sede del polo della giustizia civile), chiede il dissequestro dei propri beni. E’ stata discussa oggi, infatti, dinanzi al Tribunale del riesame, l’istanza avanzata dai legali dell’imprenditore Pietro Guagnano, gli avvocati Massimo Manfreda e Gaetano De Mauro.

La difesa di Guagnano ha chiesto il dissequestro dei beni nei giorni scorsi, dopo il deposito delle motivazioni del processo di primo grado, in cui il giudice Stefano Sernia ha, in un’ordinanza complessa, precisa e articolata, evidenziato come il reato di truffa, contestato dalla pubblica causa, non è configurabile, e che i nuovi capi d’accusa devono essere qualificati in abuso d’ufficio e peculato.

Il processo, dunque, deve ripartire da capo. Un reato per cui non è competente il tribunale monocratico ma quello collegiale. Da qui la necessità di inviare gli atti alla Procura per la contestazione dei nuovi capi d’accusa che, sempre su indicazione del giudice, dovranno comprendere altri due personaggi illustri dell’amministrazione comunale leccese: l’ex sindaco Adriana Poli Bortone e l’ex segretario comunale Domenico Maresca.

I legali di Guagnano hanno evidenziato come la giurisprudenza stabilisca che vi sia una “preclusione processuale” per cui, sulla base della sentenza del giudice, non è possibile mantenere il sequestro per il reato di truffa (per il qiale per la Procura Buonerba risulta ancora indagato), ma che lo stesso debba essere relativo al peculato. Reato per cui può essere requisito solo il prezzo del reato e non il profitto. Ipotesi e cifre mai emerse, come sottolineato dalla difesa, neanche in sede dibattimentale. La decisione dei giudici del Riesame è attesa nei prossimi giorni. Giudici che, nei giorni, scorsi, hanno già accolto in pieno la linea difensiva dell’avvocato Sabrina Conte, legale di Massimo Buonerba.

Si tratta di un sequestro di circa tre milioni di euro, dopo che la Corte di Cassazione aveva accolto nel 2010, senza rinvio, una precedente istanza degli avvocati Massimo Manfreda e Gaetano De Mauro. I giudici della Suprema Corte avevano dimezzato l’iniziale sequestro (disposto a fine novembre 2009 dal giudice per le indagini preliminari, Ercole Aprile) per un ammontare di circa 6 milioni di euro tra contanti, titoli e quote societarie, tutti affidati ad un custode giudiziario.

Guagnano, finito agli arresti domiciliari tra fine ottobre e inizio dicembre del 2009, è stato uno degli undici imputati nel processo dell’affaire di via Brenta. Un processo conclusosi, come detto, con un nulla di fatto. L’accusa, rappresentata inizialmente dal sostituto procuratore Imerio Tramis (trasferito nel frattempo alla Procura minorile ma applicato a quella ordinaria per questo procedimento), ha sempre sostenuto che la presunta truffa sarebbe stata ordita proprio al fine di agevolare la Socoge, proprietaria degli immobili di via Brenta e di cui Guagnano era amministratore.

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